Demos: "A proposito di Arezzo e dei cattolici". Il commento di Giorgi

Intervento di Giuseppe Giorgi, coorDEMOS osservatorio cattolici democratici Arezzo. “Seduti alla sinistra del Padre". Recita così il titolo di un articolo a proposito della celebrazione dei 50 anni della rivista cattolica Adista, sottolineando...

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Intervento di Giuseppe Giorgi, coorDEMOS osservatorio cattolici democratici Arezzo.

“Seduti alla sinistra del Padre".

Recita così il titolo di un articolo a proposito della celebrazione dei 50 anni della rivista cattolica Adista, sottolineando, più in generale, l’apporto dei cattolici democratici alla società italiana, alla sua crescita valoriale, all’impegno civile nel tradurre concretamente il Concilio Vaticano II.

Si apre una riflessione sul mondo cattolico aretino, sulla sua capacità d’incidere nella società civile della nostra città, sull’apporto di gratuità che i cattolici democratici possono dare alla comunità. Il tempo liquido che stiamo vivendo, la polverizzazione sociale, richiedono anche ad Arezzo un supplemento di servizio per animare una politica che appare chiusa, asfittica, priva dell’esercizio dell’ascolto e delle capacità di dare risposte alle nuove povertà con programmi sociali realistici.

Un grande Pontefice, troppo dimenticato, Paolo VI, soleva ricordare a noi cattolici che la “politica è alta forma di carità cristiana". Il riferimento che faccio al personalismo comunitario può essere la via attraverso cui dare una risposta moderna a una polverizzazione che lascia l’uomo solo, indifeso di fronte all’attacco degli egoismi sociali. La società dei 2/3 è ormai in grave difficoltà, è ribaltata in direzione delle nuove povertà e la diseguaglianza si avverte in quel 1/3 di ottimati che vede innalzarsi il suo status, tutto questo in un quadro non più di classe ma che vede anche ad Arezzo una forte omologazione verso la precarizzazione sociale.

I recenti dati trimestrali parlano in termini di record per le statistiche dei lavoratori precari in Italia: ben due milioni e 784 mila. Papa Francesco ha sollevato con parole chiare la questione del lavoro precario. Non chiedo un soprassalto di neosindacalismo, su questo ( il ruolo dei sindacati, anche aretini, scriverò nei prossimi mesi ) ma una scelta d’impegno sociale forte da parte dei cattolici aretini, delle loro Associazioni, unendo le loro potenzialità territoriali in forte movimento di lotta, che nei dipartimenti pastorali potrebbe trovare l’ambito di riflessione sociale alla sequela dell’insegnamento di Francesco, è non più rinviabile. Oltre la benemerita beneficenza, oltre i Servizi, oltre la straordinarietà dell’assistenza di parrocchie e Organizzazioni di matrice cattolica, c’è l’esigenza di un mondo cattolico aretino che s’impegni in politica per il bene della comunità.

Il lavoro prima di tutto, insieme all’ambiente che significa scelta per l’economia verde circolare, per il decoro della città, per la civiltà del rispetto delle regole, per una grande campagna popolare sulla raccolta differenziata. Porre la centralità della persona umana al centro delle azioni civili, sociali, politiche.

I cattolici aretini ritrovino l’impegno che li fece protagonisti negli anni ’50 e nella seconda metà degli anni ’80. I cattolici democratici, in particolare, trovino il coraggio di essere segno di contraddizione ad Arezzo e non solo, anche sui grandi temi internazionali, sulla globalizzazione, interpretando la lezione di Giorgio La Pira sulle tre grandi religioni monoteiste, sul dialogo per la Pace, su Gerusalemme città santa, appartenente all’umanità.

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