Martedì, 22 Giugno 2021
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Auto, un settore già in crisi prima del Coronavirus e che adesso necessita di interventi

Case automobilistiche e concessionari lasciati soli

Il settore automobilistico sta vivendo senza ombra di dubbio la peggiore crisi dal dopoguerra ad oggi. Stabilimenti chiusi. Produzione interrotta. Vendite pressoché azzerate. Questa è la situazione. Una crisi economica devastante destinata a finire nei libri di storia. Una crisi senza precedenti la cui portata è purtroppo oramai chiara a tutti. Se la politica nostrana ed europea non interverrà con adeguati interventi economici il quadro si aggraverà ulteriormente.

Occorre riprendere la produzione di auto, ma di più e meglio devono essere incentivati i consumi. Occorre ridare fiducia ai mercati e alle persone, altrimenti chi cambierà la propria auto. I nostri governanti devono capire che non è sufficiente spostare la data di scadenza delle tasse e delle imposte. Posticipare la data di scadenza della Tari o dell’Imu, tanto per fare degli esempi concreti, non costituisce la soluzione del problema. Semplicemente lo rinvia nel tempo. Questo non è un aiuto all’economia, per lo meno non è un aiuto strutturale e di lungo periodo utile per uscire dal pantano nel quale tutto il mondo è finito per colpa del Covid 19. La situazione è tale che se oggi non si vendono automobili, (ma lo stesso vale anche per l’arredamento, per i carburanti, o per qualsiasi altro bene) o per i servizi (pensiamo a quelli erogati dall’avvocato o dal commercialista ad esempio) questi lavoratori non saranno poi in grado di fatturare e di incassare e dunque con cosa pagheranno le imposte e tasse la cui scadenza è stata spostata da domani a dopodomani? Con cosa potranno alimentare i loro consumi?

Questo è il tema. Il resto sono chiacchiere. Il fatto è che il settore automobilistico era già in crisi prima del Coronavirus. Oggi è ancora peggio. Mi pare evidente. Le case automobilistiche e le concessionarie se non riceveranno gli aiuti da più parti invocati dovranno ridurre necessariamente e impietosamente il numero di dipendenti per riuscire a sopravvivere.

Secondo il Financial Times , General Motors e Ford hanno attinto rispettivamente 16 miliardi e 15,4 miliardi di dollari dalle loro linee di credito. La tedesco Daimler ha invece aperto una nuova linea di credito da 12 miliardi di euro, in aggiunta a quella già in essere da 11 miliardi di euro. Nel Regno Unito , tutte le principali case automobilistiche hanno chiuso e la più grande fabbrica, quella gestita dalla Nissan, ha messo tutti i 6.000 addetti alla produzione in ricollocamento.

La settimana passata i vertici di Bmw, Daimler e Volkswagen hanno svolto una riunione di crisi con la cancelliera tedesca Angela Merkel per discutere di come riavviare la produzione di automobili in Germania. E’ tuttavia pacifico che o usciamo tutti insieme da questa crisi o la barca affonda per tutti. "Non aiuta se un Paese avanza e poi tutto in Italia o in Spagna è ancora fermo", senza dimenticare che per i produttori di auto tedesche c’è bisogno eccome dell’indotto dell’industria automobilistica italiana che produce per loro conto componenti varie destinate ad essere montate sulle auto teutoniche. Senza tralasciare poi il fatto che ai tedeschi servono eccome anche i soldi dei consumatori italiani, così come di quelli spagnoli ai quali vorranno vendere le loro auto. I mercati oramai sono globali si sa.

E’ ora il momento di vedere se l’UE esiste ancora o se è solo un’espressione fonetica. Tutti dobbiamo remare dalla stessa parte a pari condizioni. L’Italia non è lo stato vassallo di nessuno. Che si capisca una volta per tutte. L'Italia è la patria nativa della Ferrari, della Fiat, dell'Alfa Romeo, della Maserati, della Lancia, dell'Abarth, della Lamborghini. L'Italia è la culla del design automobilistico d'eccellenza con Giorgetto Giugiaro, Battista e Sergio Pininfarina, con Nuccio Bertone, con Italdesign, con Ugo Zagato. L'Italia è sempre la Patria dei freni della Brembo, degli pneumatici della Pirelli, dei motori VM della casa di Cento. Per potrei continuare a lungo. Allora per coloro che sperano di ballare sul cadavere del nostro Paese si ricordino che "sui cadaveri dei leoni festeggiano i cani, ma i leoni rimangono leoni ed i cani rimangono cani".

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