"Perché contrastare il progetto del raddoppio dell’inceneritore di San Zeno"

La nota del candidato consigliere comunale “Arezzo 2020 per cambiare a sinistra” Roberto Barone

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ArezzoNotizie

L’approvazione avvenuta il 3 agosto da parte della Giunta Regionale Toscana del quasi raddoppio (da 45.000t/a a 75.000 t/a) della capacità di incenerimento dell’inceneritore di S. Zeno, previsto nell’ambito del progetto complessivo presentato da Aisa Impianti, riporta un’altra volta in auge la questione. Per chi si è sempre battuto negli anni passati, come me e tanti altri delle forze di sinistra di questa città, contro qualsiasi ampliamento dell’impianto, impianto che tra l’altro è localizzato in un’area già a forte impatto ambientale, costituisce un triste ritorno al passato. Mi domando come si possa parlare ancora oggi di raddoppio o quasi di un inceneritore, quando sin dal 2008 la Comunità Europea con Direttiva 2008/98/CE invitava tutti gli stati membri ad adottare le azioni virtuose volte alla riduzione dei rifiuti e quindi ben 12 anni fa considerava gli inceneritori e le discariche, rispettivamente, la penultima e l’ultima soluzione da adottare in materia di gestione di rifiuti. Come ancora oggi, anche dalle nostre parti, non vengano presi in seria considerazione gli obiettivi che la stessa Comunità Europea fissava in termini di percentuali di raccolta differenziata sempre più incalzanti, mentre ad Arezzo si vuole andare addirittura in direzione opposta. Come si fa a non tenere conto dei risultati del Progetto Life+ HIA 21 conclusosi nel febbraio 2015, la ricerca di coorte residenziale finanziata dalla Comunità Europea che integrava lo studio di valutazione di impatto sulla salute (VIS), focalizzata proprio sull’inceneritore di S. Zeno e sull’area circostante, che individuavano l’esistenza del nesso causa –effetto tra le emissioni dell’impianto e un aumento del rischio di vari generi di mortalità e morbilità. Il sindaco uscente di Arezzo anziché gioire, insieme con il Presidente di AISA Impianti, avrebbe dovuto adoperarsi con ATO e con Sei Toscana per potenziare la raccolta differenziata ed introdurre la tariffa puntuale per perseguire la salvaguardia, la tutela ed il miglioramento della qualità dell’ambiente e la protezione della salute umana dei suoi cittadini come tra l’altro indica un più recente pacchetto di Direttive CE del 2018. Nefasta anche la sua previsione di una nuova discarica, non si sa dettata da quali ulteriori sue personali analisi. E dire che l’impianto ad oggi è sufficiente per le attuali necessità di Arezzo e Provincia e per questo, nonostante le rassicurazioni di entrambi, c’è il rischio che l ’inceneritore possa diventare attrattore di rifiuti e che Arezzo faccia da pattumiera anche per altre province. I 37 milioni previsti per l’investimento, se spesi invece per intraprendere in maniera più decisa la raccolta differenziata porta a porta con tariffazione puntuale e per spingere sull'attuazione di tutte le azioni virtuose possibili, oltre ad apportare benefici in termini di ambiente e di salute, porterebbero di certo ad assunzioni anche in numero superiore ai 40 propagandati. E’ necessario ribaltare il governo di questa città affinché l’attuale progetto, benché approvato dalla Regione Toscana, sia rivisto eliminando l’obiettivo del potenziamento e assumersi l’impegno, come faccio io adesso, che mi adopererò con la lista “Arezzo 2020 per cambiare a sinistra” per il raggiungimento della riduzione dei rifiuti e della valorizzazione del rifiuto quale risorsa.

Candidato Consigliere Comunale “Arezzo 2020 per cambiare a sinistra” Roberto Barone

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