Cultura

The Visit - Voto 7

Era il 1999, la coda al botteghino del cinema stava lentamente esaurendosi. Gli ultimi biglietti strappati della giornata e lo spettacolo de Il Sesto Senso sarebbe iniziato a breve. Dopo un così gran parlare della pellicola era lecito aspettarsi...

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Era il 1999, la coda al botteghino del cinema stava lentamente esaurendosi. Gli ultimi biglietti strappati della giornata e lo spettacolo de Il Sesto Senso sarebbe iniziato a breve. Dopo un così gran parlare della pellicola era lecito aspettarsi una piacevole sorpresa. C'era già chi si buttava in congetture e soluzioni ardite sulla base di quel poco che era trapelato riguardo la trama.

Mancava davvero poco.

Buio in sala.

Silenzio.

Il film ebbe inizio.

Il Sesto Senso con il suo giocare con classici cliché del genere ma in una maniera del tutto personale, in seguito immancabile marchio di fabbrica del suo creatore M. Night Shyamalan, fece incetta di incassi, ricevendo consenso unanime. Per il regista statunitense di origini indiane è stato il lascia passare per la "mecca cinematografica", quella fatta di grandi star e di milioni di dollari di budget. Sono seguiti successi al botteghino con Unbreakable (a detta del sottoscritto il capolavoro del regista) e successivamente The Signs, poi nel 2004 con The Village, film ingiustamente stroncato, il primo segnale tangibile che qualcosa di negativo nella carriera del regista stava accadendo. Da qui in avanti è stato per Shyamalan un continuo insuccesso. Costantemente massacrato dalla critica ad ogni sua nuova opera e con il pubblico che lentamente perdeva interesse per quell'enfant prodige nato a Mahe. Fino ad arrivare al 2013 anno di After Earth, film indifendibile anche dallo zoccolo più duro dei suoi fan (me compreso). Del regista che conoscevamo, nel bene e nel male, non era rimasto più niente, sembrava veramente la fine, il "viale del tramonto" di un mestierante che aveva saputo giocare con il linguaggio cinematografico alla maniera di Hitchcock. Poi la svolta.

Una coproduzione a basso budget, 5 milioni di dollari, assiema alla Blumhouse Productions di Jason Blum (uno dei produttori horror più prolifici ed interessanti degli ultimi anni) che porta alla creazione del found footage The Visit, adesso nelle sale.

Becca e Tyler (Olivia DeJonge, Ed Oxenbould), sorella e fratello, vengono spediti dai nonni per una settimana; la madre, Paula(Kathryn Hahn), ha in programma una crociera col nuovo compagno.

A causa di vecchi attriti tra Paula e i genitori, i due ragazzi non hanno mai conosciuto i nonni.

Becca, quindicenne, è un'aspirante film-maker che sta girando un documentario sulla sua famiglia per la madre; Tyler, più piccolo di due anni, è invece uno spigliato rapper alle prime armi.

Ecco quindi che con una storia all'apparenza semplice Shyamalan riesce a ritrovare il lustro di un tempo.

Ci si mette poco a capire che gli anziani parenti dei due protagonisti hanno qualcosa di bizzarro nei loro comportamenti, per non dire di pericoloso.

Con questa premessa il film pone l'asticella dell'interesse ad un livello piuttosto alto.

L'idea di descostruire la figura saggia e rassicurante dei nonni risulta intrigante e ricca di implicazioni. Il film ci pone così nella scomoda posizione di provare apprensione e paura per i due protagonisti.

Un senso di ansia che va dipanandosi in maniera esponenziale grazie all'utilizzo di espedienti semplici e ben collaudati, come le scritte in sovrimpressione che indicano il passare dei giorni di permanenza dai nonni.

La prima intuizione a funzionare è il tono generale della pellicola. Se da un lato le incursioni nell'horror sono il leitmotiv dell'intera operazione, dall'altro, in particolar modo con la figura di Tyler, le veloci virate al comico non risultano mai fuori luogo.

Shyamalan riesce sapientemente a miscelare i due registri così agli antipodi, passando con disinvoltura da inquadrature ricche di tensione ai siparietti tra i due giovani. Altra punto a favore del film è il classico ciclo giorno/notte tipico di tali operazioni, vedi Paranormal Activity.

Durante il giorno i due nipoti cercheranno di indagare sulle strane abitudini dei nonni aumentando di fatto la tensione che va costruendosi.

Alla fase notturna è invece affidato l'impianto di natura più horror, con suoni improvvisi e figure che entrano di colpo nell'inqudratura garantendo il più classico dei balzi dalla poltrona. La cosa che però risulta più riuscita, e probabilmente quella che più di tutte lo distingue da molti altri film sul genere, è quell'inconfutabile, seppur celata, natura fiabesca che permea l'intera opera. Gli indizi che Shyamalan dissemina per la pellicola sembrano volerlo dichiarare sommessamente.

Becca fa riferimento ad una sorta di elisir necessario alla madre forse per trovare quel perdono dai genitori con cui ha chiuso i rapporti da troppo tempo.

Ci sono poi le caratteristiche dei due ragazzi: Tyler ossessionato dai germi pulisce ogni cosa che tocca e la sorella invece incapace di guardarsi allo specchio.

Paranoie queste nate dopo che il padre li ha abbandonati e destinate ad avere un ruolo fondamentale durante la storia.

Proprio come in ogni fiaba quindi, i due protagonisti sono costretti a fare i conti con le proprie debolezze e paure necessarie a descrivere un percorcorso di crescita che li porterà a superarle. Una nota aggiunta non da poco in un genere inflazionato come quello del found footage.

Pur con qualche stortura e cliché decisamente perdonabili, pare proprio che M. Night Shyamalan sia tornato sulla giusta strada smarrita per troppo tempo.

Voto: 7/10

The Visit (USA, 2015)

Regista: M. Night Shyamalan

Sceneggiatura: M. Night Shyamalan

Cast: Olivia DeJonge, Ed Oxenbould, Deanna Dunagan, Peter McRobbie, Kathryn Hahn, Celia Keenan-Bolger, Samuel Stricklen, Patch Darragh, Jorge Cordova, Benjamin Kanes, Ocean James e Seamus Moroney Film al cinema Il sapore del successo 5.5/10

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