"Terza settimana di Dad e parchi aperti, scuola chiusa per fallimento". Il bilancio del comitato Mense di Arezzo

Il comitato "Giù le Mani dalle Mense" con la fitta rete di genitori all'interno delle scuole aretine si sta occupando anche dei disagi creati dalla chiusura delle scuole e in questa terza settimana di Dad traccia un bilancio

Nel corso di questa terza settimana di didattica a distanza con le scuol chiuse nel Comune di Arezzo, il comitato Giù le mani dalle mense traccia un bilancio di come sta andando, delle criticità per bambini e famiglie e pone in evidenza il fatto che la chiusura delle scuole non è stata accompagnata da altre misure di contenimento del virus. Questa l'analisi dei genitori del comitato.

"All’indomani dell’ordinanza 5/2021 annunciata nel corso di una diretta Facebook dal Sindaco Ghinelli venerdì 26 febbraio scorso per decretare la sospensione dell’attività didattica in presenza nelle scuole di ogni ordine e grado del comune di Arezzo, ad eccezione di asili nido e scuole dell'infanzia, avevamo parlato di provvedimento abnorme, non solo perché veniva varato 10 giorni prima dell’entrata in vigore del Dpcm Draghi, esecutivo dal 6 marzo 2021, e senza ancora averne i numeri, ma soprattutto perché non veniva accompagnato, a differenza di quanto previsto dal Governo, da una serie di misure correlate che avrebbero potuto renderlo da un lato sopportabile (bonus baby sitter, agevolazione del lavoro a distanza) e dall’altro efficace (eventuale chiusura dei parchi, stretta agli assembramenti, contingentamento degli ingressi a mercati e centri commerciali).

Mentre negli stessi giorni, gli amministratori dei comuni limitrofi cercavano di trovare una strada alternativa per arginare la diffusione del contagio, disponendo la chiusura dei parchi cittadini e impedendo con ogni mezzo gli assembramenti; mentre nelle stesse ore i sindaci di comuni capoluogo di province a rischio zona rossa si appellavano al presidente del Consiglio per salvaguardare il ruolo della scuola in presenza, al fine di non mettere a rischio la tenuta sociale della propria comunità, la prima ed unica soluzione individuata dai nostri Amministratori Comunali è stata quella di chiudere l’accesso agli istituti scolastici e conseguentemente l’attivazione della Dad per migliaia di bambini e ragazzi aretini.

Come era facile prevedere, questo provvedimento isolato non è riuscito a cambiare il corso degli eventi e tutta la provincia di Arezzo è stata dichiarata zona rossa a partire dal 15 Marzo. Quello che forse era meno facile da prevedere, e che tuttavia si è verificato a più riprese, è stato l’accanimento e la pervicacia con cui nelle due settimane successive, ci si è scagliati contro bambini, ragazzi e famiglie considerati i responsabili principali della diffusione del virus. A dispetto dei dati, in verità sempre troppo spesso incompleti o forniti in maniera un po’ caotica e in forma aggregata, che sembravano dimostrare la scarsa incidenza dei contagi in ambito scolastico a fronte invece di una grande necessità di migliorare il sostegno al controllo del territorio e all’azione di tracciamento, la nostra Amministrazione ha sfruttato il sospetto delle varianti e dell’aumento delle quarantene correlate ai positivi per giustificare una decisione presa senza i dovuti presupposti. Post dopo post, dichiarazione dopo dichiarazione, commento dopo commento e comunicato stampa dopo comunicato stampa ha inasprito le posizioni di ognuno e ha spinto una cittadinanza stanca e stremata a schierarsi gli uni contro gli altri. Negli ultimi giorni abbiamo letto invettive contro i genitori colpevoli di “parcheggiare” i figli a scuola e di mettere in pericolo il tessuto economico della città perché incapaci di tenere i propri bambini e ragazzi chiusi in casa. Come se i commercianti, i titolari di attività e i lavoratori in genere non fossero proprio quegli stessi individui che venivano biasimati con sufficienza, ovvero spesso anche loro genitori. Come se in un anno di pandemia non avessimo tutti contratto un debito con intere generazioni di giovani che abbiamo privato di tutto.

Lo sconforto e la sensazione di trovarsi di fronte ad una classe dirigente inadeguata aumentano adesso quando, dopo due giorni in cui i numeri sembrano lentamente migliorare, e ben prima che si possa parlare di una tendenza consolidata, leggiamo l’ennesima esternazione via social in cui la Vice Sindaca di Arezzo plaude alle sue stesse decisioni. Peccato però che queste decisioni siano il risultato di un clamoroso fallimento. Il fallimento di una classe politica nazionale che in attesa di stringere su vaccinazioni e contact tracing, continua a ricorrere alle chiusure indiscriminate. Il fallimento di un’Amministrazione locale che dopo un anno di pandemia insiste ad agire in modo autonomo e svincolato rispetto agli altri enti coinvolti nella lotta al Covid 19 secondo uno schema emergenziale che poggia le proprie basi sulla chiusura della scuola e sull’utilizzo dei droni, passando per la richiesta continua di installare un fantomatico ospedale da campo (come avvenuto nella vicina Perugia, in cui l'ospedale da campo montato accanto al Policlinico cittadino ha incontrato le riserve e le critiche di merito della Corte dei Conti).

Nel frattempo, sul campo, è il caso di dirlo, lasciamo i nostri figli dai più piccoli ai più grandi, quelle generazioni future che andranno a formare la società di domani e che noi adulti, se quella contro il Covid 19 vogliamo chiamarla guerra, siamo disposti a sacrificare in battaglia facendo finta di non sapere che tutti quei piccoli grandi vincoli, tutte quelle piccole grandi rinunce, tutte quelle piccole grandi limitazioni che imponiamo loro quotidianamente condizioneranno la loro crescita e la loro formazione. A loro, non a noi genitori che assistiamo preoccupati ed inermi, un giorno dovremo dare una spiegazione del perché abbiamo sprecato un’estate a difendere il diritto ad andare in discoteca o all'aperitivo invece di spendere ogni risorsa che avevamo per garantire le scuole aperte in autunno ed in inverno, perché a dicembre abbiamo incentivato i consumi all’interno dei negozi e dei centri commerciali invece di spegnere il virus approfittando delle vacanze natalizie, perché ancora oggi nella nostra città, si continuano a lasciare i parchi aperti, o non adeguatamente sorvegliati, e le scuole chiuse."

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