Domenica, 20 Giugno 2021
Politica Centro Storico / Piazza Amintore Fanfani

Azione contesta: "La giunta ha progettato di abbattere due opere d'arte e l'ex Casa delle culture"

I rappresentanti di Azione ad Arezzo prendono posizione: "I murales di Arezzo come l’antica chiesa di San Iacopo. Oltre allo spreco, lo sfregio. Azione contesta la scelta e si oppone alla distruzione del patrimonio artistico della città."

Immagine d'archivio

"Il progetto della vicesindaca Tanti, che da tempo aveva espresso il suo pensiero sui murales di Arezzo, sta andando in porto."

Azione si oppone al progetto della giunta Ghinelli che per modificare la destinazione d'uso di piazza Fanfani ha previsto l'abbattimento delle mura dove sono stati realizzati i murales di Arezzo da parte di grandi artisti che presero parte alle edizioni di Icastica. 

"Ricordiamo quando nel 2017 affermava che "il decoro ha un solo colore: ed è quello della parete del muro." In merito ai murales realizzati sul muro della Palazzina Comando della ex caserma Cadorna e su una parete della palazzina sede della ormai chiusa Casa delle Culture diceva che se fosse dipeso da lei li avrebbe cancellati immediatamente."

Azione a questo punto fa riferimento a un altro abbattimento che ci fu nel dopoguerra.

"L’urbanistica aretina del Dopoguerra è stata spesso contrassegnata da scelte infelici che hanno concorso a deturpare la città, anziché migliorarla. Il più sciagurato fu lo sconvolgimento di piazza San Jacopo negli anni Sessanta e il conseguente abbattimento dell’antica chiesa che dava il nome alla zona per dar spazio a edifici privati e locali commerciali. Analogamente allo scempio della chiesa di San Iacopo, con la delibera di giunta comunale 22 del 29 gennaio scorso, l’amministrazione ne ha previsto l’avvio di un altro similare. La giunta ha individuato l'ambito urbano per il progetto della proposta di candidatura al PINQuA nell’area del centro cittadino nella ex palazzina comando, presso la ex Caserma Cadorna destinato alla nuova sede del Centro per l'Impiego di Arezzo."

La contestazione della scelta e della progettazione

"Premesso che ad Azione pare che il progetto non sia conforme ai presupposti richiesti per accedere al PINQua, dovendosi prevedere un vero nodo di connessione sociale nel quale contano molto anche gli spazi esterni, usati per proiezioni, teatro, musica, con un'idea fortemente aggregante, quale non pare essere la realizzazione del centro per l’Impiego e l’area aperta antistante, tale progetto implica l’abbattimento di edifici storici, sedi di importanti opere d’arte: due quelle coinvolte."

Le opere che sarebbero abbattute

La prima, “Escape”, 2015 (Acrilici, bomboletta spray e fogli annodati su parete) 12×14 mt (473×552 in), realizzata dall’artista francese Julien Malland che ha iniziato a dipingere murales a metà degli anni Novanta con il nome d’arte “Seth”. Nel 2003 Seth ha cominciato a girare il mondo, collaborando anche con artisti di strada locali: dovunque vada disegna personaggi semplici, soprattutto bambini, inseriti nel contesto e nella cultura in cui si trovano. Negli anni ha realizzato murales in moltissimi posti del mondo, tra cui la Francia, il Vietnam, la Polinesia Francese e anche l’Italia, a Roma e ad Arezzo.

"Sull’opera di Seth, - ricorda Azione - l’attuale vicesindaca diceva “Il dipinto alla Cadorna mi trasmette angoscia.” “Quella testa vuota – dice – non mi piace, lancia un segnale bruttissimo”, mancando di cogliere la poetica dell’artista dove si ritrova, invece, “l’interpretazione di una visione infantile perduta”, come affermato da 999CONTEMPORARY, una istituzione culturale no-profit, privata e indipendente, fondata e diretta da Stefano Antonelli, impegnata da oltre quindici anni nello studio e pratiche artistiche contemporanee spesso in collaborazione con istituzioni pubbliche."

