Giovedì, 29 Luglio 2021
Cultura

Thor: Ragnarok - Voto 6/10. La recensione

Con Thor: Ragnarok il Marvel Cinematic Universe arriva a quota diciassette film (il terzo dedicato al Dio del Tuono). Una continuità che dura ormai da quasi un decennio, da quel primo Iron Man uscito nelle sale nel “lontano” 2008. In tutti questi...

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Con Thor: Ragnarok il Marvel Cinematic Universe arriva a quota diciassette film (il terzo dedicato al Dio del Tuono). Una continuità che dura ormai da quasi un decennio, da quel primo Iron Man uscito nelle sale nel “lontano” 2008. In tutti questi anni Marvel e Disney sono riusciti a costruire un mondo interconnesso film dopo film, abituando lo spettatore ad una serialità speculare a quella delle serie tv, spesso seminando le pellicole di tracce ampliate solo nei capitoli successivi.

Indubbiamente un’operazione rivoluzionaria in ambito cinematografico, tanto che, da quando i due Studios dominano incontrastati il podio del botteghino, praticamente chiunque utilizza lo stesso modus operandi per realizzare franchise (vedi il vicino DC Universe).

Così, alle porte ormai del 2018, arriva Thor: Ragnarok.

Dopo gli eventi di Avengers: Age of Ultron, Thor (Chris Hemsworth), senza il suo martello, si ritrova imprigionato sul pianeta Sakaar controllato dal Gran Maestro (Jeff Goldblum). Costretto a combattere in un'arena contro Hulk (Mark Ruffalo), suo amico e alleato negli Avengers, Thor deve riuscire a tornare ad Asgard per fermare la pericolosa Hela (Cate Blanchett), intenzionata ad impossessarsi del trono, e impedire il Ragnarok.

Ma cos’è il Ragnarok?

Ragnarok, nella mitologia norrena, indica la battaglia finale tra le potenze della luce e dell'ordine e quelle delle tenebre e del caos. La fine di tutto in seguito al quale l'intero mondo verrà rigenerato.

Sin dai primissimi minuti, in una sequenza che dovrebbe creare più di una preoccupazione sul figlio di Odino - vista l’imminente distruzione della sua Asgard minacciata dal potente Surtur - ma che finisce invece per trasformarsi in una gag divertente, si intuisce che quello scelto per il terzo capitolo di Thor è un titolo più che azzeccato.

Come per il Ragnarok, Thor pare infatti intenzionato a mettere un punto su quello che è avvenuto prima e ripartire sotto nuove vesti, con un tono decisamente ancora più scanzonato e votato ad un connubio tra action e comedy esasperato.

Se i primi due capitoli di Thor erano sino ad oggi probabilmente i più solenni dell’intero Marvel Cinematic Universe, con un primo capitolo addirittura diretto dallo shakespeariano Kenneth Branagh, in questo terzo si cambia totalmente strada, quasi a lasciar intendere la nuova direzione che urge prendere in casa Marvel/Disney.

Ogni pretesto è buono per tentare di far ridere il pubblico, ricercando un’estetica anni ‘80 come già fatto nei due capitoli dedicati ai Guardiani della Galassia.

Non è una novità all’interno del mondo Marvel, ci siamo trovati altre volte di fronte alla coraggiosa volontà di cambiare decisamente rotta con risultati sorprendentemente riusciti.

Il problema di Thor: Ragnarok, infatti, non sta nella scelta di un cambiamento tanto nei toni quanto negli atteggiamenti del personaggio stesso, ma nel risultato finale.

Quello che funziona dannatamente bene nei Guardiani della Galassia, con quel suo essere anni ottanta più che volerli semplicemente omaggiare, con il suo politicamente scorretto, le sue battute a raffica e i siparietti tra i protagonisti, viene tradotto ed edulcorato in questo Thor: Ragnarok portando tutto su di un piano spesso talmente farsesco, tanto da renderlo fastidioso.

Il nuovo Thor semplicemente non si regge in piedi con le proprie gambe.

Non è nemmeno un problema di regia, Taika Waititi (che ha inoltre dato le movenze tramite motion capture a Surtur e Korg nel film) pur venendo da commedie indie, sa decisamente il fatto suo. Riesce a gestire facilmente le sequenze d'azione con il risultato che tutto è sempre chiaro anche nei momenti particolarmente concitati. Sicuramente il migliore, in quanto a regia, dei tre capitoli dedicati al Dio del Tuono.

