Giovanni e Ilenia, due genitori da proteggere e la scuola attiva la Dad per tre bambine. Le famiglie: "Grazie"

Frequentano una seconda e una quinta della scuola primaria Aldo Moro nell'Istituto Comprensivo Margaritone, da settembre guidato dalla dirigente Virginia Palladino

L'interno della scuola Aldo Moro, immagine di repertorio

Pandemia e persone fragili in casa. Come tutelarle e garantire il diritto allo studio ai bambini di queste famiglie? Di fronte a una carenza nella normativa nazionale le autonomie scolastiche attuate dai dirigenti e la missione fatta persona di alcuni insegnanti possono fare la differenza, anzi la stanno già facendo.

E' il caso della storia che andiamo a raccontare e che ha come protagoniste due famiglie aretine e le condizioni di salute di due genitori, Giovanni nel primo caso, Ilenia nel secondo. Un babbo seriamente malato e una madre con una gravidanza a rischio per la nascita del nono figlio. Tutti e due da proteggere dal rischio di contagio da coronavirus. Le due famiglie, alla riapertura delle scuole primarie a settembre si sono trovate di fronte a una decisione difficile da prendere, mandare i figli a scuola in sicurezza ma a contatto con molte persone tra compagni e insegnanti oppure farli studiare da casa? Una scelta lacerante da prendere per madri e padri che hanno di fronte una bambina che va in seconda elementare e la sorellina addirittura in quinta, così come la figlia dell'altra famiglia. 

La fragilità fisica di due genitori, la forza di due famiglie

Giovanni Cabitta è un caso complesso, è assistito a casa dalla moglie Marica. Ad una talassemia major si è aggiunta da cinque anni e mezzo la Sla, l'uomo si muove in sedie a rotelle, ha diverse difficoltà. Insieme hanno costruito una famiglia forte, hanno una figlia Maria Rita che frequenta la quinta della scuola primaria Aldo Moro. E' il caso di dire che la frequenta, ma a distanza. "La nostra famiglia, con la riapertura della scuola a settembre, si è posta il problema di stare più riparata possibile e dic osa avrebbe potuto comportare il ritorno della bambina a scuola". Così spiega Marica. 

Ilenia Sciuto si è trovata di fronte alla stessa paura e alla stessa scelta, per le sue due bambine Maria Chiara e Francesca. Una gravidanza classificata a rischio per l'attesa del nono figlio. Il pericolo che il contagio potesse trasmettersi con maggiore probabilità se avessero frequentato la scuola. Marica si è messa in moto, ha costruito un dialogo vero, produttivo, utile, con la scuola e ha trascinato con se proprio Ilenia. Hanno cercato di trovare la soluzione migliore, chiedere con fare costruttivo che fosse attivata la didattiva a distanza per le loro tre figlie.

La risposta della scuola 

La decisione così difficile da prendere, valutando i pro e i contro sul piatto, è stata alleggerita, nel cuore di questi genitori, dal come le cose sono state fatte, dalla sensibilità dimostrata dal sistema scolastico in cui questa storia è inserita.

"Vogliamo fare un ringraziamento amplificato per quello che hanno fatto per noi - tiene a specificare Marica - la richiesta fatta alla scuola si sta prolungando e volevamo sottolinearla, non era scontata. Questa scuola invece si è prodigata oltre le richieste grazie anche all'unione dei docenti che sicuramente lavorano con amore"

"La pandemia ci ha creato delle paure che ci hanno tolto certezze, paure che altri genitori non hanno avuto, se per caso avessimo avuto una quarantena in casa nostra sarebbe stato orribile - spiega Marica - mio marito senza me non fa nulla e non avrei potuto certo isolare la bambina. Così ho parlato con la preside e abbiamo trovato l’alternativa, con l'unione della scuola e della famiglia. Misi il mio cuore nelle mani della preside e della docente Milloni e loro ci hanno ascoltato, capito e aiutato."

