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Bettoni sullo screening diffuso: "Non abbiamo bisogno di studi di sieroprevalenza ma di tamponi"

L'intervento di Monica Bettoni che sottolinea: "Perché non fidarsi delle autorità sanitarie"

"Leggo ancora una volta della discussione in atto sull’iniziativa del sindaco di Arezzo circa un tipo di screening da effettuare nelle scuole della città per il Covid 19. E mi chiedo: perché non fidarsi delle autorità sanitarie?
Lasciamo lontano la polemica politica e ragioniamo. Quali decisioni di sanità pubblica assumere nel nostro territorio, oggi?"

Monica Bettoni interviene sulla questione dello screening sierologico di massa intrapreso dal Comune di Arezzo che inizierà domani con i testi sui bambini dai 3 ai 14 anni.

La circolare del Ministero della salute del 30/10 indica, in questi contesti,  come prima scelta il test rapido antigenico su tampone oro-faringeo o nasale che ha il vantaggio di dare risposta in tempi rapidi. Nel caso di positività occorre conferma con test molecolare (classico tampone), che ha tempi di lettura più lunghi .
I test sierologici, specialmente quelli rapidi (anche se con meno predittività) hanno il limite di non poter confermare o meno un'infezione in atto o le prime fasi di malattia perchè ricercano gli anticorpi contro il virus che hanno tempi di sviluppo (almeno una decina di giorni). Quindi ci dicono se si è venuti in contatto col virus ma non quando e magari scovano chi ha contratto un’infezione da Covid-19 nel tempo passato e non è più contagioso...
Oggi invece, data la situazione che viviamo, non abbiamo bisogno di studi di sieroprevalenza ( interessanti per gli studiosi) ma abbiamo bisogno di scoprire chi è positivo e costituisce un rischio per la collettività, (possibile con i tamponi antigienici o molecolari)
Aggiungo che quanto ho detto non è frutto di un medico in pensione degno di “ archeologia “ sanitaria ma è ciò che ormai da tempo scientificamente tutti sanno.
Perché allora questo accanimento per andare contro evidenze di utilità in tema di salute pubblica?
Perché ingenerare confusione nell’opinione pubblica già molto disorientata e non dare voce invece a chi studia, da sempre, le basi dell’epidemiologia e le strategie sanitarie adeguate al contesto?
Forse è polemica politica... inutile...
Lo si riconosca...

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