Casentino, sulla fusione interviene il Psi: "Non risolverà certo i problemi della vallata"

Nota del Partito Socialista della zona del Casentino. Abbiamo letto un accorato appello a favore del sì al referendum del prossimo 29 e 30 ottobre. A riguardo noi socialisti ci sentiamo in dovere di esprimere alcune riflessioni in merito. Come...

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Nota del Partito Socialista della zona del Casentino.

Abbiamo letto un accorato appello a favore del sì al referendum del prossimo 29 e 30 ottobre. A riguardo noi socialisti ci sentiamo in dovere di esprimere alcune riflessioni in merito. Come già evidenziato in più occasioni, non siamo contrari all’istituto del referendum in sé, siamo contrari a questo tipo di ‘referendum alla casentinese’: sarebbe stato assai più costruttivo ed utile da parte della politica provvedere ad un serio riassetto istituzionale di vallata e al superamento di certe forme di cooperazione sovracomunale tra comuni (che hanno dimostrato un potenziale forte nelle promesse, ma nei fatti risultati poco soddisfacenti), che disperdere energie e risorse per convincere i cittadini della bontà/opportunità di certe fusioni, fino ad ora poco premiate dal consenso popolare.

La strada riteniamo non sia questa: non può essere questa ‘tipologia di fusioni’ imposte, proposte e approvate a livelli più alti, spesso con troppa superficialità, che potrà risolvere i problemi del Casentino. Certamente una fusione tra i tre comuni di Bibbiena, Chiusi della Verna e Ortignano Raggiolo risolverà i problemi di qualche politico alla ricerca di collocazioni future, ma non certamente quelli di una vallata sempre più in difficoltà, con enormi criticità ormai note da anni e con poche prospettive per il futuro: ci pare assurdo illudere i cittadini con la favoletta che il si al referendum renderà tutti più felici e contenti…avremmo preferito che le difficoltà attuali della nostra valle trovassero da subito una soluzione da parte della politica e non che venga legato in toto all’approvazione o meno dei referendum.

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Avremmo preferito anche, piuttosto che parlare di fusioni, referendum e cose simili, che la politica – assente non giustificata di questi ultimi anni in Casentino – si fosse fatta carico di ridare un assetto istituzionale coerente e più moderno alla nostra vallata (in passato avevamo auspicato una ridefinizione dei confini comunali), evitando da un lato i campanilismi estremi e fuori da ogni logica e dall’altro non cedendo alle mode referendarie che hanno illuminato, quale unico faro, la politica casentinese degli ultimi anni: l’impressione che abbiamo è che il tema referendario (a quanto pare sentito così impellente solo in Casentino) sia l’ennesima foglia di fico dietro cui nascondersi per evitare di parlare dei reali problemi della gente (ospedale, viabilità, lavoro ecc…).

Altra cosa che riteniamo estremamente sbagliata è quella di dipingere le fusioni di comuni attraverso referendum, non come una ottimizzazione delle forme locali di governo e dei servizi erogati da queste in un dato territorio, ma quale opportunità per fare cassa o mettere in sesto i bilanci comunali: indubbio che le risorse economiche consentano di poter fare molte cose, ma non possono essere che il collante momentaneo di popolazioni e tradizioni diverse…viene da chiedersi se, una volta esaurite tali risorse, ci sarà ancora la voglia di rimanere insieme o non nasceranno nuovi comitati per dei referendum di scissione! Questo semplicemente per dire che una fusione tra più comuni non può essere fatta in fretta e furia, basandola unicamente solo su interessi economici e infarcendola con bei discorsi di facciata, come ci viene maliziosamente da pensare, nel caso di quasi tutti quelli promossi in Casentino.

Ci fa infine quasi sorridere che si dica che “Il Casentino è frammentato, è necessario renderlo più unito e più forte”, quando il primo comune ad iniziare questa frammentazione della vallata nel 2011 è stato Bibbiena, non aderendo all’Unione dei Comuni (dopo il superamento della Comunità Montana) ed andando a creare quella frattura istituzionale di cui ancora oggi stiamo pagando le conseguenze e che se fosse stata gestita in maniera diversa all’epoca, avrebbe evitato l’attuale moda delle fusioni. Sicuramente l’Unione dei Comuni ha deluso diverse aspettative sia nella gente che in coloro che l’hanno pensata in questa forma; sicuramente ha mancato diverse opportunità, dimostrandosi un ente troppo burocratizzato per poter funzionare in maniera efficace; certamente è opportuno andare ad un suo superamento non tanto nei servizi che eroga ai cittadini (anche in maniera egregia), quanto nella sua struttura; però è un inizio o comunque un qualcosa da cui partire. Perché allora non ci fu una proposta seria e concreta per una cooperazione sovracomunale diversa o alternativa all’attuale? Ci viene da pensare che la scelta di allora fu fatta unicamente per interessi politici di parte dettati dalla contrapposizione al centrosinistra, mentre l’attuale scelta pro-fusione sia figlia di una umana ambizione, camuffata da belle parole 'pro futuro del Casentino'.

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