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Premio Pieve: la storia di Giuseppe Salvemini conquista la 31esima edizione

"Quale amore devo portare io alla Patria, che dopo aver dato a lei tutto ciò che avevo di più caro, la giovinezza, essa mi ricompensa osando dire che il mio male l’avevo e non è vero l’abbia preso per farla più grande?”. Sono queste le parole del...

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"Quale amore devo portare io alla Patria, che dopo aver dato a lei tutto ciò che avevo di più caro, la giovinezza, essa mi ricompensa osando dire che il mio male l'avevo e non è vero l'abbia preso per farla più grande?". Sono queste le parole del diario di Giuseppe Salvemini, soldato della Grande Guerra - morto nel 1918 a 21 anni - oggi vincitore del Premio Pieve Saverio Tutino. Una vita intensa e breve, un diario a tratti spensierato che diventa crudo e carico di minuziose descrizioni man mano che la guerra gli si rivela con tutti i suoi orrori. Così Salvemini descrive la tragedia "dominata - si legge nella motivazione della Giuria nazionale - dall'oscenità dello sterminio di massa e della feroce disciplina militare. Si tratta in questo senso di uno dei testi più puntuali ed espliciti di denuncia del massacro di massa, delle fucilazioni e delle esecuzioni sommarie che caratterizzarono l'esperienza di guerra degli italiani".

Giuseppe Salvemini nacque nel 1897 a Castiglion Fiorentino. Il suo diario, dal titolo "Con il fuoco nel sangue", racconta una vita bruscamente interrotta dal primo conflitto mondiale. Nella prima parte il giovane vive a pieno la sua età: gli studi, l'amore, l'amicizia e la passione per le ragazze che incontra durante l'addestramento (frequenta l'Accademia allievi ufficiali di Modena). Poi la guerra e il repentino cambio di registro delle sue memorie: di fronte agli orrori il suo animo si incupisce e nel suo diario, puntuale e preciso, annota la cronaca di quegli eventi.

La storia di Salvemini ha trovato voce questo pomeriggio in piazza Plinio Pellegrini a Pieve Santo Stefano (Arezzo). Sul palco le sue parole sono state lette insieme a quelle degli altri sette finalisti del Premio Pieve Saverio Tutino.

Una segnalazione speciale è andata anche a Emilio Cianca "operaio elettricista alle Acciaierie di Terni, rimarchevole non solo per la chiarezza e la fermezza delle sue posizioni improntate alla tradizione classista e antimilitarista del socialismo, ma per la ricchezza di riferimenti narrativi alla soverchiante presenza visiva e sonora dei bombardamenti e per le descrizioni accurate, efficacissime della guerra aerea osservata dalle trincee".

Oggi è stata anche la giornata di Carlo Lucarelli, scrittore e giornalista al quale è stato consegnato il Premio Città del diario. Lucarelli nell'ultimo anno ha portato nelle case degli italiani il racconto della Prima e della Seconda guerra mondiale attraverso tutti i mezzi di comunicazione disponibili, dedicando così il suo lavoro alla memoria. Ed è in virtù di questo suo lavoro che gli è stato assegnato il riconoscimento.

LA SCHEDA DEL VINCITORE PREMIO PIEVE SAVERIO TUTINO 2015

Durante la giornata c'è stato anche un momento speciale dedicato al fondatore dell'Archivio diaristico nazionale, Saverio Tutino. Giovane partigiano, Tutino raccontò con carta e penna la sua esperienza nella Resistenza. I suoi diari di quel periodo, in corso di pubblicazione per l'editore Le Chateau e presto consegnati all'Archivio, riservano pagine di grande intensità. In questa edizione dedicata ai 70 anni della Resistenza, alcuni brani tratti da questi testi saranno letti sul palco da Lucarelli.

Motivazione giuria

La giuria del Premio Pieve Saverio Tutino, dopo una vivace discussione conclusasi con un verdetto pressoché unanime, ha deciso di assegnare il premio dell'edizione 2015 al diario di Giuseppe Salvemini, giovanissimo sottotenente aretino arruolatosi volontario diciottenne nel 1916 e morto nel 1918 per i postumi di un'intossicazione da gas. I giurati sono rimasti affascinati dalla ricchezza della sua testimonianza che transita repentinamente - parafrasando il titolo di un recente libro sulla prima guerra mondiale - dalla bellezza all'orrore: ossia dalla spavalderia e dalla leggerezza delle aspettative avventurose e delle vicende amorose della prima parte, all'impatto sempre più tragico della seconda, dominata dal l'oscenità dello sterminio di massa e della feroce disciplina militare. Si tratta in questo senso di uno dei testi più puntuali ed espliciti di denuncia del massacro di massa, delle fucilazioni e delle esecuzioni sommarie che caratterizzarono l'esperienza di guerra degli italiani.

Senza nessuna concessione a tentazioni celebrative connesse al centenario dell'entrata in guerra dell'Italia, la giuria desidera inoltre segnalare il diario di Emilio Cianca, operaio elettricista alle Acciaierie di Terni, rimarchevole non solo per la chiarezza e la fermezza delle sue posizioni improntate alla tradizione classista e antimilitarista del socialismo, ma per la ricchezza di riferimenti narrativi alla soverchiante presenza visiva e sonora dei bombardamenti e per le descrizioni accurate, efficacissime della guerra aerea osservata dalle trincee.

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