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Scuola d’Arte di Anghiari, Croci (Pd): "Occasioni perdute, grande confusione e nessun risultato"

Barbara Croci interviene sulle notizie riguardanti il rilancio dell'Istituto d'arte e sul presunto passaggio dall’Istituto Giovagnoli di Sansepolcro all’Istituto tecnico professionale Vasari di Arezzo

Barbara Croci del Partito democratico di Anghiari interviene in merito alle notizie diffuse sulle testate locali sul rilancio dell'Istituto d'arte.

"Non è chiaro il perché dell’entusiasmo suscitato da alcune notizie apparse sulle testate locali dove, a pochi giorni dalla chiusura delle pre-iscrizioni, si dava per avvenuto il rilancio dell’Istituto d’arte di Anghiari e si presentava come salvifico il presunto passaggio dall’Istituto Giovagnoli di Sansepolcro all’Istituto tecnico professionale Vasari di Arezzo. Di fatto mai avvenuto perché le due dirigenze sarebbero entrambe in essere nello stesso plesso. Il condizionale è d’obbligo perché, ad oggi, non risultano esserci iscritti alla prima classe dell’indirizzo attivato da parte dell’Istituto aretino e soltanto 6 sono quelli per l’eventuale futura prima facente riferimento all’Istituto Giovagnoli.

Ormai da anni assistiamo a interventi con modalità e tempi sbagliati, proprio da parte di coloro che hanno il compito di occuparsi della valorizzazione della nostra scuola: a gennaio, in occasione delle iscrizioni auspicate e a settembre, in occasione di quelle mancate. 

Ripercorriamo le ultime tappe. 

Due anni fa l’annuncio e la firma della convenzione con la Provincia per una nuova sede in palazzo Testi ad Anghiari del Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II di Arezzo. 20 posti per studenti nell’anno scolastico 2018/19 ma poi non ci sono iscrizioni. Del convitto nessuno si occupa e non se ne parla più. Nello stesso anno è presente solo una seconda con 9 alunni.  Nel 2019/20 inizia ad Anghiari una prima di 4 studenti, come articolazione di una più ampia classe del Giovagnoli di Sansepolcro e prosegue la seconda, sempre con numeri esigui. Nel 2020/21 solo 3 nuovi iscritti alla prima e la minuscola classe di 4, ora in seconda, viene riunita a quella di Sansepolcro e lì spostata. Oggi resta ad Anghiari solo una quarta classe.  

Per il 2021/22 sono stati attivati nella sede di Anghiari gli indirizzi Tecnico del legno, mobile antico e liuteria (Istituto tecnico professionale di Arezzo) , Design del legno (Liceo artistico – IS Giovagnoli) e, altra novità, Informatica e telecomunicazioni (Istituto tecnico industriale ITIS - IS Giovagnoli). Qualcuno che non sia addetto ai lavori lo aveva chiaro? 

Sabato 23 gennaio, infine, l’amministrazione di Anghiari annuncia agevolazioni e rimborsi per spostamenti e tasse per chi sceglie la scuola anghiarese ma siamo ormai a ridosso della chiusura delle iscrizioni previste per lunedì 25 gennaio.

Anche volendosi impegnare e al netto dei gravi ritardi non è dato capire come abbiano ragionato le Istituzioni locali e gli Enti coinvolti in tutta questa vicenda e come possano coabitare diverse dirigenze in una stessa sede utilizzando gli stessi laboratori. Non esiste tra l’altro nessuna convenzione che lo preveda. Si è proceduto per annunci e tentativi mentre sarebbe stato necessario un maggiore coordinamento delle politiche scolastiche di eccellenza nel nostro territorio, approfittando anche dell’occasione che l’istituzione del convitto avrebbe potuto offrire, certo con una opportuna pianificazione e promozione da rivolgere almeno all’intero territorio nazionale, ma anche, perché no, con un indirizzo internazionale. Ora resta solo un anno prima che esca di scena anche l’ultima classe rimasta e la scuola si fermi completamente. 

Malgrado la situazione appaia ormai irrecuperabile, ci sentiamo idealmente vicini all’appello fatto due giorni fa  anche da Santi Del Sere della Cna: mettere la nostra scuola al centro dell’attenzione per ciò che rappresenta la storica sede di Anghiari con il suo inestimabile patrimonio e per tutto quello che può ancora offrire agli studenti e alla vita della città. Occorre oggi ciò che è mancato: una strategia di medio e lungo periodo e un progetto credibile, con l’attivazione di risorse economiche e sinergie con il  mondo delle arti, delle professioni, dell’impresa e a tutti i livelli amministrativi. Bisogna provarci. Serve la politica al servizio di un progetto, prima che resti possibile solo prendere atto della definitiva chiusura il prossimo gennaio". 

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