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"Signori miei non facciamo confusione Mozart è cultura, Verdi intrattenimento..."

Marco Picinotti, giornalista e professionista del settore delle produzioni live del panorama aretino, interviene sulla vicenda Raro Festival

Arezzo terra di musica. Ed è proprio la musica, l'intrattenimento e la cultura a smuovere gli animi di buona parte della città.
Tra questi c'è Marco Picinotti, stimato collega oltre che appassionato di esibizioni live sui palchi di Arezzo e non. Un amore tanto grande e tanto forte che negli anni è stato alimentato con la partecipazione in prima persona alle più importanti manifestazioni culturali sia come utente che come professionista. Di seguito riportiamo due sue considerazioni in merito all'affaire "Raro Festival" e alle dichiarazioni controverse rilasciate dal sindaco Alessandro Ghinelli in merito a ciò che può definirsi evento culturale.

29 luglio 2019

Esperienza insolita e per certi versi angosciosa: per una volta mi ritrovo sorpreso positivamente dalla nostra amministrazione di centrodestra. Caspita, mi dico, dopo lustri passati a scartabellare le cifre a bilancio sulle politiche culturali e a piangere, questi hanno messo insieme 1milione e 800mila € per il 2019 (ripeto 1800000€), no bruscolini (e insomma, non mi sembra che in questa maggioranza ci siano troppi Benedetti Croce e manco - anche se gli garberebbe passare per - tanti Giovanni Gentili, dunque bravo Ghinelli, daje gli dico, tifo per te!).

Sono sempre stato convinto che i soldi al vettore cultura, in una città come la nostra, siano i meglio spesi. Non avere pregiudizi dunque, continuo a ripetermi, non è che se 1800000€ li trovano quelli dell’altra casacca rispetto la tua, non ti va più bene. Bravi ragazzi, cacciate il lesso per movimentare un settore in difficoltà da almeno 15 anni, purtroppo.

Però, però, però…

Però vengono fuori le spese per il RARO Festival. Ok, Marco continua a non pensar male, perché questo sarà il “nostro Festival dei Due Mondi” (cit. del Ghinelli), mica l'ennesima Sagra della Pappardella. E così, anche tu, in futuro, avrai la possibilità di fischiare Salvini dal vivo, com’è successo al suddetto, nel già citato evento, qualche giorno fa. Vuoi mettere la soddisfazione?

Eppure avoja a rimanere open mind, ma questi 666.000€ un po’ mi facevano storcere il naso: tanti, troppi! Il RARO Festival può pure essere una bella cosa, per carità, ma 666.000€? E dunque mi dico, prendiamo dei metri di paragone. Non giudichiamo senza rifletterci. Ragioniamoci su!

Ad esempio, continuo a pensare, prima di tutto vediamo un evento grande, che incide davvero su una comunità e qual è il contributo pubblico che gli si concede. Mi dico, iniziamo a darci dei punti di riferimento. Vediamo quando si ragiona del top del top su che cifre siamo! Mi viene in mente il Primavera Sound di Barcellona: a pagamento, come il RARO del resto, anche se tutta un’altra cosa. Un altro campionato certo, anzi, tutto un altro sport. Quindi vai a capire quanto gli daranno al Primavera?

Vado su Google, faccio qualche ricerca e… e mi incazzo subito! Istantaneamente, senza altri paragoni, perché i contributi pubblici al Primavera Sound (quindi tutto eh: dall’Unione Europea in giù) ammontano alla bellezza di meno di 220.000€. Per un evento che da solo incrementa tanto il 5,8% del PIL della Catalogna derivante dai festival musicali, un evento che da al fisco spagnolo 20milioni di € in 5 giorni, con un giro d’affari indotto su Barcellona da 100 milioni, che genera 1659 posti di lavoro, che significa oltre 129.000 pernottamenti e una media di 780€ pro forestiero lasciati in città. Devo continuare? I dati li trovo del 2015, ma non credo che in 4 anni le cose si siano rivoluzionate di molto. E anche se il Comune di Barcellona mettesse a bilancio del Primavera addirittura 1milione e 800mila € credo che nessuno potrebbe dire nulla a riguardo. Ma non lo fa e ci mette meno di un terzo del nostro comune sul RARO, probabilmente ancora di meno. Molto di meno.

Ma va bene, lo so che non stiamo parlando della stessa cosa, qui si parla di nappi veri. Marco, continua a non pensar male, il RARO deve partire, bisogna investire e poi ambisce a diventare il nostro Festival dei Due Mondi, mica la cippa lippa dei festival eh! Appunto, mi domando, ma quanto cazzo gli danno a Spoleto, al festival a cui ambiamo, aneliamo, a cui guardiamo per tracciare la strada di quello che vogliamo diventare? Cavolo, ce l’hanno, è già pronto, da decenni funziona, è un ottimo investimento per la città che grazie a questo è conosciuta nel mondo, Salvini va lì e non al RARO, voglio dire, vediamo: nel 2019 il Comune di Spoleto ha concesso all’evento 180.000€. E che non mi venga a dire, caro Ghinelli, che dallo Stato gli arrivano fior fiori di soldi, perché al Ministero della Cultura e alla Presidenza del Consiglio può benissimo andarci anche lei. Ora poi!

