“Ritorno alla navicella madre” alla Galleria Ambigua

Nonostante la difficoltà di questo periodo, Galleria Ambigua ha deciso di portare avanti la propria programmazione espositiva, proponendo al pubblico la mostra “Ritorno alla navicella madre”, personale dedicata alla pittrice Dina Cangi. 

L’opening, previsto per il  31 ottobre alle ore 17, si svolgerà in maniera virtuale, prevedendo la proiezione della presentazione, in forma di video-intervista, sui canali social della Galleria; la mostra sarà quindi visitabile  fino al 13 novembre, con un limite d’ingressi di due persone alla volta.

Dina Cangi è un’artista  che ha alle spalle novantaquattro esposizioni e la sua pittura è un viaggio in costante evoluzione, avendo assunto, nel corso degli anni, molteplici forme espressive, che hanno spaziato dallo stile informale, sino a giungere al figurativo “nella stagione dei cieli” e nella più recente “stagione astronomica”, nella quale l’artista utilizza il colore per indagare le leggi fisiche del cosmo, alla maniera di uno scienziato che osserva la natura con una lente d’ingrandimento per giungere alla radice ultima delle cose.

Artista esperta nell’utilizzo del colore, Cangi esordisce costruendo geometrie originalissime in cui è già presente una forte spinta verso l’interiorità, dimensione che l’artista approssimerà, in maniera crescente, al cielo. 

Lo sguardo verso la volta celeste è infatti, per l’autrice, anche una discesa nell’anima, come se, tra i due orizzonti, vi fosse una simbiosi: l’altezza delle nebulose e la loro invisibile struttura, è analoga a quella intimistica dell’anima.

Dopo un periodo caratterizzato da un cromatismo aureo, in cui la ricerca della luce guida le linee, la pittrice procede la propria ricerca “verso l’alto”, intraprendendo una via ascensionale che raffigura sulle tele, con inconsueta maestria, le sfumature dei cieli, le nuvole, i tramonti e le dissolvenze.

Tuttavia, neppure l’approdo al cielo costituisce, per Cangi, un traguardo definitivo, poiché la pittrice prosegue la propria  indagine, abbandonando la bellezza armoniosa dell’orizzonte che vediamo dalla nostra posizione di creature terrestri, per dare avvio ad un viaggio alla scoperta delle nebulose e, dunque, della natura ultima della materia. Quest’ultima viene quindi sezionata, interrogata dai colori e ritratta come se l’artista stessa si trovasse in mezzo allo spazio cosmico. E proprio là, tra i corpi celesti in movimento, Cangi scatta delle istantanee che “stampano” sulla tela momenti d’eternità. Sono infatti soggetti prediletti di questa stagione pittorica i buchi neri, i pianeti e le stelle nella loro evoluzione, come se vi fosse un parallelismo tra l’universo infinito ed il micro-universo dell’anima. Nonostante le molte evoluzioni che hanno segnato la pittura di quest'artista, Cangi continua a non fermarsi e le sue opere restano in divenire, aperte a nuove ed ulteriori sperimentazioni.

Come canta una bellissima canzone, seppur poco nota, dopo aver percorso le distanze spaziali dell’universo e aver visitato l’eternità, forse, solo allora, saremo pronti a far rientro nella nostra navicella madre, la Terra, o meglio ancora, la nostra anima.

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