Mercoledì, 28 Luglio 2021
Politica

Elezioni 2018 e poi. La batosta della sinistra, i conti della destra estrema e i progetti per il futuro dei non eletti

E poi ci sono loro, i candidati che non sono riusciti a varcare la soglia stabilita dalla nuova legge elettorale ed entrare in Parlamento o Senato. Ma non solo. Insieme a questo gruppo c'è anche chi osserva l'attuale panorama politico e trae le...

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E poi ci sono loro, i candidati che non sono riusciti a varcare la soglia stabilita dalla nuova legge elettorale ed entrare in Parlamento o Senato.
Ma non solo. Insieme a questo gruppo c'è anche chi osserva l'attuale panorama politico e trae le proprie, personalissime, considerazioni sullo stato attuale delle cose.

Ma procediamo con ordine.
Dal fronte "sconfitti" il primo della lista è il parlamentare uscente Pd Marco Donati. 37 anni, aretino doc, si era proposto per un secondo mandato a Montecitorio. Così non è stato.

"Il voto di Arezzo - commenta Donati - è un po' lo specchio di quello che è successo in tutta Italia. Il trend nazionale ha assunto dei connotati ben precisi e molto forti. Credo però che in questo esatto momento storico abbia prevalso il voto di opinione piuttosto che il voto alla persona e al programma".

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Poi c'è Mauro Meschini. Candidato all'uninominale alla Camera con Potere al Popolo, 1.751 voti per un totale di 1,09% di preferenze. Stessa percentuale ottenuta per altro anche dalla lista dove trovavano spazio nella parte nominale altri quattro candidati: Cristina Betti, Samia Akkad, Nimai Mattia Cadenazzi e Gabriele Pacchierini.


Non brilla neppure il risultato ottenuto dall'ex sindaco di Cavriglia Ivano Ferri, candidato per LeU all'uninominale della Camera. 3,23% di preferenze per un totale complessivo di 5.176 voti in suo favore.
(Vedi i risultati del comune di Cavriglia)
"Ringrazio tutti gli amici e i compagni che in questi due mesi, con grande impegno, hanno contribuito alla nascita di Liberi e Uguali, ringrazio anche gli oltre 5000 elettori che ci hanno sostenuto nel collegio della camera e gli oltre 9000 nel collegio al senato - ha scritto su Facebook Ferri - Il risultato non é stato all'altezza delle nostre attese ma è comunque un risultato che ci consente di mantenere l'impegno preso con i nostri elettori, restare uniti e trasformare Liberi e Uguali, nel nuovo partito della sinistra e del centrosinistra. Un partito moderno di stampo Laburista aperto alle tante anime della sinistra. Siamo nati da due mesi e dopo queste elezioni partiamo da oltre un milione di voti, sono la base di partenza per il nuovo futuro, abbiamo perso la prima partita ma il campionato è lungo e noi possiamo e dobbiamo crescere per cambiare questo paese. Come si usa dire, anche se le elezioni sono passate, da domani al lavoro e alla lotta per un paese più giusto".

Neppure Letizia Giorgianni, la paladina delle Vittime del Salva-banche, è riuscita ad ottenere i voti necessari per entrare in parlamento. Candidata tra le fila di FdI per la Camera dei Deputati ha condotto una campagna elettorale particolarmente intensa e carica di impegni. Nelle ultime settimane ha persino tentato di raggiungere Bolzano per un confronto diretto con l'ex ministro Maria Elena Boschi.
Forzi che però non hanno trovato il consenso elettorale.

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"Sapevamo fin da subito che era una battaglia difficile - ha dichiarato Letizia Giorgianni - ma del resto andava combattuta fino in fondo. Entra alla camera Giovanni Donzelli, a cui faccio i migliori auguri. Grazie a tutti i dirigenti, militanti, amici e agli elettori che mi hanno dato fiducia e sostenuto. Il risultato ottenuto da Fdi nei miei territori supera e a volte raddoppia quello del nazionale. Ne sono orgogliosa. Di sicuro non terminerà la mia battaglia contro ogni sopruso bancario, a tutela di risparmiatori e cittadini".

Bocciati anche gli esponenti di CasaPound che, a livello nazionale la percentuale raggiunta è dello 0,9%.
Sopra alla media nazionale il dato aretino che arriva all'1,25%.
"Alla nascita di CasaPound - dichiara il coordinatore regionale di CasaPound Eugenio Palazzini - nella rossa Toscana eravamo venti ragazzi di venti anni. Soltanto un gruppo di giovanissimi sognatori col pugnale tra i denti. Abbiamo tenuto botta ad aggressioni, tribunali inquisitori, bombe alle nostre sedi, sistematico fango mediatico. Abbiamo aperto 13 sedi, eletto consiglieri comunali e oggi non conosco neppure tutti i nomi dei nostri più di mille iscritti. Se vi dicessi però che sono soddisfatto del risultato ottenuto a queste elezioni vi mentirei e non è nel mio stile. Non lo sono, ma sono fiero dei miei indefessi militanti. Restando sul locale il mio ringraziamento va poi a tutte le migliaia di persone che hanno creduto in noi e sono sicuro che continueranno a farlo. In particolare i mille aretini che ci hanno sostenuto facendoci quadruplicare i voti del 2013 (1,72% ad Arezzo città), i miei compaesani del Monte (2,26) e gli amici castiglionesi che ci hanno fatto sfiorare il 3%".

