Venerdì, 23 Luglio 2021
Cultura

Mistero in Pieve, con il georadar alla ricerca delle spoglie di Vasari. Rossi: "Trovata un'enorme area vuota, tanti reperti da scoprire"

C'è un mistero custodito da secoli nel cuore di Arezzo. Un mistero che potrebbe essere risolto presto, grazie ad una serie di indagini condotte avvalendosi di strumenti ad alta tecnologia e georadar. Riguarda uno degli aretini più illustri della...

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C'è un mistero custodito da secoli nel cuore di Arezzo. Un mistero che potrebbe essere risolto presto, grazie ad una serie di indagini condotte avvalendosi di strumenti ad alta tecnologia e georadar. Riguarda uno degli aretini più illustri della storia: Giorgio Vasari. Ed è relativo alla collocazione delle sue spoglie. A condurre le ricerche è la Fraternita dei Laici, con un'equipe di studiosi guidata dal primo rettore Pierluigi Rossi. "Ieri è stato fatto un importante passo in avanti - spiega Pier Luigi Rossi - abbiamo verificato prima con georadar poi con una sonda munita di telecamera cosa c'è al di sotto del pavimento della Pieve di Santa Maria, in un punto specifico, già indicato nei documenti redatti nel 1865 dall'allora arciprete Giovanni Battista Ristori". Proprio così, la speranza è quella di riuscire a ritrovare le spoglie di Vasari tumulate sotto la Pieve, a due passi da piazza Grande e dal loggiato progettato dallo stesso Vasari.

Ma cosa dicono i documenti? Secondo quanto segnato da Giovan Battista Ristori, i resti si troverebbero all'interno di alcune cassette di castagno collocate in un punto al centro della chiesa sotto al pavimento. Un'immagine fotografica datata 1920 mostra un tumulo sottostante il pavimento che potrebbe essere collegato al luogo dove riposano le spoglie. Sempre dai documenti di fine Ottocento emergerebbe la certezza che anche la moglie di Vasari sia stata sepolta lì. Dunque non resterebbe che cercare.

LE INDAGINI

Ieri dopo mesi di preparazione e di studio, l'équipe di studiosi - alla presenza di Pier Luigi Rossi, don Alvaro Bardelli, Paola Refice e i due rettori di Fraternita Daniela Galoppi e Arturo Ghezzi - ha forato una piccola porzione di pavimento, proprio accanto alla lastra tombale dedicata a Lazzaro di Giovanni di Feo che è al centro della navata. Ma chi era costui? Si tratta di uno dei primi rettori di Fraternita, morto nel 1421. Dai documenti emersi dall'archivio dell'istituzione, si è scoperto che fu uno dei primi a utilizzare la partita doppia, prima ancora di Fra Luca Pacioli. Gli indizi raccolti negli ultimi mesi, hanno portato gli studiosi proprio ad un passo da quella lastra. Con la sonda hanno indagato in profondità, ben al di sotto del pavimento, scoprendo che in realtà la lastra non sigilla una tomba, ma cela ampi spazi sotterranei. Spazi profondi, enormi. "Un'area molto grande - spiega Rossi - tutta da studiare e da scoprire. Con importanti reperti, forse addirittura le antiche mura della Pieve". Per avere la certezza di tutto ciò, saranno necessarie ulteriori indagini. E forse presto un'altra importante pagine della storia di Arezzo sarà pronta per essere scritta.
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