Mercoledì, 23 Giugno 2021
Scuola

La scuole riaprono a settembre. Il disagio di studenti (40mila ad Arezzo) e famiglie

Il ministro Azzolina ha spiegato che il Governo sta lavorando alla ripartenza, ci sono spiragli per gli esami di Stato. I nodi da sciogliere: l'aspetto formativo di bambini e ragazzi e il sostegno ai genitori

Ci sono circa 40mila studenti aretini di ogni ordine e grado che restano in attesa, con i loro gentiori, di sapere cosa potrà succedere sul versante scuola. E ovviamente - insieme a loro - docenti, dirigenti e tutto il personale scolastico. Un'indicazione, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, l'ha data ieri, a margine degli annunci sulle novità a partire dal 4 maggio: verosimilmente le scuole ripartiranno a settembre, non prima. Perché attualmente non ci sono le condizioni per farle riaprire in sicurezza. Alle parole del capo del Governo, hanno fatto seguito quelle del ministro dell'Istruzione Lucia Azzolina.

"Tutti gli scenari elaborati dal comitato tecnico-scientifico sconsigliano la riapertura delle scuole, se non vogliamo vanificare gli sforzi fatti da milioni di italiani e mettere a rischio la salute di tanti. Da ministra dell'Istruzione è un grande dolore, per me, dover tenere le scuole chiuse. Ma ce lo impone il senso di responsabilità. Per ripartire, domani, più forti".

Azzolina ha parlato anche degli esami di Stato e sostegno alle famiglie in un post facebook, anche se senza entrare ancora nello specifico.

"È un grande sacrificio. Lo sappiamo. Per questo - ha scritto su Facebook - ci saranno misure di sostegno per le famiglie. Così come sappiamo che occorre lavorare rapidamente per settembre. E lo stiamo facendo. Presto avremo le prime proposte. Lavoriamo anche sugli Esami del secondo ciclo in presenza. Siamo convinti di poterli garantire in sicurezza, il comitato tecnico-scientifico ci ha dato il via libera. In queste settimane il Governo non ha mai smesso di pensare alla scuola e non lo farà mai. Anche per questo vogliamo assumere, per il prossimo anno scolastico, più docenti possibili, a partire dai precari".

Giuseppe Conte - spiega l'Ansa - ha annunciato il rinnovo dei congedi speciali e del bonus babysitter da 600 euro in arrivo con il decreto di aprile anti-Coronavirus. Il congedo speciale dovrebbe essere di altri 15 giorni retribuiti al 50% di cui i genitori - uno solo o dividendoli tra entrambi - potranno usufruire fino a settembre.

I numeri del disagio familiare e formativo

Un paio di giorni fa un'inchiesta del Post ha gettato luce su alcuni dei maggiori problemi legati all'interruzione delle attività scolastiche in aula sostituite dalle lezioni online.

"In Italia le famiglie composte da coppie con figli sono quasi 8,8 milioni, quelle con entrambi i genitori impiegati a tempo pieno sono circa il 27 per cento, quelle con il padre a tempo pieno e la madre a part time sono il 16 per cento: le famiglie in cui entrambi i genitori lavorano sono quindi il 43 per cento del totale, circa 3,6 milioni. A queste si aggiungono le famiglie cosiddette monogenitoriali, ovvero quelle in cui i genitori non si occupano insieme dei figli nel medesimo nucleo familiare, che sono 2,8 milioni. Non potendo contare sull’aiuto dei nonni, che non sempre ci sono e comunque sono i più fragili davanti al virus, né per il momento su strutture alternative alle scuole, molti genitori si ritrovano, a una settimana dal ritorno al lavoro, senza una soluzione per la gestione dei figli".

Questo per quanto riguarda il fronte familiare. C'è poi l'aspetto formativo di bambini e ragazzi "isolati in casa da due mesi in una fase centrale del loro sviluppo psicofisico: rischiano di esserlo ancora a lungo e risentirne profondamente".

Senza contare - ricorda il Post - che la didattica a distanza «non è riuscita a coprire tutto»: secondo i dati del ministero dell’Istruzione (Miur) non ha raggiunto il 20 per cento degli studenti. (...) Di queste difficoltà risentono soprattutto i bambini più piccoli, quelli che vanno dagli 0 ai 6 anni, e gli studenti della scuola primaria, che non sono in grado di fare didattica a distanza in modo autonomo e hanno bisogno dell’aiuto dei genitori, che non sempre sono in grado di seguirli se lavorano da casa. Tenere le scuole chiuse ancora a lungo, senza sostituirle con strutture dove i bambini possano essere accolti all’esterno della famiglia, rischia di aggravare le disuguaglianze e peggiorare le situazioni più difficili, dalle esigenze dei bambini disabili a quelli che vivono situazioni di disagio e violenza domestica.

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