Rosa Lullaby, il racconto dei Tetti rossi del manicomio di Arezzo torna in scena

Lo spettacolo sarà visibile 24 ore su 24 nello Spazio Teatro Social di Officine della Cultura, ovvero i propri canali social Facebook e Youtube all'interno della Stagione #iorestoacasa

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ArezzoNotizie

La macchina del tempo di Officine della Cultura prosegue senza sosta, anche in giorni difficili per tutti quanti, per l’assenza di relazioni, la precarietà economica, le tante difficoltà di chi si trova ad affrontare giorno dopo giorno una lotta che sembra impari, un lutto improvviso, la fine di un’epoca. Sono tuttavia questi i giorni di una “contenzione” collettiva che, per la maggioranza degli aretini, trova un’inaspettata similitudine con quanto vissuto dai degenti dell’Ospedale Neuropsichiatrico di Arezzo, il manicomio, almeno fino all’epoca della sua apertura, grazie all’opera di Agostino Pirella e del suo staff - Pirella arrivò ad Arezzo il 20 luglio 1971 chiamato a dirigere la struttura “per trasformare il manicomio e superarlo sulla base dell’esperienza che si stava conducendo a Gorizia” come dichiarato da lui stesso nel 1984 -, e alla definitiva chiusura grazie alla legge Basaglia, la legge 180 del 1978. Niente di più appropriato, dunque, che rivivere quegli anni straordinari per la nostra città, catapultata nei quotidiani di tutto il mondo per l’incredibile valore del percorso intrapreso e per le famose e rivoluzionarie “assemblee generali”, con lo spettacolo “Rosa Lullaby - racconto dai Tetti Rossi” di Gianni Micheli, prodotto da Officine della Cultura e Libera Accademia del Teatro nel 2010 in collaborazione con il Centro di Promozione per la Salute “Franco Basaglia” e grazie al lavoro di ricerca di Gianni Micheli confluito nel volume “Utopia e realtà: una memoria collettiva”, Edifir, Firenze 2009.

Protagonisti furono Andrea Biagiotti, Luca Baldini, Eleonora Angioletti e lo stesso Gianni Micheli oltre alla partecipazione straordinaria del cantautore Paolo Benvegnù. A firmare la regia fu chiamata Francesca Barbagli con l’importante contributo delle proiezioni audiovisive di Stefano Dei, testimonianze reali di vita ed esperienza manicomiale. Da citare ancora le scenografie di Maurizio Giornelli, il lavoro sul suono di Michele Pazzaglia, il disegno luci di Matteo Fantoni e le musiche eseguite dal vivo da Paolo Benvegnù, Luca Baldini, Gianni Micheli. Lo spettacolo sarà visibile da giovedì 26 a domenica 29 marzo compresi, 24 ore su 24, sui canali social di Officine della Cultura, Facebook e Youtube, oltre alla replica di domenica 29 in prima serata su Teletruria.

Un’occasione concreta di rivivere un’epoca lontana, ma che oggi è più vicina che mai, grazie al protagonista del racconto, Aldo, al quale in questi giorni, anticipando lo spettacolo nei suoi contenuti umani ed empatici, s’intreccia anche l’opera di rilettura del volume “Utopia e realtà” realizzata da Gianni Micheli all’interno dei propri canali social. A quarantacinque anni Aldo diventa padre. Aldo è un uomo "normale" con una vita "normale" ma con un passato e una storia che normali non sono: Aldo è "figlio del manicomio", nato da due pazienti dell'ospedale psichiatrico di Arezzo. Aldo è figlio di due matti. Dei suoi genitori Aldo non sa nulla, non ha mai voluto sapere nulla. Affidato poco dopo la nascita a genitori "altri", al di fuori della struttura manicomiale, per tutta la vita non ha fatto che affermare la sua "normalità", volendo dimenticare, apparentemente riuscendoci, tutto delle proprie origini. Nel frattempo ha avuto luogo quella straordinaria stagione riformista che coinvolge molti istituti psichiatrici, quello aretino in prima fila, definitivamente chiuso con la riforma della legge 180 del 1978. Da quella legge sono ormai passati oltre quaranta anni ma è solo con il raggiungimento della tanto desiderata paternità che Aldo si sente spinto a riannodare, sulle note di una ninna nanna antica che emerge dalla sua memoria, il proprio vissuto a quello di coloro che in un momento d'amore gli hanno dato la vita, seppure all'interno di una struttura segregante e sotto l'etichetta dell'insanità mentale. Rosa Lullaby è il viaggio e il canto, la poesia e la memoria di un uomo che intende ridare un nome e un volto a chi per troppo tempo, quasi per una vita intera, è rimasto senza una storia da raccontare o un pubblico a cui narrarla. Ultimo appuntamento in cartellone, al momento, da giovedì 2 aprile a domenica 5 aprile “Orchestra Multietnica di Arezzo in Culture contro la paura”, il concerto svoltosi nel 2019 presso il Teatro Cantiere Florida di Firenze, in collaborazione con Murmuris, con il quale la formazione aretina prodotta da Officine della Cultura ha presentato alla stampa la sua ultima fatica discografica; ospiti: Erriquez, Dente, Paolo Benvegnù, Stefano Cisco Bellotti, Alessandro Fiori, Amanda Sandrelli.

Ulteriori informazioni cercando Officine della Cultura su Facebook e Youtube, ma anche su Instagram, o scrivendo a segreteria@officinedellacultura.orgwww.officinedellacultura.org. Nel frattempo che #iorestoacasa continui a essere per tutti un imperativo.

I più letti
Torna su
Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...
ArezzoNotizie è in caricamento