Trainspotting 2 - Voto 6/10

“Io cambierò... Metto la testa a posto, vado avanti, rigo dritto. Scelgo la vita. Già adesso non vedo l'ora. Diventerò esattamente come voi: il lavoro, la famiglia, il maxitelevisore del cazzo, la lavatrice, la macchina, il cd e l'apriscatole...

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“Io cambierò... Metto la testa a posto, vado avanti, rigo dritto. Scelgo la vita. Già adesso non vedo l'ora. Diventerò esattamente come voi: il lavoro, la famiglia, il maxitelevisore del cazzo, la lavatrice, la macchina, il cd e l'apriscatole elettrico. Buona salute, colesterolo basso, polizza vita, mutuo, prima casa, moda casual, valigie, salotto di tre pezzi, fai-da-te, telequiz, schifezze nella pancia, figli, a spasso nel parco, orario di ufficio, bravo a golf, l'auto lavata, tanti maglioni, natali in famiglia, pensione privata, esenzione fiscale, tirando avanti lontano dai guai, in attesa del giorno in cui morirai.”

Finiva così Trainspotting, con questo monologo diventato cult nel 1996, film manifesto di una generazione tratto dal romanzo omonimo di Irvine Welsh pubblicato tre anni prima.

Un quasi esordiente Danny Boyle, all’epoca alla sua seconda opera come regista, veniva lanciato nell’olimpo della cinematografia mondiale, mentre Ewan McGregor tra gli attori che contano.

Sono passati 21 anni, già nel 2002 lo stesso Welsh aveva provato a raccontare con Porno (sequel editoriale di Trainspotting) cosa fosse accaduto ai protagonisti dieci anni dopo il primo capitolo.

Il successo non fu il solito, i tempi erano cambiati e quella generazione cresciuta con il primo romanzo e poi con il film aveva “scelto la vita”.

Un campanello d’allarme si direbbe, ma Boyle covava un desiderio così forte di portare in sala un seguito di Trainspotting tanto da non scoraggiarsi.

E dire che dopo gli alterchi avuti con Ewan McGregor a causa di The Beach - l’idea di portare in sala il romanzo scritto da Alex Garland fu proprio dell’attore ma la produzione impose Leonardo DiCaprio come protagonista anche se Boyle aveva promesso la parte proprio a McGregor - i due hanno completamente rotto i rapporti dopo un sodalizio durato tre film (Piccoli Omicidi tra Amici, Una Vita Esagerata e, appunto, Trainspotting).

Ritardi nella produzione e tira e molla vari non hanno impedito al regista di Manchester di riportare in sala i vecchi amici di Edimburgo con T2 Trainspotting, in quella che si è dimostrata essere una reunion rischiosa negli intenti e poco riuscita nei fatti.

Se ritrovare Mark Renton, Daniel “Spud” Murphy, Simon “Sick Boy” Williamson e Francis “Franco” Begbie invecchiati di vent’anni all’inizio pare funzionare, bastano poche sequenze per capire che l’emozione provata in sala si ferma solamente all’effetto nostalgia.

Un sincero gesto d’affetto che Boyle dedica a quel film che lo ha fatto conoscere venti anni fa al mondo e nulla più.

I quattro protagonisti dell’originale, Ewan McGregor, Robert Carlyle, Jonny Lee Miller e Ewen Bremner, ce la mettono proprio tutta per dimostrare di essere ancora loro, quei ragazzacci di Edimburgo ma invecchiati di due decenni.

L’impegno, che va comunque in alcuni casi riconosciuto, non basta però ad elevare la pellicola.

Mancano sequenze veramente iconiche e soprattutto quella riuscita miscellanea tra umorismo e leggerezza, come avveniva in Trainspotting per raccontare il tema delicato della tossicodipendenza, venendo meno in questo T2 i motivi sociali dell'originale che consentivano questo cambio di ritmo.

In T2 tutt’al più si prosegue, a volte con più di uno sbadiglio, con soluzioni e una trama scatologica dove tutto è già stato fatto e visto. I personaggi si muovono come ci saremmo aspettati.

Che portare in sala un seguito di Trainspotting fosse rischioso su questo non ci piove, siamo tutti d’accordo, è altresì vero però che l’idea di vedere i protagonisti dopo 20 anni era eccitante e di trovate stimolanti se ne potevano pure tirar fuori.

Danny Boyle, coadiuvato come per il primo da John Hodge alla sceneggiatura, si limita a prendere solo spunto da Porno per poi intraprendere un percorso più personale in cui la struttura del film pare reggersi completamente sul passato dei protagonisti.

Non a caso Boyle utilizza spesso espedienti e idee registiche per proporre spezzoni del vecchio film in cui si vedono i protagonisti ancora giovani.

Se è chiaro che il regista non ha ancora perso un briciolo della sua personalità nel costruire l'estetica dei suoi film, tra flashback e contaminazioni di media esterni con il cinema che per ovvi motivi nel film del ‘96 non potevano essere presenti, non si può dire lo stesso della riuscita generale dell’operazione.

I vari omaggi, con tanto di scene che ricalcano certe movenze o certe situazioni del primo, contribuiscono ancora di più ad amplificare l’effetto nostalgia di chi vive solo del passato senza guardare al futuro. Riproporre poi il monologo di Mark/McGregor che tutti conosciamo in una chiave più moderna con tanto di riferimenti ai social media e il finale fin troppo consolatorio, fanno il resto.

Ottima almeno la colonna sonora, ma non ci saremmo aspettati di meno: da l’iconica Lust for Life di Iggy Pop nell’originale qui remixata dai Prodigy a Radio Ga Ga dei Queen finalmente sfruttata (21 anni fa non c'erano i soldi per i diritti), poi ancora Blondie, The Clash, Young Fathers e Underworld con un altro pezzo strettamente legato al film, Born Slippy, qui accennata più volte ma senza mai esplodere.

Sarà banale, lo si dice ogni volta che sta per uscire il remake o il seguito di un vecchio cult, ma questa volta sembrava davvero diverso.

L’idea di vedere dopo 20 anni i quattro protagonisti di Trainspotting ci pareva interessante ma al netto della visione la domanda purtroppo è sempre quella: ne sentivamo veramente il bisogno?

Voto: 6/10

T2 Trainspotting (Uk, 2017, comedy-drama)

Regia: Danny Boyle

Sceneggiatura: John Hodge

Cast: Ewan McGregor, Jonny Lee Miller, Ewen Bremner, Robert Carlyle, Simon Weir, Karl Argue, Paul Ellard, Kelly MacDonald, Shirley Henderson, Steven Robertson, Anjela Nedyalkova, Irvine Welsh

Film al cinema

Jackie 8/10

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Beata Ignoranza 6/10

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