Sanremo, ecco quando suoneranno Negrita, Zen Circus e Motta. Drigo: "Quella volta che inviammo le canzoni a Ligabue"

I Negrita saliranno sul palco per quinti. A chiudere la kermesse canora sarà Motta. La scaletta e i retroscena.

Ligabue e Drigo dei Negrita - Foto tratta dal profilo Facebook

La scaletta è già pronta. Il festival di Sanremo sta volgendo al termine e tra poche ore sapremo chi si aggiudicherà questa 69esima edizione. Un'edizione che probabilmente passerà alla storia con quella con la maggior presenza aretina sul palco dell'Ariston. Con i Negrita, di nuovo protagonisti dopo 16 anni di assenza, e con Zen Circus e Motta (entrambi artisti prodotti dall'etichetta aretina Woodworm Label). Ieri è stata una giornata importante, con Motta che insieme a Nada si è aggiudicato il riconoscimento per il miglior duetto. Sempre ieri il quintetto di ottoni Rasenna Brass, anche loro targati Arezzo, sono saliti sul palco per accompagnare Zen Circus e Brunori. Stasera l'ultima intensa maratona verso la finale, che vedrà chiudere la kermesse dall'esibizione di Motta. 

La scaletta

Tutti e 24 i cantanti si esibiranno. Si inizia con Daniele Silvestri e Rancore, poi è il momento di Anna Tatangelo, Ghemon e i Negrita. E ancora Ultimo, Nek, Loredana Bertè, Francesco Renga, Mahmood, Ex-Otago, Il Volo, Paola Turci, Zen Circus, Patty Pravo e Briga, Arisa, Irama, Achille Lauro e Nino D'Angelo con Livio Cori. Sul finale Federica Carta e Shade, Simone Cristicchi, Enrico Nigiotti e Boomdabash. Chiudono Einar e Motta, vincitore della serata dei duetti.

E dietro le quinte...

Intanto, nell'attesa, i protagonisti raccontano suoi social il loro Sanremo. Toccante la testimonianza di Drigo dei Negrita che sul proprio profilo Facebook racconta come, anni e anni fa i Negrita inviarono le loro canzoni a Ligabue, già rocker amatissimo. Ecco il suo racconto:

Diventare una star ti cambia la vita e a volte la tua umanità. Quando abbiamo iniziato, ancora senza un contratto, inviammo per affinità le nostre prime canzoni a Luciano, che al tempo non conoscevamo ancora. Evidentemente le ascoltò, perché presto ci invitò ad un suo concerto a Firenze. Dopo lo show ci chiamò in camerino e volle trasferirci la sua stima, infonderci incoraggiamento e passarci dei consigli che non abbiamo mai dimenticato. Nacque un’amicizia che è sfociata nel tempo in collaborazioni e inviti a concerti insieme negli stadi. Sono passati venticinque anni e ieri sera eravamo sullo stesso palco, forse il più importante. A portare la nostra musica: il Rock. 
Diventare una star inevitabilmente ti cambia la vita. È stupendo, ma pure pericoloso, perché può cambiarti l’umanità. L’ho visto accadere tante volte e continuo a vederlo. 
L’umanità di Luciano non è mai cambiata. 
Che Rockstar!

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