Cultura

Room - Voto: 8

“Mi chiamo Jack ed ho cinque anni. Io e Mà viviamo in Stanza. Stanza, Lucernario, Armadio, Letto, Tavolo, Lavandino. Sono reali. Poi fuori c'è Cosmo. Anche io e la mamma siamo reali. Le altre persone nella TV, piatte e colorate, invece non lo sono...

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“Mi chiamo Jack ed ho cinque anni. Io e Mà viviamo in Stanza. Stanza, Lucernario, Armadio, Letto, Tavolo, Lavandino. Sono reali. Poi fuori c'è Cosmo. Anche io e la mamma siamo reali. Le altre persone nella TV, piatte e colorate, invece non lo sono. Anche il mare non è reale, è enorme e non potrebbe mai entrare in Stanza.”

Questo è il mondo del piccolo Jack, o meglio, il mondo che la madre ha costruito all’interno e tutto attorno alla piccola e sudicia stanza in cui sono tenuti prigionieri.

Un mondo fatto di menzogne necessarie a rendere la permanenza forzata di Jack tra quelle quattro mura meno dolorosa.

Il loro sequestratore è “Old Nick”. Mamma, Joy Newsome, non sa il suo vero nome. Sette anni fa l'ha rapita e imprigionata nella stanza.

Old Nick fa loro visita ogni sera per portare il cibo, ovviamente il minimo sufficiente, per poi fermarsi ed abusare di Joy.

Sarà proprio quando Jack compierà cinque anni che tutto cambierà. Le menzogne che la madre ha costruito a fin di bene lasceranno il posto alla realtà. Quella di un mondo fuori dalla stanza fatto di persone e di cose vere in continuo movimento. Ed è proprio in quel mondo che Mà è decisa a portare Jack. Dopo il surreale e malinconico Frank (con uno straordinario Michael Fassbender riuscito ad esprimere stati d'animo anche se costantemente con il volto coperto da una maschera) Lenny Abrahamson dirige la trasposizione cinematografica dell'omonimo best seller di Emma Donoghue, Room, arrivato in Italia con il titolo 'Stanza, letto, armadio, specchio', trionfatore al Festival del cinema di Toronto con il People's Choice Award. Il regista irlandese cambia in parte registro rispetto al suo precedente film lasciando i toni irrazionali per quelli reali e fortemente emotivi di un dramma familiare che ha il sapore di una favola nera. Jack viene edulcorato dal dramma del rapimento e delle violenze di Old Nick attraverso quello che la madre gli racconta. Un mondo reale che esiste solo all’interno della stanza in cui vivono, perché fuori, dove c'è Cosmo, non è possibile andare. Così Jack ogni sera osserva dall’armadio in cui dorme le fugaci visite alla madre di quell’uomo nero, come se lo stereotipo del “boogeyman” fosse stato ribaltato. L’armadio, da sempre nell’immaginario collettivo dimora degli orrori dal quale fuoriesce il male, diventa invece luogo sicuro per isolarsi e nascondersi dalle atrocità che avvengono al di fuori.

Ma sarà solo dopo la fuga di Jack, in una sequenza da urlo accompagnata dalle coinvolgenti musiche di Stephen Rennicks, che il film prende una direzione ancora più emotiva.

Assistiamo infatti alla difficoltà dei due protagonisti nel relazionarsi con il quotidiano, quasi dimenticato da lei e oggetto strano e sconosciuto per lui che nelle stanza c'è nato.

Jack viene bombardato da stimoli completamente nuovi: luci, colori, persone, animali, enormi edifici, alberi, vento, pioggia. Tutte cose che credeva esistere solo all’interno della sua TV “magica” nella stanza.

Gran parte della forza del film è data proprio dal punto di vista che il regista ha voluto dare, quello attraverso gli occhi del piccolo Jack che vede per la prima volta il mondo nella sua meravigliosa complessità.

Il film infatti prende le distanze da alcune banalità legate a risvolti psicologici di una prigionia forzata su cui poteva facilmente cadere, calibrando al punto giusto questo aspetto con un senso di smarrimento che non abbandona mai i due protagonisti, soffermandosi invece sul forte legame che lega mamma e figlio. Un amore indissolubile che va oltre ogni immaginazione. Ed è uscendo dalla loro cella che sarà come se Jack venisse al mondo una seconda volta, chiamato non solo a vivere in un nuovo universo frenetico che si muove (al punto che anche salire le scale sarà una cosa nuova) ma anche aiutare una madre soffocata da quella prigionia a tal punto da non riuscire a trovare la serenità. Una ragazza rapita, stuprata e privata della sua adolescenza straordinariamente interpretata da Brie Larson (premiata come miglior attrice protagonista agli Oscar) intensa nel rappresentare una madre forte e fragile allo stesso tempo, la cui forza è anche quella del figlio, quel bambino che non ha mai visto la luce del sole se non attraverso un lucernario. Ed è proprio lui, il piccolo Jacob Tremblay, a rubare la scena a tutti grazie ad una espressività a dir poco impressionante, capace di trasmettere quella delicata simbiosi tra la paura e lo stupore nella scoperta del nuovo, dello sconosciuto. In un percorso di (ri)nascita che che permetterà di lasciarsi alle spalle la nostalgia dei ricordi, di quella stanza paradossalmente ritenuta angolo sicuro che adesso ci pare ancora più piccola e angusta.

Sarà infatti Jack a portare Joy a salutare la stanza come ultimo atto di liberazione ed inizio di una nuova vita.

Voto: 8/10

Room (Usa, 2015, drammatico)

Regia:Lenny Abrahamson

Sceneggiatura: Emma Donoghue

Cast: Brie Larson, Megan Park, William H. Macy, Jacob Tremblay, Joan Allen, Sean Bridgers, Tom McCamus, Amanda Brugel, Kate Drummond, Chantelle Chung, Cas Anvar, Jack Fulton, Randal Edwards, Joe Pingue Film al cinema

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