Martedì, 15 Giugno 2021
Politica

Giorgi: "Un congresso comunale di rifondazione del Pd. Per passione politica, per amore di Arezzo"

Ripensare le primarie, riorganizzare e compattare i circoli, fare un piano di finanziamento che parta dalle sottoscrizioni popolari. Ecco i temi che Giorgi mette sul piatto in vista del congresso comunale del Pd

Il consiglieri dell'assemblea nazionale del Partito Democratico Giuseppe Giorgi offre le sue riflessioni in vista del congresso comunale del Pd aretino. I lavori sono in corso per cercare il nuovo segretario che prenderà le redini dopo il dimissionario Alessandro Caneschi.

Per Giorgi si deve partire dall'analisi della sconfitta elettorale alle amministrative e poi arrivare a rifondare il partito.

"Il Pd aretino affronti con serietà la sconfitta delle elezioni comunali (la seconda consecutiva) per riprendere un progetto alternativo di coesione sociale, comunità insieme, per la città dell’uomo solidale, che punta su turismo, cultura, manifattura di qualità, sulla priorità dell’ambiente, delle politiche di prossimità, in breve: tra basso e alto colmare la disuguaglianza innalzando il basso. Il Pd può dirsi accogliente, comunitario, se sa ascoltare tutti, se rinnova il patto con i corpi intermedi ad iniziare dal sindacato, dall’associazionismo, dai comitati, dai mondi del lavoro ad iniziare dalla scuola, dai precari, dagli “invisibili”. Così si è comunità politica. La sconfitta elettorale alle comunali ci chiama tutti in campo a una rinnovata azione politica che non può prescindere dall’ascolto dei territori e di quello che, con una certa enfasi, chiamiamo il popolo democratico. C’è una questione di selezione delle risorse da mettere in campo.

E’ questo il tempo di Enrico Letta; il segretario nazionale ripropone la centralità delle primarie. Chi scrive ne è, fin dai tempi di Romano Prodi, un fautore. Pensare politica significa interrogarsi però su modalità di selezione e razionalizzare le sconfitte. Al tempo di Letta c’è bisogno di regole certe, di norme condivise e rispettate, ad esempio di una forma legale, pubblica, che riconosca elettori e simpatizzanti del Pd, di un discernimento sul ruolo degli iscritti del Pd su elezioni interne e d’interesse più generale. E’ tempo di ripensare le primarie con nuove regole comuni. E’ ineludibile inoltre una razionalizzazione dei circoli aretini che, per l’agglomerato urbano, potremmo ridisegnare sui 4 quartieri cittadini. Il percorso Democratico su ascolto, partecipazione, confronto ha ora l’esigenza di una regia plurale, inclusiva, che non escluda nessuna parte feconda, senza tentazioni ascare o posticce di posizionamenti futuri, che eserciti la relazione con i mondi vivi, reali.

Un confronto coraggioso, continuo con il centrosinistra aretino, con lo stesso M5stelle, una regia seria sull’organizzazione, sulla comunicazione. Per il Pd comunale è essenziale un piano di finanziamento con sottoscrizioni popolari, banchetti democratici (sulla falsariga di giornate/serate tematiche) per la raccolta di risorse economiche, lotterie popolari (tutto compatibile con le norme anti covid). Un patto di rigenerazione su 4 Piani: politico, organizzativo, finanziario, comunicativo. M’interessa sapere la linea, la creatività e le competenze reali delle donne e uomini che sceglieremo per realizzare il cambio Democratico, il progetto di rifondazione del Pd aretino. M’interessa come fondatore del partito e politico. La sinistra del Pd con Piazza Grande può sostenere una linea di alternativa politica alla neghittosa asfissia di un congresso delle tessere o a un ruolo, seppur nobile, di protagonismo testimoniale. Ora una scelta collettiva di discontinuità politica. Una scelta che rispetti le pari opportunità e l’opportunità delle competenze. Un ticket (uomo/donna) alla guida del partito che sulla linea politica definita, sul Patto di programma, s’impegni per i territori comunità con una segreteria fatta di competenze, passioni, libertà plurali, una assemblea rappresentativa di tutte le sensibilità fatta di militanti e non solo sporadici votanti. Nessuno rimanga indietro. Una regia plurale che accompagni il Pd di Arezzo alle Agorà’ Democratiche, la nostra grande occasione, sostenga con convinzione la proposta di Enrico Letta per una rifondazione politica e organizzativa itinerante nei luoghi di lavoro, associativi, che riprenda ad ascoltare le persone e le comunità aretine: insieme per il centrosinistra vero. Serve un congresso comunale di Arezzo non delle tessere ma di rigenerazione plurale."

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