Politica

"Case popolari, il Comune di Arezzo ha perso tempo per fare propaganda politica"

L'affondo del capogruppo in consiglio regionale del Pd Vincenzo Ceccarelli e il capogruppo di Arezzo 2020 in consiglio comunale Francesco Romizi contro Monica Manneschi

E non si sono fatte attendere le reazioni politiche all'annuncio del ritiro del bando sulle case popolari da parte del Comune di Arezzo. Nel commentare l'annuncio, l'assessore Monica Manneschi se l'era presa con l'amministrazione regionale che si era adeguata ai dettami della Corte Costituzionale: "La decisione della Regione Toscana di far decadere uno dei requisiti essenziali alla domanda, ovvero quello del minimo di cinque anni di residenza, rischia di far di nuovo scivolare in posizioni svantaggiose chi vive da sempre o da anni nella nostra città, chi qui è nato e cresciuto e chi qui si è integrato perfettamente, contribuendo con il proprio lavoro e la propria quotidianità alla sua crescita e al suo sviluppo".

L'attacco di Ceccarelli

E il capogruppo del Pd in consiglio regionale Vincenzo Ceccarelli risponde: "Purtroppo l’assessora si presta a fare polemica politica sacrificando le esigenze amministrative e istituzionali. La Regione Toscana ha dovuto adeguare la legge regionale alle sentenze della Corte Costituzionale che si è pronunciata sulle leggi delle Regioni Lombardia e Abruzzo, guidate dal centrodestra, che hanno creato il problema. Anci ci ha chiesto a nome di tutti i Comuni titolari dei Lode di poter modificare la legge adeguandola alla sentenza della Corte per evitare che i bandi fossero oggetto di ricorsi. L’approvazione delle modifiche alla legge in Consiglio regionale è stata dapprima ritardata per via dell’ostruzionismo della Lega e poi è arrivata grazie ad una buona mediazione e senza nessun voto contrario, neanche dei leghisti.  Con questa modifica non facciamo altro che conformarci ai principi fondamentali cui si è ispirata la Corte Costituzionale, ovvero: le case popolari devono essere date prima a chi ha più bisogno e senza alcuna discriminazione razziale, di nazionalità, di religione o di altro tipo, come prevede la nostra Costituzione. L’assessora rispondendo a input politici e sacrificando gli interessi dei cittadini - aggiunge Ceccarelli – ha pubblicato un bando sbandierando che sarebbe andati avanti in ogni caso. Poi adesso che in Consiglio regionale abbiamo trovato una soluzione, è costretta al ritiro e apre una debole polemica con la Regione. Purtroppo la verità è che si è perso tempo per fare propaganda politica, utilizzando impropriamente anche i canali istituzionali, e non tutelando i bisogni dei tanti cittadini che aspettavano i bandi per avere una risposta alle loro bisogni".

Le parole di Romizi

Ed ecco il commento del capogruppo in consiglio comunale di Arezzo 2020 Francesco Romizi. “Con questa giunta siamo alla logica dell’asilo. La colpa? Del compagno di banco, dell’amico, del fratellino o della sorellina. Quando facevamo una marachella tendevamo sempre a scaricare le nostre responsabilità e a nascondere la mano. La Tari che non arriva agli utenti? Colpa di una fantomatica agenzia di spedizione. Salvo poi prendere atto che il minimo da fare era posticiparne la scadenza. E sulle case popolari? La giunta Ghinelli ha revocato il bando perché aveva compiuto un azzardo. C’aveva provato, verrebbe da dire. Con una superficialità che nasconde anche mancata conoscenza dell’abc del diritto. Ma la colpa è della Regione, ovviamente. Con soddisfazione posso dire che Arezzo 2020 ha centrato l’obiettivo due su due, questa settimana, smascherano la totale inefficienza dell’amministrazione su entrambi i fronti. Comunque, aretini, state tranquilli: il populismo vi è accanto e voi e venite prima di tutti. Di sicuro tra quelli presi in giro”.

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