Dindalini: "La destra e la solidarietà solo per il vicino di casa"

Dichiarazione del Segretario provinciale del Pd, Massimiliano Dindalini sulle recenti dichiarazioni rese dall'assessore alle politiche sociali Lucia Tanti. Disagio sociale: Arezzo scivola nella classifica nazionale. Tanti: “Più cittadini in...

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Dichiarazione del Segretario provinciale del Pd, Massimiliano Dindalini sulle recenti dichiarazioni rese dall'assessore alle politiche sociali Lucia Tanti.

Disagio sociale: Arezzo scivola nella classifica nazionale. Tanti: “Più cittadini in difficoltà. Le richieste? Lavoro e casa”

Non mi appassionano le classifiche: di solito sono la foto sfuocata dell'ovvio. Più interessanti i commenti alle classifiche. Come nel caso di quello dell'assessore alle politiche sociali del Comune di Arezzo.

La crisi continua a colpire e lascia dietro di sè posti di lavoro perduti, imprese chiuse, consumi abbandonati. E crea un presente e un futuro immediato nei quali i poveri aumentano, i redditi non bastano, le famiglie con disagio sono sempre di più.

Uno scenario che richiede alle istituzioni locali di essere elemento di aggregazione e nuovo soggetto politico capace di catalizzare risorse, unire le forze, sollecitare la nascita di progetti condivisi. L'assessore dichiara invece che ha lavorato per "strutturare un sistema di politiche sociali che potesse dare risposte migliori e più immediate a tutti gli aretini". Va bene. Tutto si riduce a qualche contributo in più agli aretini poveri? Probabilmente sbaglio ma l'immagine che mi viene alla mente è quella dell'Eca, Ente comunale di assistenza, creato nel 1937 per consentire al fascismo di sostituire la parola carità con la parola assistenza.

Penso che non ci sia bisogno solo di assistenza: questo è il dovere istituzionale al quale devono pensare i funzionari nella loro attività quotidiana. Un'amministrazione pubblica avrebbe il dovere di immaginare una strategia per contrastare la povertà. E il Comune di Arezzo, in verità, una strategia l'ha immaginata. Mettere fine alle politiche sociali universalistiche e ridurre la galassia delle donne e degli uomini che vivono nel suo territorio al solo pianeta degli italiani. Ma non basta. Con sempre maggiore insistenza si parla di aretini. E quindi di un pianeta ancora più piccolo. L'avanzare della crisi riduce l'ambito dell'intervento. Prima i soli italiani, adesso i soli aretini. Della città o anche della campagna? E se la crisi diventasse più dura, ci sarà un solo quartiere fortunato? E poi un solo condominio?

Ci sono scelte politiche ed etiche che creano valanghe che non possono essere fermate poco prima che arrivino a valle. Se la scelta politica è che il Comune di Arezzo non è al servizio di tutti i cittadini ma prima dei soli italiani e adesso dei soli aretini, saranno sempre di più gli esclusi. Spezzare il principio universalistico della solidarietà sociale non lascia nessuno al sicuro. E non è al sicuro nemmeno quell'aretino che pensa che la sua tutela derivi dall'abbandono a se stesso di un altro essere umano. Se la solidarietà non esiste più, oggi non è nella lista degli abbandonati ma ci finirà domani.

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In questo senso la classifica sulla qualità della vita in Italia è stata utile. Non tanto perchè ha confermato che la crisi continua ma perchè ha consentito di evidenziare che Arezzo scende anche nella classifica delle città solidali e che fanno riferimento alla Costituzione. Alla Destra che voterà no domenica dichiarando di volerla tutelare, ricordo che l'articolo 2 afferma che "la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo". Dell'uomo: non dell'italiano o dell'aretino.

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