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L’ospitaliero Giovanni Roberto e il Rifugio della Sassaia di Rigutino su un libro pubblicato in più lingue

A segnalare questa storia è Santino Gallorini

Thomas Mohr è un imprenditore e avvocato di successo. Nato ad Amburgo nel 1966, ha passato gli anni della sua giovinezza in Alto Adige, per poi andare a vivere a Monaco di Baviera dove ha impiantato la sua fiorente attività. Molti i rapporti di lavoro con vari paesi, tra cui l’Italia, molti gli impegni, una vita frenetica. Poi, arriva una grave batosta: gli viene diagnosticato un cancro. Thomas è cattolico e pertanto decide di prendersi una pausa nella sua frenetica vita e di intraprendere un pellegrinaggio a Roma, assieme a due amici altoatesini e tre lama. Nel suo peregrinare fa tappa anche alla Sassaia di Rigutino e incontra l’Ospitaliero Giovanni Roberto, una figura di un particolare carisma e di una simpatia unica. Tra i due nasce un ottimo rapporto.

A segnalare questa storia è Santino Gallorini.

9788868395186_0-2Poi Thomas con gli amici e i lama, prosegue verso Roma e termina il suo pellegrinaggio. Nel 2019 dà alle stampe un libro in lingua tedesca e nel 2021 esce anche l’edizione in lingua italiana. Nel libro, che è una sorta di diario di viaggio, pieno di osservazioni sui luoghi attraversati e di interessanti meditazioni, si descrive l’arrivo ad Arezzo, la visita alla Cattedrale e l’ammirazione verso l’affresco della Maddalena di Piero. Poi, si narra con pennellate di poesia il viaggio verso la Sassaia e l’incontro con l’Ospitaliero Giovanni. C’è un intero capitolo, con belle foto a colori, dedicato a lui: “L’ultimo templare”. Viene narrato in sintesi anche il cambio di vita di Giovanni, da imprenditore di successo a pellegrino privo di tutto, dopo che ha lasciato i suoi beni alla moglie ed ai figli, ricominciando con soli 60 euro!

Scrive Thomas di Giovanni: «Prima si sentiva come una nave fantasma alla ricerca di un porto, senza sapere dove conducesse il viaggio. Sul “Cammino” [di Santiago] ha trovato la fede, la luce, la pace interiore e la gioia». E poi, dopo annotazioni sulla canonica della Pieve della Sassaia, sui libri della ricca biblioteca, sui quadri ed i cimeli esposti, non poteva mancare il finale “in gloria”: «Giovanni cucina in modo fantastico, ci sono pici, pollo in umido, olive e salsicce, e verdure». Per poi commentare: «mi rallegro riconoscendo che ogni vita ha la propria realtà. Una realtà che si afferra solamente quando si mette da parte il proprio punto di vista consolidato e ci si apre a qualcosa di veramente nuovo».

Un’altra delle tante occasioni in cui persone di vari paesi hanno avuto la possibilità di fermarsi al Rifugio della Sassaia, incontrare Giovanni e poter gustare i suoi splendidi piatti mentre magari lui declama una sua poesia. E quei momenti è impossibile scordarseli.

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