"Al lavoro per ArezzoDemocratica", l'intervento dei Demos

Di seguito l'intervento di Giuseppe Giorgi, Demos sul panorama politico locale. Sono stati anni difficili per il Partito Democratico, quello che è stato il sogno, la novità politica della scena italiana, il partito plurale della democrazia, si...

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Di seguito l'intervento di Giuseppe Giorgi, Demos sul panorama politico locale.

Sono stati anni difficili per il Partito Democratico, quello che è stato il sogno, la novità politica della scena italiana, il partito plurale della democrazia, si è andato man mano scolorendo, fino ad assumere i tratti di una formazione liquida, proprietà di un gruppo decisionista che ha perso il legame popolare con il popolo dei Democratici. Un gruppo chiuso, talvolta settario, che usa la fretta come metodo e la superficialità programmatica. Dapprima è l’Italicum la legge migliore del pianeta, poi si passa al Mattarellum e infine l’unica meta è il voto.

Su quale progetto politico? Su quale programma per l’Italia, per Arezzo?

Sere fa ascoltando una importante trasmissione televisiva, sul PD, le lacrime dell’operaio di Monfalcone hanno attraversato la mia coscienza politica.

Quelle lacrime sono un richiamo alla responsabilità per un PD Autentico, plurale, che sappia interpretare le ragioni dei meno garantiti, che sappia rappresentare il popolo di centrosinistra, con una battuta quello che non ha trattini, forse oggi anche certe terminologie vanno superate ma il PD può e deve immaginare il governo della globalizzazione in Italia e un progetto di comunità per Arezzo, la nostra città. Il centrosinistra può lavorare a un programma comune nazionale su lavoro, ambiente, scuola e ricerca, cultura e turismo. Snodi di una politica che segni una discontinuità con politiche governative che si sono rivelate errate.

All’indomani del 4 dicembre è fondamentale per la sopravvivenza del PD a cui tengo rimettere in campo una dialettica di base, coinvolgendo strutture, circoli, associazioni. Ora dobbiamo evitare fratture aprendo una grande mobilitazione popolare su che fare ? Chiedo un confronto democratico aperto che ci ricolleghi a tutto il popolo del centrosinistra. Lo spirito repubblicano del 4 dicembre può aiutarci se sapremo saltare le rappresentanze delle percentuali ( 60% a 40% ) se sapremo cogliere la via indicata da coloro che accettano concretamente la dialettica politica ( in questo senso è positiva la sensibilità del Segretario comunale PD di Arezzo ) ma forse non basta più il dibattito interno alla rarefatta dirigenza rimasta. A Roma come ad Arezzo c’è bisogno di un campo grande, aperto con il PD e oltre il PD che lavori a un forum comune per creare un nuovo centrosinistra, qualcuno lo chiamerà nuovo Ulivo, altri saranno più creativi ma insieme dobbiamo scegliere le ragioni dell’unità dinanzi ai pericoli del sovranismo e alle tentazioni del populismo all’insegna dell’antipolitica.

Già il 21 giugno 2015, all’indomani della sconfitta nera alle amministrative, anche ad Arezzo, invitai a un soprassalto di responsabilità e generosità per lavorare ad un programma di centrosinistra che ho chiamato per la nostra città per AREZZODEMOCRATICA, un nuovo cantiere che declini e coinvolga il e per un programma comune su comunità sociale, mobilità, cultura e sviluppo, turismo e lavoro, regole e sicurezza, welfare e coesione sociali. In questo tempo i segnali sono stati flebili, rimanendo al locale, non possiamo coltivare la solitudine delle rappresentanze. Salviamo il PD, dalla crisi allo scatto dell’orgoglio democratico per un PD inclusivo, plurale, popolare, partito comunità che sa ascoltare tutti, concertare, partecipare, realizzare una nuova proposta di centrosinistra vero, per partire dalla nostra città, di AREZZODEMOCRATICA.

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