"Scuole aperte strumento per combattere l'epidemia". Il bilancio del provveditore: "La classe è un luogo sicuro"

Il dirigente dell'ufficio scolastico provinciale, Roberto Curtolo, stila un bilancio più che positivo della ripresa delle lezioni in presenza nelle scuole superiori di Arezzo

Roberto Curtolo, dirigente ufficio scolastico provinciale Arezzo

La campanella del secondo primo giorno di scuola è suonata. Ieri mattina il 50 per cento degli iscritti alle scuole secondarie di secondo grado è rientrato in classe. La Toscana è stata una delle tre regioni italiane - le altre sono Abruzzo e Valle d’Aosta - a scegliere di riprendere le lezioni in presenza. Un indirizzo niente affatto banale che è stato possibile grazie ad un complesso lavoro di pianificazione di tutto il percorso di accesso alle strutture scolastiche partito in primo luogo i mezzi pubblici che sono stati potenziati e riorganizzati per garantire sicurezza e distanziamento fisico. “E così - spiega il dirigente dell’ufficio scolastico provinciale, Roberto Curtolo - siamo tornati in classe al 50 per cento. Lo sforzo regionale è stato enorme ed è iniziato ben prima che partissero i tavoli prefettizi. Questo ha permesso di arrivare ad un livello organizzativo avanzato. La Toscana era ed è pronta grazie al confronto costante tra dirigenti scolastici, servizio tpl, amministrazioni e soggetti pubblici che hanno cooperato per verificare ogni singola situazione. Non ci sono state criticità di alcun tipo. Forse qualche piccola sbavatura ma siamo pronti a prendere misure correttive già dalla prossima settimana”. Ieri in classe, oltre ai 5 milioni di studenti delle materne, elementari e medie rientrati già giovedì 7 gennaio scorso, sono tornati anche i 166mila delle superiori della Toscana. Questi ultimi, come noto, si alterneranno settimanalmente in base alla percentuale stabilita del 50%. “Ciò consente di percepire la didattica a distanza come implementazione del sistema educativo e non come sostitutiva. C'è una bella differenza. I ragazzi - continua Curtolo - erano ansiosi di riprendere le lezioni in classe per stare insieme ai loro coetanei. Ricordiamoci che questi giovani da quasi un anno non vanno entrano a scuola ma seguono le lezioni a distanza. La privazione del rapporto fra loro è stato uno degli aspetti più difficili da elaborare. Riuscire a stare di nuovo insieme in sicurezza è una grande conquista che speriamo non venga annientata con un ritorno in fascia rossa”. Distanziamento fisico, regole igieniche rigidissime, presenze dimezzate, ingressi scaglionati e un sistema di trasporto pubblico calibrato per ridurre al minimo le occasioni di contagio. Ingredienti semplici e che, secondo il provveditore, potrebbero funzionare in qualsiasi situazione. “Personalmente - prosegue Curtolo - sostengo che la didattica in presenza (almeno al 50 per cento) possa essere mantenuta sempre, anche in zona rossa. Un’organizzazione come quella che abbiamo visto oggi sarebbe ugualmente attuabile e ciò garantirebbe ai ragazzi di accedere a dei luoghi dove il contagio si combatte anche apprendendo corretti stili di vita. Pensiamo ai bambini delle scuole elementari e medie. Da settembre sono potuti rientrare in classe ed hanno appreso una disciplina di prevenzione che, non solo hanno fatto propria ma, rappresentano anche alle famiglie. Ai ragazzi delle superiori quale alternativa abbiamo dato se non quella di fare lezione da casa attraverso la dad? Abbiamo privato un’intera generazione della possibilità di sviluppare e formare quel sistema di relazioni che contraddistingue la capacità sociale dell’individuo. Tenere le scuole aperte non significa incentivare l’epidemia ma combatterla”.

Vaccini al personale scolastico: l'appello delle regioni

Dunque continuare a tenere aperte le scuole in ogni momento come risposta etica certo ma, anche, come indirizzo sociale e civico. In questo contesto si inserisce il dibattito relativo alla campagna di vaccinazione. Come noto, la fase uno dell’attività è partita con l’inoculazione del Parma a personale sanitario e lungodegenti delle rsa. Successivamente, nella fase 2, saranno gli over 80 a ricevere il vaccino mentre, secondo il piano ministeriale, insegnanti e personale scolastico saranno vaccinato nella fase 3 (da luglio a settembre 2021). Ma le regioni stanno insistendo affinché tale fascia di popolazione venga inserita nella fase due della campagna, indirizzata da febbraio alle persone over 80. Si tratta di una platea di circa un milione di persone tra docenti, presidi e personale tecnico amministrativo.

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