Lavoro

Decreto Italia e cassa integrazione, come funziona

Poiché la Banca anticipa l’importo massimo di 1.400,00 euro con cassa integrazione di 9 settimane, sarà necessario informare la banca se l’effettivo utilizzo della cassa è stato inferiore o meno

Nonostante lo sforzo degli studi di Consulenza del Lavoro che da tempo hanno ultimato la trasmissione delle domande di cassa integrazione, completando l’iter procedurale di consultazione sindacale e la fase amministrativa, la cassa integrazione guadagni tarda ad arrivare nelle tasche dei lavoratori.

Quanto accaduto non deve sorprendere, sia per la mole di richieste che l’Inps deve smaltire, sia perché il ricorso alla cassa integrazione presuppone l’esecuzione di procedure complesse che prevedono molti passaggi burocratici ed il coinvolgimento dei più attori istituzionali.

Per questo motivo, il Ministero del Lavoro, le parti sociali e l’Abi, hanno sottoscritto un protocollo di intesa che impegna le Banche ad anticipare ai lavoratori che ne facciano richiesta l’ammontare della cassa integrazione. A questo proposito, ai Consulenti del lavoro preme informare i lavoratori della necessità di porre particolare attenzione alla compilazione delle domande da presentare alla propria banca.

In particolare al periodo di cassa integrazione da indicare nei moduli: esso infatti dovrà necessariamente corrispondere a quello effettivo, ossia a quello durante il quale il lavoratore è stato collocato in cassa integrazione. Può accadere infatti che l’azienda abbia richiesto tutte le nove settimane concesse dal Decreto Italia, ma poi ne abbia effettivamente fruite per un numero inferiore, perché magari ha ripreso l’attività richiamando i lavoratori.

Poiché la Banca anticipa l’importo massimo di 1.400,00 euro con riferimento al lavoratore con contratto a tempo pieno e con cassa integrazione di 9 settimane, sarà necessario informare la banca se l’effettivo utilizzo della cassa è stato inferiore alle nove settimane, al fine di evitare che l’anticipo risulti superiore all’importo della cassa integrazione che l’Inps rimborserà alla banca con la spiacevole conseguenza che il lavoratore dovrò restituire l’eccedenza correndo oltretutto il rischio di un eventuale scoperto di conto corrente.

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