L'Arci: "La Provincia lascia il progetto richiedenti asilo. Ma quei soldi non arriveranno ad Arezzo, né per scuole né per strade"

"C'è un altro errore nella nota della Provincia: non stiamo parlando di migranti economici, ma di rifugiati politici e di titolari di protezione sussidiaria"

L'Arci Arezzo interviene sulla decisione della Presidente della Provincia di Arezzo Silvia Chiassai Martini sull’addio al sistema di protezione per richiedenti asilo da parte dell’ente. Con una premessa: "Come associazione che eroga il servizio proprio per conto della Provincia di Arezzo, non vogliamo certo né addentrarci nel merito, né contestare i principi e la decisione politica che hanno portato a recedere ogni accordo post 2020". Ma, aggiunge la nota, "ci piacerebbe semmai rispondere e precisare alcuni punti della nota della Presidente della Provincia". 

Motivare  la chiusura del progetto Sprar per dedicarsi alle importantissime questioni scuola e strade, ci sembra un po’ pretestuoso: i fondi a cui si accede e di cui parla la Presidente Chiassai sono quelli del Fondo Nazionale per le Politiche e per i Servizi dell’Asilo. Non risorse interne dell’Ente. Quindi, quei soldi, semplicemente non saranno più rigettati sulla Provincia di Arezzo attraverso l’erogazione dei nostri servizi, che non sono solamente il famoso pocket money o il vitto per i titolari di protezione internazionale, ma sono gli affitti degli alloggi per i beneficiari, sono risorse con cui paghiamo gli aretinissimi fornitori di cui ci avvaliamo, sono fondi con cui ci affidiamo alla professionalità di molti studi legali, di agenzie formative, di supermercati e commercianti del nostro territorio. Quelle risorse non potranno essere investiti in altro, semplicemente quesi soldi non arriveranno più ad Arezzo

Per finire, vogliamo segnalare un'altra inesattezza che  leggiamo sulla nota: il progetto accoglie esclusivamente titolari di protezione in uscita dai Cas del territorio, in accordo e collaborazione con la Prefettura. Inserimenti che vengono autorizzati dal Ministero e dal già citato Servizio Centrale Sprar. Non stiamo parlando di migranti economici, come si sostanzia nella nota, ma stiamo parlando di Rifugiati Politici e di titolari di Protezione Sussidiaria. Stiamo parlando di persone che una commissione territoriale, o un tribunale, ha giudicato e che ha dichiarato, per l’appunto, proprio non migranti economici. 

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A chiosa, vorremmo ricordare alla Presidente Chiassai, che il Ministero dell’Interno, proprio col Decreto Sicurezza, ha mantenuto i progetti Sprar, riconoscendoli come unico sistema di accoglienza che garantisce standard, controllo del fenomeno migratorio e una gestione pubblica del servizio e delle risorse.

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