Con “Escape”, l’artista sprona il pubblico a pensare fuori dagli schemi. Escape (tradotto “Fuga”) è un'esortazione da considerare a scappare dal proprio pensiero, fare una vacanza e vedere se tutto sembra simile quando torni.” Rappresenta “un bambino girato di spalle, realizzato con colori delicati e impreziosito da un codino di tessuto” , aveva spiegato Seth per Icastica a chi si chiedeva il significato del suo murale.

La seconda opera coinvolta nel progetto demolitorio della giunta aretina è di Moneyless (It), Arezzo I, 2015, Acrilici e bomboletta spray sul muro, 41×14 mt (1614,2×553 pollici). Moneyless, ovvero Teo Pirisi, 35 anni, artista lucchese, più conosciuto all’estero e in altre parti d’Italia che in Toscana è oggi universalmente riconosciuto come uno dei pionieri del muralismo astrattista in Italia e uno dei pochi ad averlo traghettato dai muri urbani ai musei.

Lo spreco di soldi con l'abbattimento dell'ex Casa delle Culture

Azione contesta che "oltre allo spregio del patrimonio culturale comune, l’abbattimento come da progetto della palazzina, oggi peraltro perfettamente agibile, ma chiusa, già sede della Casa delle Culture, implica lo spreco di una ristrutturazione costata ad Arezzo 888 mila euro. In questo momento la ormai ex casa delle culture è completamente vuota, salvo alcune concessioni gratuite all’università. Sul fronte dell’ingresso c’è una targa, perfettamente visibile, nella quale c’è scritto nero su bianco il conto dello spreco che Arezzo sta subendo da oltre tre anni, che verrà definitivamente dissipato con il progetto dell’assessora Lucherini  per accedere al PINQuA. Arezzo, infatti, nel 2012, era riuscita a classificarsi prima tra le città toscane con un disegno di riorganizzazione complessiva che faceva leva sul recupero del centro storico e sullo sviluppo della città ottenendo, nell’ambito del PIUSS -Piano Integrato di Sviluppo Urbano Sostenibile, un finanziamento per la ristrutturazione della palazzina sede della casa delle Culture dal fondo europeo di sviluppo Regionale di 480.000,00 €, una cifra enorme, senza considerare altri 400.000 € pagati direttamente dal comune. La ristrutturazione di questo immobile era stata finanziata con la finalità di recupero e riqualificazione della struttura per la tutela dei diritti dei cittadini e del sociale. Si può essere d’accordo o meno con quella scelta ma sta che quei soldi sono stati spesi e Arezzo ha il dovere di renderli fruttuosi. Per questo Azione non può tollerare il fatto che dopo solo pochi anni dalla ristrutturazione di un immobile, pagata con i fondi del comune e dell’UE, questo non solo venga chiuso e inutilizzato senza un vero e proprio motivo razionale, dato che le spese della struttura erano limitate grazie alla rete di volontariato che si era strutturata, ma che addirittura se ne progetti l’abbattimento per ricostruirci sopra un altro edificio."

Cosa prevede il progetto della giunta?

Azione spiega che "la progettazione che prevede la demolizione della palazzina Comando dell'ex Caserma Cadorna per la realizzazione di un immobile che sarà destinato alla nuova sede del Centro per l'Impiego di Arezzo dimentica peraltro che Arezzo ha già un Centro per l’Impiego con sede in Via Piero nella Francesca n. 11, un sito a ridosso del centro facilmente raggiungibile grazie ai numerosi collegamenti mediante la rete del trasporto pubblico o per merito degli spazi parcheggio nelle immediate vicinanze, che con la realizzazione del progetto verrebbero ulteriormente diminuiti."

Azione si domanda il senso di questa progettualità assolutamente inutile chiedendo che non sia fatto uso di denari pubblici per demolire ciò che era stato edificato con l’uso di ulteriori denari pubblici. Azione si stupisce che un’architetta qual è l’assessora Francesca Lucherini abbia acconsentito di legare per sempre il suo nome a questo scempio artistico ed a questa scelta frustrante per l’intera città di Arezzo."

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