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Azione: "Un San Valentino da dimenticare, solidarietà ai ristoratori"

Azione Arezzo è vicina alla categoria e si associa nel lamentare non certamente le chiusure dovute al contenimento della pandemia, ma l’assoluta mancanza di programmazione del governo uscente

"L’ultimo atto del governo uscente, ha provocato l’ennesimo corto circuito tra la gestione della pandemia e l’economia. Il passaggio della Toscana in zona arancione, con conseguente chiusura di tutti i ristoranti per il giorno di San Valentino, ha provocato l’indignazione dei ristoratori, costretti a gettare i cibi acquistati e a tenere a casa i loro dipendenti. Azione Arezzo è vicina alla categoria e si associa nel lamentare, ancora una volta, non certamente le chiusure dovute al contenimento della pandemia, ma l’assoluta mancanza di programmazione del governo uscente."

Lucia Cherici, coordinatrice provinciale del partito che fa riferimento a Carlo Calenda interviene nel giorno di San Valentino contro le modalità con le quali è stato gestito il ritorno della Toscana in zona arancione per l'aumento dei contagi.

"Non è espressione di buon governo dire ad un ristorante solo il venerdì sera che la domenica dovrà stare chiuso, senza minimamente tenere in debito conto dei costi a cui andrà incontro. Non è coerente assegnare ristori per il fatturato perso e poi permettere, a causa della mancata programmazione tempestiva, di gettare al macero alimenti per migliaia di euro quando le prenotazioni per il pranzo di san Valentinoerano al completo. Una  attesa boccata di ossigento finanziario per la ristorazione ed il suo comparto che si è trasformata in asfissia. E infatti oltre al danno, anche la beffa. Ancora alle ore 19 di ieri sera, non era uscita la G.U. con il dpcm che certifica il passaggio della Toscana in zona arancione; e dire che il Ministro della salute è sempre lo stesso. Azione confida che il nuovo governo modifichi immediatamente la metodologia fino ad ora intrepresa al fine di disinnescare queste dinamiche perverse e per consentire ad ogni operatore economico, nei limiti temporali ormai noti e collettivamente compresi, di organizzare al meglio il proprio lavoro e di evitare sperpero inutile di risorse, anche e soprattutto alimentari."

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