Mercato auto: vendita azzerate, adesso servono scelte coraggiose

Un mercato da profondo rosso, posti di lavoro a rischio ma non solo. La ripresa passa, obbligatoriamente, da scelte coraggiose

Le concessionarie di automobili hanno riaperto i loro saloni da circa un mese. Eppure la situazione è complicata e di clienti se ne vedono davvero pochi.

Lo avevamo detto nei nostri precedenti interventi sull'argomento. Occorrono scelte coraggiose da parte del Governo, in grado di fare ripartire i consumi e con essi l'acquisto di automobili. Occorre ringiovanire il nostro parco circolante, fra i più vecchi d'Europa. Con il Coronavirus c'è l'opportunità di favorire, mediante adeguate campagne di "rottamazione" o interventi analoghi, la sostituzione delle automobili più vecchie ed inquinanti, a beneficio dell'ambiente, della salubrità dell'aria e della sicurezza stradale. 

In un documento unico siglato dalle più importanti associazioni del comparto, Anfia, Unrae e Federauto viene manifestata grande preoccupazione per le sorti dell'intero comparto automotive italiano e per la salvaguardia dei posti di lavoro che sono a rischio. 

Il lockdown per il Coronavirus ha di fatto determinato un azzeramento delle vendite. Se le cose andavano male a marzo, con meno 85% delle vendite rispetto ad analogo periodo dell'anno precedente, adesso vanno ancora peggio. Ad aprile il dato è drammatico, meno 97,5%.

Se non ci saranno interventi mirati per sostenere il comparto e se i consumatori non torneranno ad avere fiducia nel futuro, il 2020 si potrebbe chiudere con circa 5/600.000 unità in meno rispetto al 2019. Nel frattempo le automobili invendute si ammassano nei piazzali stipate all'inverosimile.

E' pur vero che negli anni il settore automobilistico è stato fra quelli che ha beneficiato dei maggiori aiuti di stato a differenza di altri comparti, ma è altrettanto vero che si tratta di un comparto che da lavoro a milioni di lavoratori fra impiegati direttamente nella filiera produttiva o nell'indotto della produzione automobilistica. Un dato oggettivo per nulla trascurabile.

La maggiore preoccupazione deriva dal fatto che non si vede la luce in fondo al tunnel. Gli italiani sono impauriti. Come biasimarli. Mancano certezze. Di fronte a settori dell'economia nazionale falcidiati dal Coronavirus (uno per tutti il turismo, ma si potrebbe continuare con l'edilizia, con il mondo delle libere professioni,ecc) con quale sprone si può pensare a cambiare la macchina e soprattutto a come pagarne l'acquisto. 

Il futuro, a meno di pesanti interventi dello Stato, si presenta denso di nuvoloni grigi che non fanno presagire nulla di buono. Eppure dobbiamo sperare di tornare a vivere, consumare e spendere perché se non si alimenterà la catena dei consumi, il rischio socio economico sarà un dramma anche peggiore del Coronavirus stesso.

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