E nulla, glissando su altre 800 critiche facili e plausibili che potrei fare ancora, giungo direttamente a un consiglio che vorrei dare al benemerito e alla maggioranza che lo sostiene: se dovete investirli così, allora questi soldi metteteli sul serio alla voce di spesa per la manutenzione dei fossi, che vi e ci merita! Perché tanto Arezzo è piena di persone che si rompono il cazzo da una vita, chi a fatica per lavoro, chi a fatica a titolo volontario (e soprattutto loro togliendo tempo a se stessi e agli affetti, magari additati dalla gente come voi con dei nomignoli quali zecche, drogati, sfigati e compagnia cantante) per portare in questa città RARità che altrimenti starebbero ben lontane. E per lo meno smettetela di romperci i coglioni ogni volta che accendiamo un impianto, ad esempio. Non c’è manco bisogno di istituire e finanziare una fondazione per questo.

I 'professoroni', gli 'intellettualoni', insomma, i 'rosiconi', si aspettano molto di più da dei pragmatici, concreti e col sale in zucca come voi. Come si dice? Ah giusto: bacioni.

E sipario. Almeno spero.

1 agosto 2019

“Si fa una confusione evidente fra quello che è intrattenimento e cultura. E Bruce Spreengsteen è intrattenimento” Ghinelli dixit, anno domini 2019.

Caro Sindaco,

Faccia questo discorso a chi viveva a Berlino Est nell’88. Gli domandi se quando quel cantante che saltella e non si ferma un attimo, quell'intrattenitore conosciuto anche come il Boss, circondato da agenti della Stasi e da ufficiali in divisa, urlò al mondo “che tutte le barriere vengano abbattute”. Senta un attimo chi c’era e gli chieda se fu solo un modo come un altro per occupare il tempo in maniera diversa durante una bella serata d’estate.

Lo chieda agli U2 se fu intrattenimento nel ’91 far salire sul palco a Santiago del Cile una dopo l’altra le madri dei desaparecido. Anzi, lo chieda a Pinochet, all’epoca ancora alla guida dell'esercito, se quella serata fu un modo come un altro per sfangare la giornata.

Senta David Bowie, se tutto quello che ha fatto nell’arco della sua vita non ha cambiato profondamente il modo di vedere il mondo per tutti i suoi abitanti, universalmente, ivi compreso a lei (persino se è convinto di no), talmente tanto da credere che fosse arrivato dallo spazio.

Provi a sentire cosa le diranno i cubani, quando quei grandi intrattenitori dei Rolling Stones, nel 2016, 3 anni fa, furono il primo gruppo occidentale ad esibirsi sull’isola dai tempi della rivoluzione castrista. Lo chieda a loro e al mezzo milione di persone che si radunarono per ascoltarli.

La cultura è viva Sindaco. La cultura non può essere morta, perché un morto non cambia le cose. Il discrimine con l’intrattenimento sta proprio qui: se un artista e la sua opera possono o meno cambiare le cose dentro di te e intorno a te.

Intrattenimento è andare in discoteca. E qualche volta, manco quello è semplice intrattenimento. Intrattenimento è Temptation Island, Nek, i cinepanettoni, vederla arrabattarsi e a disquisire su cosa sia o meno la cultura. Davvero divertente sindaco, ho passato 5 minuti d’intrattenimento entusiasmanti.

Cultura cosa sarebbe secondo lei? Semplicemente aspettare qualche decennio, lasciare il tempo a un’opera d’invecchiare come si fa con una buona bottiglia di Amarone?

Lo sa sindaco che quando Verdi (prendo da Wikipedia, io di solito preferisco l’intrattenimento) scrisse la Traviata, la concepì come una pesantissima critica alla società borghese del tempo? E che per questo l’opera a Firenze, Bologna, Parma, Napoli, a Roma, fu rimaneggiata dalla censura e messa in scena con alcuni pezzi totalmente stravolti? Lo sa che sempre per sfuggire alla censura, l'opera dovette essere spostata come ambientazione cronologica dal XIX al XVIII secolo?

Lì era viva. E oggi continua a essere viva, anche se invecchiata, proprio per questo motivo qua. Lo è per la perfezione melodica certo, lo è per le orchestrazioni, ma ciò che ancora la rende un bellissimo, altissimo, illuminante, necessario momento culturale è per quello che rappresentò all’epoca, qualcosa che dette scandalo, che cambiò le cose.

E mi piace pensare che all’epoca qualche sindaco, per giustificare il fastidio di dover vedere in scena degli stupidi, sciocchi e bassi concetti pop, potrebbe aver detto qualcosa del tipo: signori miei non facciamo confusione Mozart è cultura, Verdi intrattenimento.

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