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Case popolari, stop al vincolo di residenza di almeno 5 anni ad Arezzo. L'assessore: "Scelta discutibile della Regione"

Monica Manneschi: "Quello dei cinque anni, ci è sembrato un arco temporale ragionevole per riconoscere chi ha radici in un territorio, ha contribuito alla sua crescita economica e al gettito fiscale"

L'assessore Monica Manneschi

Si accende la polemica sulla possibile modifica di legge sui criteri di assegnazione delle case popolari, con l'abbandono della regola dei 5 anni di residenza per poter accedere.

Nei giorni scorsi è stata approvata una proposta di legge presentata dal presidente della Regione Eugenio Giani e dall'assessora alla casa Serena Spinelli e la giunta regionale ha dunque inviato al consiglio, per l'esame e l'approvazione, una modifica dell'articolo che impone l'obbligo di risiedere, o di svolgere la principale attività lavorativa in Toscana, da almeno cinque anni per poter presentare la domanda di assegnazione di un alloggio di edilizia residenziale pubblica. La proposta di modifica, che prevede che sarà sufficiente la residenza nel Comune che pubblica il bando Erp o lo svolgimento in quel territorio della propria principale attività lavorativa, dovrà ora essere ora votata dal consiglio regionale.

Associazioni degli inquilini e sindacati chiedevano a gran voce da settimane lo stop al vincolo. La richiesta arrivava alla luce delle sentenze della Corte Costituzionale su simili requisiti che si trovavano nelle leggi regionali - che hanno competenza in materia di edilizia residenziale pubblica - di Lombardia ed Abruzzo.

L'assessore del comune di Arezzo in quota Lega Monica Manneschi interviene ora sul tema.

"La paventata modifica legislativa che la Regione Toscana sta per adottare sui criteri di assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica si traduce in una scelta discutibile e frettolosa. Per la Lega, lo ha ricordato peraltro il sottosegretario Tiziana Nisini, è stata una battaglia importante rivedere gli accessi alle case popolari premiando l’anzianità di residenza. Quello dei cinque anni, ci è sembrato un arco temporale ragionevole per riconoscere chi ha radici in un territorio, ha contribuito alla sua crescita economica e al gettito fiscale. In secondo luogo, il criterio suddetto consente di mettere in luce un tema di fondo della società attuale e prendere atto che sono emerse nuove povertà che coinvolgono nostri concittadini. Come persone a cui è stata assegnata responsabilità politica dobbiamo essere capaci di dare risposte a questi problemi e urgenze sopravvenute. Eliminare, dunque, la residenza quinquennale e permettere la partecipazione ai bandi sostanzialmente a chiunque, senza preoccuparsi delle ricadute pratiche di una decisione del genere, è un modo per rinnegare un pratica di equità, che ha dato buoni frutti e favorito il riequilibrio della situazione tra aretini e non. È inoltre un modo per contraddirsi, visto che nel 2019, solo due anni fa, chi governava la Toscana aveva approvato una legge dove lo stesso criterio veniva mantenuto".

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