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Roberto Bardelli

Roberto Bardelli

"La cultura è anche intrattenimento. Non c'è da offendersi". Parola di Bardelli consigliere, discografico e batterista

E'in seguito alle polemiche sollevatesi a margine della conferenza stampa finale di Raro Festival che l'esponente della maggioranza a Palazzo Cavallo prende pubblicamente posizione

"Offeso? No non assolutamente Perché per me tutto è cultura ma, allo stesso tempo, è intrattenimento".
Roberto Bardelli, oltre ad essere consigliere comunale, è anche proprietario di una piccola etichetta discografica: la Soffici dischi. Ma non è tutto. Alle spalle ha un passato anche da musicista con la band "Noi nati male" che "diciamola tutta - spiega - cazzeggiavamo tanto ma nonostante questo raccontavamo anche le nostre storie e i nostri mondi".

Il suo intervento si inserisce nel fitto dibattito che si è scatenato all'indomani delle dichiarazioni del sindaco Ghinelli.

Ghinelli: "Questa è cultura, non la confondiamo con l'intrattenimento"

"Presto concerto dei Negrita"

"Capire cosa è e cosa non è cultura è complicato - spiega Bardelli - personalmente credo che riguardi una vastità immensa di ambiti e oltre che molteplici aspetti della vita quotidiana. E non credo che sia scevra dall'intrattenimento. Mi spiego meglio. Il Raro Festival è stato un evento culturale. Ma per me lo è stato anche il Mengo. Allo stesso tempo è chiaro che sono andato ad entrambi anche per intrattenermi. Non si discute neppure sul valore che abbia La Traviata rispetto ad un concerto di musica leggera ma, non mi sento di denigrare l'una rispetto all'altra. La canzone pop, così come la sua accezione racconta, nasce per il popolo. Per intrattenerlo. Sotto questa etichetta si racchiudono centinaia e centinaia di artisti che negli anni hanno prodotto canzoni che sono entrate a far parte della nostra cultura. E dunque è evidente che per me l'accezione di intrattenitori non è assolutamente negativa, anzi". 

Ma allora perché tanta indignazione?

"Sinceramente non lo so - prosegue - Sono convinto che se è vero che la musica è cultura, lo sia tutta e non solo una certa fetta. Lo dico in riferimento non alle affermazioni del sindaco ma, anche, alle definizioni che sono state date da musicisti che conosco personalmente ad un certo tipo di concerti. Sono uno che ascolta di tutto e questa estate, come del resto molto spesso faccio, ho assistito a vari concerti. Alcuni di questi anche poco impegnati, leggeri. Le reazioni che ho ricevuto quando ho detto che andavo ad ascoltare tizio piuttosto che caio? "Sì ma quella non è musica". Allora dovrei pensare che anche chi difende la musica nella sua vastità comunque fa delle distinzioni? E' chiaro che se vado ad assistere ad un concerto all'interno di una cattedrale mi pongo all'ascolto in un certo modo e la mia esperienza sarà di un certo tipo. E' altrettanto vero però, che se vado al Mengo, oppure ad uno dei live dei Kabila, ci vado sì per la loro musica ma anche per trascorrere una serata bevendo una birra, godere della loro esibizione consapevole che mi sto intrattenendo e che chi è sul palco fa anche arte. Ma allarghiamo di più lo sguardo. I Mötley Crüe. Erano dei pazzi furiosi. Completamente fuori testa facevano cose fuori e sul palco che non consiglierei mai a nessuno. Con la loro musica, modo di esprimersi e look hanno influenzato buona parte della cultura degli anni '80, e facendo cosa? Intrattenendo le masse perché erano degli showman. Musicisti sì, ma showman. Ma come loro tantissimi altri artisti di ogni epoca, di ogni momento storico senza andare a scomodare mostri sacri il cui impegno in campo musicale è stato sia artistico che politico. Per questo credo che la vera distinzione da fare sia tra quello che piace e quello che non piace. Questo ragionamento può essere applicato, secondo me, a tutte le arti che sono sì cultura ma anche intrattenimento. E non c'è da sentirsi offesi perché nascono proprio con questo scopo. Divulgativo, conoscenza e intrattenimento". 

E poi una riflessione sul ruolo delle Fondazioni che, da qualche mese sono nate ad Arezzo e si occupano di gestire gli ambiti turistici e culturali.

"Tutti si dimenticano troppo spesso che turismo e cultura sono un po' le cenerentole della pubblica amministrazione - spiega - Il nostro Comune ha rivoluzionato il concetto della gestione di questi gradi motori dell'economia e della vita sociale creando le fondazioni. Anche altri in passato avevano pensato di dare vita ad organismi che, al di là del colore politico, restano come punti fermi. Si tratta di strumenti rivoluzionari che consentono a chi ne fa parte di poter partecipare in prima persona alla vita culturale della città. E' per questa ragione che, ad esempio la Guido d'Arezzo, ha tra i suoi soci realtà come il Polifonico, il Virginian, il Men/Go, le Officine della Cultura e tante altre associazioni, gruppi e imprese che si occupano a vario titolo di eventi e di cultura. Una pluralità e vastità di voci che riesce a far crescere la nostra città.
Rispetto alla questione del Raro Festival credo che gli attacchi ricevuti siano un po' troppo riduttivi. E' chiaro che se faccio un evento singolo abbiamo dei costi precisi. Ma se invece voglio costruire un progetto, un percorso che abbia una crescita devo prevedere altre cifre.
Da ultimo mi preme sottolineare che grazie anche al lavoro della Fondazione, e dell'assessorato alla cultura prima, negli ultimi anni Arezzo si è arricchitta di opere d'arte. Testimonianze di artisti come Theimer, Ugo Riva e Aceves. Non solo le mostre allestite in città sono state straordinariamente apprezzate ma, tutti e tre hanno donato delle opere alla città e realizzato altrettante lance d'oro. Pezzi unici, rarità. Anche questa per me è cultura".

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