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Democratici e Progressisti: ecco la formazione aretina. Obiettivo: "Ricostruire una scelta a sinistra e contrastare i populismi"

Il primo tra gli aretini ad aver annunciato l'intenzione di lasciare il Pd, poco dopo la scelta del governatore della Regione Toscana Enrico Rossi, è stato Tito Barbini. Lui, per dieci anni sindaco di Cortona (197071980), ex presidente della...

Il primo tra gli aretini ad aver annunciato l'intenzione di lasciare il Pd, poco dopo la scelta del governatore della Regione Toscana Enrico Rossi, è stato Tito Barbini. Lui, per dieci anni sindaco di Cortona (197071980), ex presidente della provincia di Arezzo ed ex consigliere e poi ex assessore regionale (1990), per anni è stato uno degli uomini di spicco non solo della federazione aretina del Pci ma anche del popolo dei Dem.

Dopo di lui è stato il turno di un altro ex sindaco Cortonese. Andrea Vignini. Anche lui ha governato per due mandati la cittadina etrusca e, in passato è stato uno dei membri della segreteria provinciale dei Ds. L'avventura nel Pd ha visto degli alti e bassi. Come lui stesso recentemente ha fatto sapere "non ho mai condiviso molte scelte politiche e di governo che hanno caratterizzato quest'ultima fase storica e col tempo sono passato dalla speranza al dubbio, per giungere infine ad un'aperta contrarietà".

Poi è stato il momento di Stefano Gasperini. L'ex vicesindaco del Comune di Arezzo durante il secondo governo Fanfani e l'antagonista di Luciano Ralli e Matteo Bracciali nella corsa alle primarie per il centro sinistra del 2015 e (soprattutto) uno dei padri fondatori del Pd Arezzo, ha affidato a Facebook l'annuncio del distacco dal Partito Democratico.

"Ho cercato a lungo le parole giuste e non credo di averle trovate. Semplicemente non puoi incatenare nelle parole tanti anni di passione, di progetti, sfide, battaglie. Di volantini, gazebo, sale riunioni, manifestazioni e aule consiliari. Di amicizie, di legami generosi, di scontri, di umanità. Un sommario di cosa è stato per me il PD e di quale senso di appartenenza mi ha legato a questa straordinaria comunità di uomini e donne. Oggi il mio sentimento è cambiato, non sento più di appartenere a questa comunità, non riesco più a ritrovare in essa quelle ragioni di fondo, quei valori, quel disegno di riformismo democratico e innovazione, quella spinta progressista... tutto quello che 10 anni fa mi fece impegnare in questo grande progetto di cambiamento per l'Italia. La ragione mi dice che l'involuzione odierna, ossessionata da prepotente autosufficienza, marcata in larga parte da politiche inadeguate e traboccante di fastidio neppure celato verso le voci, non dico critiche, ma anche solo riflessive, spinge a passi diversi, ad un nuovo impegno. Proprio per provare a ritrovare quelle idee di fondo che sono state alla base della grande intuizione di far camminare insieme le esperienze della sinistra riformista e del cattolicesimo democratico. Per non guardarci l'ombelico, abbiamo smesso di osservarci con spirito critico e costruttivo, abbiamo ridicolizzato memorie e azzerato persone. Con dolore, con le lacrime agli occhi, anche mentre scrivo queste frasi sconnesse che non ho voglia di scrivere e non riesco a scrivere, lascio il PD, la mia seconda casa. Ai tanti compagni e compagne, amiche e amici del PD, un sincero abbraccio e un augurio di buon congresso".

Tre addii. Tre motivazioni diverse. Tre dolorosi distacchi. E tre personalità che si sono ritrovate, insieme ad altri, a fondare la sezione aretina dell'Articolo 1 - Movimento Democratico e Progressita.

E' in occasione della presentazione ufficiale alla stampa dell'Mdp Arezzo che i volti di coloro che andranno ad ingrossare le fila del Mo.Dem.Pro vengono allo scoperto.

Tra questi c'è anche il consigliere comunale Francesco Romizi. "Sono la parte progressista - spiega - espressione dei 'pisapiani'". Per lui, rispetto agli altri presenti questa mattina, nessun addio. Nessuna uscita difficile. Nessun distacco doloroso perché di fatto non è mai stato un componente del Partito Democratico.

Tutti però si sono detti accomunati da un unico intento. Ricostruire una formazione che sia reale espressione della sinistra e che possa contrastare il diffondersi di governi di destra e movimenti populisti.

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