E così da settembre, gradualmente, sono iniziate le lezioni a distanza, prima con alcuni collegamenti, compiti assegnati e poi piano piano il progetto si è strutturato con un piano di studi adeguato, con tutte le docenti che hanno dato disponibilità. "Le 6 insegnanti fanno tutte la dad molto bene, ci inseriscono tutto nel registro elettronico, video, audio, schede, e ci hanno dato completa disponibilità telefonica. Adesso abbiamo 3 ore di dad tutti i giorni da metà ottobre e credo che nessuna delle nostre bambine sia rimasta indietro rispetto al programma. Anche i genitori dei compagni di classe ci hanno dato tanto sostegno."

"L'istituto ha lavorato come se fosse un genitore" continua a dire Marica, come se avesse creato una placenta che ha nutrito tutti di una nuova esperienza che nonostante i sensi di colpa dei genitori e le difficoltà è alla fine sicuramente positiva. Lo si capisce dalle parole di chi le rinunce le ha dovute fare. "Mi commuove questo, ho trovato tante difficoltà e tante porte chiuse in faccia, invece questa piena disponibilità della scuola mi ha molto colpito e sono orgogliosa di farne parte."

"Non mi sono sentita sola"

E sua figlia Maria Rita cosa dice? Come si trova? "Con lei abbiamo parlato - spiega Marica - e si è detta d'accordo nel farlo, anche se ha un unico pensiero che domanda spesso: "Ma io riuscirò a tornare in classe?" A Natale abbiamo fatto un regalino alle maestre e ci siamo trovate all'aperto per darglielo ed è stato molto bello, speriamo tanto nella sanità e nel vaccino così lei potrà tornare a scuola, anche se stiamo valutando se con la discesa dei numeri dei contagi sia possibile mandarla a scuola." Cosa dice della didattica a distanza? "questa modalità di scuola mi è tanto piaciuta non mi ha fatto sentire sola" ha detto e pensare che lei sta frequentando solo i nonni e noi e la danza la fa online."

Anche per Ilenia questa si è rivelata un'esperienza positiva. "Io ringrazio anche Marica che mi ha coinvolto e c'ha creduto, io ho avuto più difficoltà con due bambine. Per le maestre esprimo lode enorme non mi sono sentita mai sola, nonostante dovessimo stare protette, perché ho avuto una gravidanza a rischio, la nona gravidanza. Io seguo sempre i bambini, mi sono dovuta mettere chiusa in casa con loro, le maestre ci hanno aiutato, ci siamo sentiti consolati. Spero che questo messaggio arrivi a tutti, abbiamo sentito tante chiacchiere sulla scuola, ma qui tutto ha funzionato e per farlo alla base ci deve essere un rapporto così tra genitori e scuola. Le maestre sono come mamme, si prendono cura."

Le maestre

"In questa esperienza siamo state accompagnate dalla nostra nuova dirigente che trovo una persona sensibile - spiega la maestra Donatella Milloni che insegna in quinta - abbiamo fatto inizialmente incontri pomeridiani, poi il resto è venuto in automatico, c'è stato un periodo in cui tutta la classe è stata in quarantena ed è scattata la Dad per tutti, poi mentre gli altri sono tornati a scuola le due bambine si sono collegate da casa e da lì abbiamo costruito giorno per giorno, quasi un gioco, un modo diverso di fare scuola in quinta." Lucia Frontini è invece la maestra di Francesca: "Ogni giorni ci colleghiamo, con tutti gli accorgimenti che sono giusti tenendo conto della più giovane età."

"All’inizio c'è stata qualche difficoltà poi fortunatamente i bambini di quinta collaborando hanno reso tutto più naturale - spiega la maestra Cecilia Cianchi - la mattina si salutano, collaborano al giornalino di classe, facciamo canto, le prove insieme, leggono a turno da casa anche loro, come se fossero in classe. E quindi un atto di lode va fatto a queste tre bambine che hanno accettato di non avere contatti con i loro compagni. Lavorano in autonomia, dallo schermo vedo come scrivono a testa bassa, come i suoi compagni. C'è stato anche il timore dell'uso di tutta questa tecnologia, però le paure sono sparite."

Le paure di tutti a quanto pare sono sparite, i sensi di colpa hanno lasciato spazio alla soddisfazione di una comunità educante che ha vinto questa piccola grande battaglia. E queste bambine sono la dimostrazione che quando ci sono le volontà si aprono le strade, le porte e i portoni, un'idea diventa realtà e i più piccoli sono pronti a cogliere queste diverse ma importanti opportunità. 

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