Arezzo 2020: "Progettare la sanità pubblica aretina del dopo coronavirus, preoccupati delle dichiarazioni di D'Urso"

Il post covid della sanità aretina, anima il dibattito politico Qui l'intervento di Arezzo 2020, il comitato di cui è uno dei principali esponenti Francesco Romizi

Il consigliere comunale di opposizione Francesco Romizi

"Siamo ancora alle prese con un’emergenza sanitaria che ha mostrato, come unanimemente riconosciuto in Italia e all’estero, il valore del servizio sanitario pubblico e il disastro compiuto negli anni passati con l’impoverimento e il taglio dei servizi sanitari pubblici e la loro parziale privatizzazione. Investire in persone, mezzi, strutture e strategie del Servizio Sanitario Nazionale è dunque un obbligo."  Questa la presa di poszione di Arezzo2020, il tempo di cambiare, il comitato che fa parte dello schieramento di centro sinistra in vista delle elezioni al Comune di Arezzo.

Secondo Arezzo 2020, "in Toscana il concreto rischio di una estesa pandemia come quella verificatasi nell’Italia settentrionale, che avrebbe comportato gravissime sofferenze e morti e reso impossibile le cure ospedaliere, è stato affrontato con appropriate decisioni preventive. Tra queste, aver distinto e separato il più possibile i reparti dedicati al covid da quelli no covid, previsto residenze per le cure intermedie, non sempre realizzate, ecc. In questa fase ogni risorsa è stata importante e lo sarà fino a che la pandemia non sarà ricondotta a fenomeno residuale e gestibile."

In questa imminente fase, secondo il comitato: "A nostro parere anche ad Arezzo il servizio sanitario pubblico necessita di due linee di azione. Primo: la ricostruzione e il potenziamento dei servizi e delle strutture sanitarie di prevenzione e assistenza territoriali, con una nuova organizzazione e rafforzamento della medicina di base. Secondo: prevedere fin da subito il rafforzamento e la qualificazione dell’ospedale San Donato, affinché esso recuperi, potenzi, migliori ogni sua propria e ordinaria funzione con persone e strumentazioni adeguate, affiancato da valide e non depauperate strutture ospedaliere pubbliche nelle vallate aretine. Le due azioni sono strettamente correlate e tra loro funzionali: l’una sorregge l’altra. Più forte sarà la sanità territoriale, più sarà in grado di prevenire e curare le malattie, più l’ospedale potrà sviluppare le sue competenze tecniche e scientifiche e far fronte alle richieste anche in situazioni di particolare difficoltà."

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"Se la strategia generale per il futuro della sanità italiana si riassume in “rafforzamento e qualificazione del sistema sanitario pubblico” – strada condivisa da Governo e Regione Toscana, autorità scientifiche nazionali e operatori sanitari delle Asl - ci sembrano contraddittorie e preoccupanti le dichiarazioni del Direttore generale della Asl sudest riportate recentemente dalla stampa. Non comprendiamo cosa voglia significare “diminuire i posti letto attuali”, “spostare” alcune strutture interne, auspicare che “questa collaborazione con le strutture private prosegua” al di là della fase di emergenza. Oltre a preoccupare noi e gli operatori del sistema sanitario pubblico, queste frasi inquietano molti cittadini e associazioni di Arezzo che alla struttura pubblica hanno sempre creduto, tanto da finanziare direttamente, con molte e varie iniziative, una parte delle più importanti attrezzature di cui dispone l’ospedale San Donato. Pertanto crediamo che il Direttore generale debba chiarire ed esplicitare le sue dichiarazioni e che la Regione Toscana debba esprimersi nel merito."

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