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“Il comune di Arezzo prenda posizione contro la creazione della multiutility unica toscana”

Le considerazioni sono quelle del gruppo Italia in Comune e Patto Civico

Italia in Comune e Patto Civico esprimono contrarietà al progetto regionale, presentato nei giorni scorsi dal presidente Eugenio Giani, in continuità con il suo predecessore Rossi, di creazione di una multiutility di diritto privato, con proprietà a maggioranza pubblica, per la gestione di servizi essenziali quali acqua, il gas, energia elettrica e rifiuti. "Pertanto chiediamo una presa di distanza netta da parte del sindaco Ghinelli, del Comune di Arezzo contro questo progetto".

Il giudizio negativo di Italia in Comune e Patto Civico sul progetto si sviluppa su tre principali elementi: "il primo è l’aumento dei costi per i cittadini, l’esperienza storica insegna infatti che ovunque si attui una gestione di carattere privatistico, anche se di proprietà pubblica, in regime di monopolio su di un servizio essenziale alle persone, mai si è raggiunto un risparmio a favore dei singoli individui o aziende ma, viceversa, si sono massimizzati solo i ricavi che spesso non ritornano, se non in minima parte, nemmeno ai comuni soci dell’azienda perdendosi nella gestione e nella logica industriale dove, a quel punto, il singolo ente locale detentore di quote infinitesimali non ha la possibilità reale di incidere. Il territorio aretino, purtroppo, ha un’esperienza negativa consolidata nel tempo.

Associata alla creazione della multiutility è già prevista la quotazione in borsa sulla scia di altre analoghe esperienze italiane, ovviamente in questo caso, come facilmente prevedibile, gli utili saranno appannaggio del mercato e poi, eventualmente, distribuiti tra i soci. L’azienda non avrà più il dovere primario di soddisfare gli utenti ma quello realizzare profitti e incassare dividendi.

Spendere una tariffa maggiore per poi sperare in un ritorno per il proprio territorio non è ciò che si aspettano i cittadini, per Italia in Comune e Patto Civico sui servizi essenziali alle persone quello che va perseguito è la maggiore qualità al minor costo. La gestione pubblica, non avendo l’obiettivo di fare utili, ma solo di ridistribuire le spese sostenute tra gli utenti fruitori è quella che intrinsecamente garantisce tariffe migliori.

Il secondo aspetto che non convince Italia in Comune e Patto Civico è il presunto aumento della qualità, chi propone queste operazioni parla sempre di ottimizzazione delle risorse salvo scoprire a posteriori che queste sinergie mai si realizzano. Inoltre ogni servizio ha un ambito di realizzo ottimale, questo deve essere quanto più prossimo possibile agli utenti mentre la gestione su scala regionale non assicura quella vicinanza necessaria.

In ultimo con questa operazione per Italia in Comune e Patto Civico si intendono eludere i principi democratici di controllo e gestione chiaramente definiti dai toscani nel 2011: con i referendum i cittadini manifestarono la ferma volontà che tali servizi dovessero essere privi di rilevanza economica.  Così, con questa operazione “monstre”, ogni comunità perde la possibilità democratica, con il voto, del cambiamento della guida politica e quindi della governance delle società di gestione pubbliche nel caso che queste non rispondessero ai compiti assegnati. In questa prospettiva invece si amplifica il concetto di utente-cliente sempre succube di scelte fatte a livelli troppo alti per essere condizionati. Anche in questo caso, per chi non se ne fosse accorto, si scrive “multiutility” si legge democrazia".

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