Martedì, 22 Giugno 2021
Scuola

Cento maestre statali licenziate tornano precarie. Tacconi: "Frutto di una sentenza del Tar, ma così la scuola non può funzionare"

Si tratta al 95% di donne che nel corso degli anni avevano preso il ruolo e cioè un contratto a tempo indeterminato e che adesso si vedono licenziate e riassunte con contratto a tempo determinato fino al 30 giugno 2021

Da oggi partono un centinaio o forse più di licenziamenti e di ritorno al precariato che in sostanza fanno piombare indietro di qualche anno un folto gruppo di educatori e insegnanti delle scuole dell'infanzia statali e delle primarie. Si tratta al 95% di donne che nel corso degli anni avevano preso il ruolo e cioè un contratto a tempo indeterminato e che adesso si vedono licenziate e riassunte con contratto a tempo determinato fino al 30 giugno 2021 e il prossimo anno scolastico saranno di nuovo nel girone dantesco dei precari della scuola e andranno a fare soltanto le supplenze.

Ma come si è potuto verificare tutto questo? E come potrà reggere l'urto la scuola aretina che è già carente negli organici? A spiegare il complesso meccanismo fatto di lunghe tappe anche giudiziarie iniziato nel 2007 è Maurizio Tacconi della Flc della Cgil di Arezzo dopo che ieri il dirigente scolastico provinciale Roberto Curtolo ha spedito il provvedimento a tutti i soggetti interessati.

"Intanto c'è da dire che questo provvedimento riguarda 250 persone, ma non tutte avevano già preso il ruolo, quindi il campo un po' si restringe, ma resta un numero altissimo di insegnanti fondamentali per il funzionamento minimo della scuola" commenta innanzitutto Tacconi che poi ripercorre le principali tappe che hanno prodotto quest'anomalia tipica italiana:

"Fino al 2005 esistevano graduatorie permanenti, vi si scrivevano solo coloro che erabo abilitati all'insegnamento. Tra questi un percorso a parte era destinato a chi aveva conseguito un diploma magistrale entro l'anno scolastico 2001/2002 che non era considerato titolo abilitante, ma costoro potevano fare il concorso e poi iscriversi alle graduatorie permamenti. Nel 2007 quest'ultime vengono trasformate in graduatorie a esaurimento, la scuola pesca chi c'è iscritto e non ci può entrare più nessuno, i diplomati magistrali possono esserci ma solo chi ha fatto il concorso."

Poi cosa succede? Le riforme della scuola che si sono susseguite come hanno inciso? "Dal 2010, quindi dal Ministero della Gelmini in poi si è cercato di spostare i costi dell'istruzione sulle famiglie incentivando le scuole private e così nel 2013 arriva dall'Europa una condanna all'Italia perché venivano dati soldi pubblici a scuole private che non rispettavano i canoni degli insegnanti abilitati proprio perché impiegavano nella stragrande maggioranza dei casi i diplomati magistrali." Cosa fare da qui in poi? "Renzi nel 2014 tentò di aggirare l'ostacolo promulgando una legge che diceva che il diploma magistrale era abilitante all'insegnamento a tutti gli effetti e così iniziò la stagione dei ricorsi perché le diplomate alle magistrali cominciarono a chiedere di essere inserite in graduatoria fin dal 2007."

Così anche ad Arezzo si ebbero i primi ricorsi. "Per i primi 5 che furono fatti il Tar disse che i diplomati magistrali avevano ragione e quindi vennero ammessi in ruolo, poi arrivarono altri 75 ricorsi con la Cgil, ma qualcosa cambiò, la palla venne passata al Consiglio di Stato che emise un'ordinanza cautelare con la quale diede ragione alle insegnanti precarie, ma si riservò anche di chiedere all'Avvocatura dello Stato. Le prime sentenze arrivarono nel 2016 e il 20 dicembre del 2017 l'Avvocatura e il Consiglio di Stato chiesero anche pare alla plenaria della Magistratura che diede ragione ai ricorrenti, ma che per rimanere in graduatoria e poi in ruolo avrebbero dovuto esprimere la volontà nel 2007. Si trattò di un atto di indirizzo che è stato ripreso e applicato dal Tar che si è espresso il 6 ottobre scorso: tutte dovevano essere messe fuori dalla graduatoria e quindi anche dal ruolo acquisito in conseguenza. Ecco perché oggi sono tutte licenziate e riassunte come precarie."

Un provvedimento che dopo anni di iter arriva ad essere applicato proprio in un momento in cui la scuola ha bisogno di rafforzarsi e di avere persone formate e con esperienza in servizio. "Senza queste persone la scuola non apre e poi in un periodo come questo dove si bloccano i licentimenti nel privato, nella scuola avvengono queste cose."

Unico appliglio per alcune di loro che avevano potuto partecipare nel 2018 al concorso riservato che chiedeva due anni di insegnamento nella sucola statale. Per loro il ruolo resta garantito perché hanno già affrontato il concorso. 

"Serve una soluzione politica che le faccia passare o da un nuovo concorso riservato, evitando il rischio di svuotare le paritarie, oppure che venga sanata la loro posizione perché altrimenti persone con molta esperienza sul campo resteranno fuori. C'è da dire infine che tutte loro hanno superato l'anno di prova e la valutazione del dirigente e della relativa commissione. Hanno avuto l'idoneità all'insegnamento che adesso viene loro tolta."

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