Martedì, 18 Maggio 2021
Politica

Dormitorio, la testimonianza di un volontario: "Per l'assessore è propaganda più che aiuto alle persone"

L'attivista del Movimento Cinque Stelle fa il volontario al dormitorio della Caritas e racconta, sul piano politico, la sua esperienza

Immagine di repertorio del dormitorio quando ancora si trovava nella struttura di Piazza San Domenico

Luca Petruccioli, attivista del Movimento Cinque Stelle di Arezzo, è un volontario del dormitorio. Da pochi giorni si è conclusa, per quest'anno, la stagione di apertura della struttura che offre posti letto ai senza tetto e Luca ne traccia un suo bilancio, ponendo in evidenza un giudizio negativo nei confronti dell'amministrazione.

"E' sicuramente vero che proprio alla Caritas deve andare il merito maggiore della gestione del dormitorio di Arezzo. Tutto è scorso abbastanza tranquillamente nonostante il ruolo dei volontari sia scemato molto e forse se ne potrebbe fare anche a meno, stante le attuali condizioni, in considerazione, senz'altro non ultima, che i dipendenti Caritas che si alternano nelle notti, pur essendo alla prima esperienza, hanno svolto bene il loro lavoro.

Se ne potrebbe fare anche a meno perché i rapporti personali con gli ospiti sono andati pressoché esaurendosi, per motivi sia logistici che di tempistiche. La presenza di noi volontari, negli anni passati, non aveva solo lo scopo di fare da “guardiani”, anche se in alcune situazioni si rendeva necessario, ma anche quella di instaurare rapporti, non dico di amicizia, anche se in taluni casi è avvenuto anche questo, ma di cordialità e di una certa confidenza.

Questa era una delle motivazioni di fondo del nostro essere lì, affinché, per quanto possibile, potessimo riuscire a dare un po’ di “calore” diverso, umano, anche se non sempre tangibile. Per quanto riguarda gli “zero gradi”, questi a mio avviso potrebbero essere la dimostrazione che l’assessorato al sociale, in questo caso, è stato interessato più ad una propaganda giornalistica nella quale ha voluto “dare a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio” salendo anch'esso sul podio, piuttosto che alle persone da aiutare. Come se espletare una funzione sociale che risponda alla presa di coscienza della salvaguardia della dignità di ogni uomo, sia una specie di gara a premi, e non un dovere precipuo dell’amministrazione pubblica. Meteo a parte, la sensazione che si percepisce è che per l'amministrazione l'importante non sia stato il prolungamento dell’ospitalità nei confronti dei senza fissa dimora, quanto il rispettare gli accordi, i patti, le scadenze e sentirsi a posto e magari anche bravi. Probabilmente anche “per non creare un trend” come ebbe a dirmi tre anni or sono, quando le posi la stessa domanda, l’assessore Tanti. Vedremo il prossimo inverno. Noi volontari abbiamo fatto delle proposte alla Caritas e sono state ascoltate con attenzione; credo che saranno prese in considerazione nella loro fattibilità. Non dobbiamo però dimenticare che tutto è strettamente dipendente dalle sovvenzioni che il Comune vorrà dare e quindi anche Caritas si dovrà, giocoforza, muovere tra paletti che non avrà messo essa stessa. Ogni nostra azione è frutto di una cultura e di come viviamo in relazione con gli “altri” e quindi come espletiamo la socialità nel nostro privato come nel pubblico. Per questo mi auguro che gli addetti all’uno e all’altro incarico, sì rilevante, abbiano un cambiamento di mentalità e quindi di condotta, configurando nell’azione dell’Istituzione Comune, non solo un dovere, ma anche un esempio da dare a tutti i cittadini, di vicinanza attiva e continuata nei confronti degli “ultimi” e dei più deboli."

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