Tra coloro invece che non erano in corsa in alcuna lista ma che hanno osservato attentamente la situazione aretina c'è l'ex sindaco di Cortona, nonché membro di LeU Arezzo dalla prima ora, Tito Barbini.
"Non ce l'abbiamo fatta e abbiamo perso. Ma il problema, credetemi, non è di qualche punto in più o in meno a Liberi e Uguali. Il problema vero è la sconfitta della sinistra e dei suoi valori. Chi ha tradito questi valori e si è permesso di dileggiarli si metta finalmente da parte e scelga un dignitoso silenzio. Lui con la sinistra non ha avuto niente a che fare, mai. Noi invece dobbiamo restare in piedi e con lo sguardo rivolto in avanti. E' in gioco il nostro futuro e dobbiamo ora rimboccarci di nuovo le maniche. Chiederci cosa è successo, certo, ma senza recriminare o cercare le responsabilità in una stupida quanto inutile rincorsa a dire: "io l'avevo detto". Abbiamo perso, la sinistra tutta ha perso, ad Arezzo, in Italia e in Europa. Non siamo stati percepiti come una forza di cambiamento reale. Abbiamo fatto il possibile per essere aperti e inclusivi, ma non abbiamo saputo innervarla da radicalità e passione e farla volare in alto. Perché non abbiamo spiccato il volo? Eppure eravamo nati per questo. Ripartiamo da qui, non arrendiamoci alla vacuità e all'antipolitica dei pifferai magici pentastellati o alla assenza di valori di una nuova destra sempre più portatrice di veleni e tossine razziste e antidemocratiche. Anche qui ad Arezzo si può ripartire dalle macerie della sinistra. Ora una nuova sinistra che non si genuflette dinanzi ai profeti della diseguaglianza, della precarietà del lavoro, della privatizzazione dei beni comuni, ed esprima una nuova idea dell'accoglienza. Rimbocchiamoci le maniche per rendere visibile un progetto di cambiamento, che non venga spezzato dopo questa pesante sconfitta il rapporto tra questa voglia di cambiamento e la costruzione di una nuova sinistra. Il lavoro come valore, la sua precarietà, il suo futuro, il disagio di fette consistenti di cittadini di fronte alle nuove povertà e alla domanda di salute, la mancanza di prospettive. La sinistra di governo da sola non basta se non c'è discontinuità, se manca un progetto di cambiamento, se non si apre un'altra fase, se la scala delle priorità non si rovescia. Il voto di una parte del nostro popolo ai Cinquestelle ci dice questo, non altro. Con Liberi e Uguali, doveva nascere una grande speranza? Cerchiamo ora di farlo, senza arroganza e rancore insieme a tutta la sinistra plurale della nostra realtà. Politica, con la P maiuscola a cui bisogna dare una nuova dimensione anche etica e culturale. Sulla sua riscoperta non come mito del governo o come orizzonte elettorale, ma come consapevolezza della propria vita, come la più grande passione laica, come costruzione di una nuova soggettività. Come uno sguardo più profondo attraverso il quale leggere le cose e quindi agire. Come fusione con la vita, come storia in atto. Ma soprattutto non c'è sinistra che possa permettersi di guardare al futuro senza ricostruire i valori e le ragioni di un nuovo "umanesimo". Nuove culture dei diritti e dei doveri, nuova idea della cittadinanza, progetto di città e di periferia. E' questo messaggio che bisogna far passare. Insisto : come hanno fatto Corbin e Sanders prima di noi, sulle macerie della sinistra europea".

Soddisfatti invece i componenti della coalizione di centro destra. Primi tra tutti Fratelli d'Italia.
Di seguito la nota diffusa dal coordinamento di Castiglion Fiorentino.

"Con un distacco di oltre 20 punti percentuali la coalizione del centro destra castiglionese si conferma la prima forza politica e di maggioranza a Castiglion Fiorentino.







Appare evidente invece il crollo del Partito Democratico che a Castiglion Fiorentino si ferma al 23% dei consensi. Stessa distanza anche con il Movimento Cinque Stelle che a Castiglion Fiorentino non ha certo sfondato come a livello nazionale e si contende il secondo posto come il PD.

La politica messa in campo dal centro sinistra e? risultata priva di contenuti e si e? basata su concetti anacronistici come l'antifascismo che non ha, come era prevedibile fatto presa sugli Italiani, con il risultato del crollo del Partito Democratico attestandosi ai minimi storici anche a livello locale.

Ringraziamo i nostri elettori, per il risultato raggiunto che, mentre sul piano nazionale premia la concretezza di contenuti come il taglio alla pressione fiscale, una diversa politica sull'immigrazione, i valori della famiglia, dall'altra dimostra ancora una volta di aver voltato pagina definitivamente rispetto al disastro politico causato dal Partito Democratico sia a livello nazionale che locale.

Questo risultato, oltre a confermare i 4 anni di buon governo del sindaco Agnelli, dichiarano i responsabili comunali del centro destra castiglionese, apre ufficialmente la stagione politica che ci portera? ad affrontare con grande entusiasmo le elezioni amministrative del 2019".



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