rotate-mobile
Politica

Arezzo 2020: "La povertà non è una colpa o un accidente. Bene il volontariato, ma cosa fanno le istituzioni?"

Il gruppo politico aretino di Arezzo 2020 per cambiare a sinistra, pone una serie di domande al Comune di Arezzo in seguito al nuovo rapporto Caritas sulle povertà nel territorio

"Come ogni anno la Caritas diocesana ha presentato il rapporto sulla attività dei suoi servizi in favore delle persone in situazione di bisogno. È uno dei pochi documenti, forse l’unico, che tenta di descrivere l’esistenza, la dimensione e le caratteristiche ad Arezzo del disagio sociale e della povertà. Per questo è un documento utile per qualche considerazione."

La riflessione è di Arezzo 2020, il gruppo politico aretino che entra nel dibattito sulle nuove povertà nella provincia aretina.

"I dati mostrano in modo inequivocabile ciò che già si intuiva: ad Arezzo, come accade nel resto del Paese, si registra un forte aumento della popolazione che si trova in condizioni di grave difficoltà economica e sociale, che vive in una situazione di profonda disuguaglianza e anche di esclusione. Dati e grafici mostrano tre fattori che più di altri causano queste situazioni e sui quali dobbiamo riflettere: il lavoro, il mantenimento della famiglia e l’emarginazione degli stranieri. Infatti, la grande maggioranza delle persone registrate sono disoccupate o con lavori precari; le difficoltà delle famiglie, in cui sono presenti anche molti minori, sono spesso legate ai costi per la casa; gli stranieri sono i più colpiti essendo il 63% del totale di coloro che si sono rivolti alla Caritas.

Tutto ciò continuiamo a chiamarlo “povertà”, ma forse dovremmo cominciare a modificare anche il linguaggio perché la povertà, e soprattutto questo tipo di povertà, non è un frutto endemico e inevitabile della società: dovremmo chiamarla ingiustizia e sfruttamento.

È certo che la pandemia ha aggravato le condizioni di tante persone, ma questa povertà è un fatto “strutturale”, come riconosce anche il Rapporto, e la cosiddetta “ripresa”, di cui tanto si parla, mantiene vive, per quel che è dato vedere, le condizioni che la generano: lavoro al nero, precario e sottopagato, alti costi delle abitazioni (affitti e utenze), debolezza dei servizi di supporto e assistenza.

Grande merito dobbiamo riconoscere al volontariato che riesce a mitigare gli effetti più negativi di questa situazione, ma non possiamo fermarci a questa constatazione. La capacità del volontariato non può diventare la giustificazione né dei Governi, né tantomeno delle amministrazioni locali, per ritardare interventi forti delle istituzioni. A questa povertà strutturale bisogna porre rimedio con politiche sociali adeguate, strumenti che agiscano sulle cause, servizi locali efficaci."

Da qui Arezzo 2020 pone alcune domande al Comune:

"Da questo punto di vista qual è la situazione? A livello nazionale, non buona; l’unico strumento che negli ultimi anni è stato adottato per intervenire seriamente sul problema e che, seppur parzialmente, ha almeno alleviato molte condizioni di povertà, il reddito di cittadinanza, sta per essere ridimensionato, senza alternative.

A livello locale la risposta dovrebbe venire dal Comune di Arezzo: quali strategie e politiche sta mettendo in atto per fronteggiare questa povertà crescente? In questo periodo i comuni hanno ricevuto da Ministero e Regione consistenti fondi che, come quelli del PNRR, non possono essere gestiti da una fondazione ma dalle amministrazioni comunali. Perché ad oggi non esiste né un ufficio di programmazione e progettazione in ambito sociale in grado di co-progettare con il terzo settore servizi finanziati dai suddetti fondi, né un regolamento per la co-programmazione e la co-progettazione? Al di là delle elargizioni monetarie (sussidi, contributi) utili per tamponare le situazioni, quali sono i servizi e come sono stati potenziati per far emergere da sole le famiglie da situazioni di disagio e povertà? Quanti sono gli utenti e gli operatori che li seguono? A che punto è l’integrazione con le politiche del lavoro, che tra l’altro è un livello essenziale delle prestazioni da garantire ai cittadini? Ad oggi appare chiaro che manca una regia politica in grado di promuovere quell’integrazione fra vari ambiti (sociale, lavorativo, abitativo e non ultimo sanitario) indispensabile per garantire la coesione sociale, senza la quale la ripresa economica manterrà tutte le disuguaglianze in atto."

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Arezzo 2020: "La povertà non è una colpa o un accidente. Bene il volontariato, ma cosa fanno le istituzioni?"

ArezzoNotizie è in caricamento