Casa delle Culture, dopo la bocciatura della delibera di iniziativa popolare infuria il dibattito

Da settimane al centro del dibattito cittadino e ieri uno dei temi dominanti del consiglio Comunale. La presentazione e la successiva "bocciatura" della delibera di iniziativa popolare sulla Casa delle culture continua a far discutere...

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Da settimane al centro del dibattito cittadino e ieri uno dei temi dominanti del consiglio Comunale. La presentazione e la successiva "bocciatura" della delibera di iniziativa popolare sulla Casa delle culture continua a far discutere.

Francesco Romizi, capogruppo di Arezzo in Comune, interviene sll'argomento.

L'impossibilità di partecipare alla seduta di Consiglio Comunale non mi impedisce di apprendere dalle notizie che stanno susseguendosi che non sono bastati 520 cittadini, un movimento di associazioni del territorio, considerazioni di evidente buon senso dettate da ragioni politiche e amministrative a fare recedere la giunta Ghinelli dall’intento di dismettere l’esperienza della Casa delle culture.

D’altronde quando si parla di “cultura” a qualcuno, a suo tempo, veniva la tentazione di mettere mano alla fondina della pistola. D’altronde quando si parla di integrazione, i migliori argomenti che la destra nazionale e aretina sa offrire sono di derivazione ungherese. D’altronde la Casa delle culture sorge in un luogo adiacente a quel murales che fece dire al sindaco che “l’arte non fermerà il suo operato”.

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Di sicuro questa città fa un altro passo indietro in termini di civiltà. Perché un conto è garantire sicurezza ai quartieri, dove chi delinque va ovviamente perseguito a prescindere dalla nazionalità, un conto è fare passare un messaggio di fondo reazionario alla Orbán: di steccati, di confini e fili spinati. Di chiusura per l’appunto. Di ripiegamento su se stessi, su un’identità inesistente che sta oramai soffocando, Fraternita docet, ogni ambito sociale. Arezzo non lo merita.

Al termine del consiglio comunale, netta anche la presa di posizione del Pd:

"Con la casa delle culture sparisce una idea seria e regolata delle politiche di integrazione e accoglienza. Ormai quando si è in difficoltà si sventola la bandiera della straniero come il nemico e si distrae la città dai veri problemi di cui la giunta non si occupa più: lavoro, sociale e cultura" ha spiegato Matteo Bracciali all'interno del dibattito sulla proposta di deliberazione popolare. "Siamo contenti che oltre al centrosinistra anche il movimento 5 stelle abbia sostenuto posizioni simili sull'argomento, ma purtroppo i numeri della maggioranza sono stati determinanti" ha aggiunto Luciano Ralli. "Neppure la sospensione della votazione dell’atto è stata presa in considerazione" ha aggiunto Bracciali. "Questo fatto avvalora due tesi: la prima e’ che il dibattito non serve a nulla ne’ in Consiglio ne' fuori e la seconda e’ che l’autoreferenzialita’ di questa maggioranza e’ imbarazzante".

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