E non è nemmeno un problemi di attori, o meglio, di alcuni di loro.

Chris Hemsworth dimostra di essere maturato e stavolta ci presenta un Thor più vicino ad un uomo che a un Dio. Spesso fuori luogo e impacciato, sono suoi i momenti più divertenti.

Lo stesso per Jeff Goldblum e il suo Gran Maestro, uno degli Antichi dell'Universo e fratello del Collezionista. Un’edonista forse un pò sopra le righe ed eccessivamente ridicolo, ma che rientra nello standard della città di Sakaar, immaginata come un enorme parco giochi con tanto di arena e gladiatori, colorata e pop.

Peccato non si possa dire lo stesso per Mark Ruffalo, qui nei panni di un Hulk-bambinone-stupido fin troppo loquace, e per Loki, fratello di Thor, ormai assurto a macchietta e parodia del suo stesso personaggio nonostante la bravura di Tom Hiddleston.

Pure Cate Blanchett e la sua sensuale Hela, personaggio nel quale nutrivo aspettative, si è dimostrato il più classico e banale dei villain.

Il problema vero di Thor sta in un insieme di cose che proprio non funzionano.

Prima di tutto la scarsa originalità. Capisco che certi prodotti ruotini più o meno sulle declinazioni della stessa cosa, ma qui tutto sa veramente troppo di già visto, considerando poi la durata, 130 minuti, che in questo non aiuta. Si, lo so, oggigiorno molti film sembrano fin troppo lunghi per quello che hanno da raccontare, Thor però esagera perdendo oltre un’ora nella città di Sakaar che pare solo un pretesto messo lì per cavalcare, in maniera del tutto forzata, l’onda del “momento nostalgia anni ‘80” e lo stile da space opera che ha decretato il successo dei Guardiani della Galassia.

Pur risultando divertente, vuoi per la realizzazione stessa della città spaziale (debitrice tanto dal mondo videoludico quanto da quello cinematografico) e per il duello tra Thor e Hulk spettacolare ed esaltante, il tutto risulta comunque ingiustificato. Non c’è un reale motivo perché tutto accada. Mentre Hela sta distruggendo Asgard, Thor si trova bloccato a gigioneggiare a Sakaar, ma il risultato è che noi vorremmo vedere cosa sta accadendo ad Asgard.

A tutto questo si aggiunge una sceneggiatura che cerca costantemente e disperatamente di farti ridere. Il risultato è che alcune gag sono anche riuscite bene, ma molte altre finiscono per essere fin troppo demenziali e forzate a scapito della dell'immedesimazione dello spettatore all’interno della storia raccontata.

Peccato davvero perché la mitologia di Thor, e questo è un problema che risale al primo capitolo, è talmente ricca che avrebbero potuto impostare l’intero filone dedicato al Dio del Tuono sotto un altro aspetto, un pò alla Signore degli Anelli per intenderci, ma invece hanno preferito erroneamente sfruttare l’immaginario dei Guardiani della Galassia che mal si sposa con quello di Odino, almeno messa su questo piano.

Una delle cose che contraddistingue i film Marvel è proprio la capacità di creare ad ogni eroe il proprio mondo popolato da personaggi e situazioni differenti. Contaminare i vari microcosmi in questo modo non aggiunge niente, ma tutt'al più toglie.

Siamo entrati in una nuova fase con la prima parte di Avengers: Infinity War ormai alle porte e ancora tutto può accadere. Mentirei se dicessi che non mi sono divertito. Thor: Ragnarok riesce comunque ad intrattenere sufficientemente, soprattutto sul finale in cui Thor è finalmente il Dio del Tuono, ma purtroppo non va oltre, incartandosi su se stesso in un citazionismo spinto in cui la Marvel, più che innovare e mostrarci nuove cose da spacca mascella, parla di sé, in un autocompiacimento sinceramente vuoto e sterile.

Voto: 6/10

Thor: Ragnarok (USA, 2017)

Regia:Taika Waititi

Sceneggiatura: Eric Pearson, Craig Kyle, Christopher Yost

Cast: Chris Hemsworth, Tom Hiddleston, Jamie Alexander, Mark Ruffalo, Cate Blanchett, Anthony Hopkins, Benedict Cumberbatch, Idris Elba, Tessa Thompson, Jaimie Alexander, Karl Urban, Sam Neill, Ray Stevenson, Jeff Goldblum, Lou Ferrigno e Stan Lee.

Film al cinema

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