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"Luce sul teatro", ma il Petrarca resta al buio. L'artista Carlone: "E Arezzo voleva diventare capitale della cultura?"

A registrare la mancata adesione all'iniziativa è stato il poliedrico artista, aretino di adozione, Roberto Carlone

"Un silenzio che urla". E che urla di dolore. Sì perchè da un anno esatto le ribalte di tutta Italia sono chiuse. Sprangate, spente, vuote. I teatri con l'avvento dell'emergenza sanitaria sono diventati luoghi tristemente solitari. Nel giorno dell'anniversario del primo decreto del presidente del consiglio dei ministri, con il quale l'ex premier Giuseppe Conte imponeva la chiusura (tra gli altri) di cinema, teatri e sale da concerto, ecco che il mondo dello spettacolo ha voluto riaccendere le luci dei palcoscenici. Al grido, anzi con l'hastag #facciamolucesulteatro, anche in provincia di Arezzo hanno preso vita luoghi come il Mario Spina di Castiglion Fiorentino, il Dovizi di Bibbiena, il comunale di Anghiari. Il Verdi di Monte San Savino invece, come ricordano da Officine della Cultura, viene tenuto acceso dagli "artisti con le loro prove e il loro lavoro per il nuovo spettacolo di In arte son Chisciotte, che debutterà l'8 marzo". "Il Petrarca, il meraviglioso teatro della citta capoluogo, è rimasto al buio". A registrare la mancata adesione all'iniziativa, di carattere prettamente simbolico, è stato il poliedrico artista, aretino di adozione, Roberto Carlone che, senza nascondere la propria amarezza, ha immortalato un Petrarca spento. "Mi spiace - spiega - sono deluso e arrabbiato. Non c'è stata attenzione alla manifestazione che altro non era che un momento simbolico per esprimere vicinanza ad un settore di professionisti che da un anno non riesce a fare il proprio lavoro. Il Petrarca oltre ad essere il teatro del capoluogo, è anche una ribalta bellissima, tra le più belle della Toscana. Vederlo spento è stato un duro colpo. E pensare che Arezzo si era candidata a capitale della cultura. Mi viene da ridere. Questo piccolo gesto sta a significare che non c'è un reale interesse per la cultura. Personalmente, mi ritrovo in una condizione difficile. Il 75 per cento degli spettacoli che avevo in calendario sono saltati e, sia io che la mia compagnia, siamo sette famiglie, ci troviamo in grande difficoltà". Una condizione comune ai tanti professioni del settore che, come detto, da un anno si trovano all'angolo con opportunità ridotte all'osso e con un futuro che non si presenta affatto definito. Perché ritornare in teatro, o al cinema, o a vedere un concerto, non è affare semplice. "Noi tutti i giorni - spiega ancora Carlone - cerchiamo di fare il punto della situazione. Ma purtroppo la nostra è una categoria poco rappresentata e, se vogliamo, anche poco unita. In tutta Italia vedo molti colleghi che si danno da fare e continuano a provare, a ideare nuovi spettacoli, creare. Ma di fatto nessuno ha la certezza su quali potranno essere le modalità di ripresa e quanto esse dureranno perché se dovesse accadere come la scorsa stagione i costi supererebbero i guadagni e non sarebbe possibile organizzare nulla". 

Il teatro Petrarca di fatto non ha, come altre realtà del territorio, una compagnia di residenza. La struttura viene gestita dal Comune per mezzo della fondazione cultura Guido d'Arezzo che, in passato, si è occupata della definizione delle stagioni di prosa insieme alla fondazione Toscana spettacolo. "Se non sbaglio - ha puntualizzato ancora Carlone - Toscana spettacolo è stata chiara del dare sostegno all'iniziativa lanciata dall'Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo. E allora perché Arezzo non ha aderito?".

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Il live di Roberto Carlone davanti al Petrarca

La protesta sindacale

Ad un anno dal primo decreto sull’emergenza sanitaria, le lavoratrici e i lavoratori dello spettacolo, con Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil, sono scesi in piazza per denunciare lo stato di grave crisi del settore e la loro condizione, lavorativa e personale, ormai non più sostenibile. A Firenze oggi si è svolto un presidio/flash mob in via Cavour sotto alla Prefettura: partecipazione, musica, cartelli (con la scritta “Torniamo a fare spettacolo”) e anche esibizioni artistiche dal vivo come quelle di Emanuele Urso, primo corno del Maggio Musicale Fiorentino, e della cantautrice Chiara Riondino. Alcuni sindacalisti, al termine dell’iniziativa, sono stati ricevuti in Prefettura dove hanno portato le richieste al Governo per salvare il settore e i lavoratori.

Secondo Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil territoriali, infatti, “il prolungarsi della pandemia potrebbe avere conseguenze irreversibili: chiusure definitive di teatri, cinema, sale da concerto e, in generale, di tutti quei luoghi in cui è esercitata l’attività culturale dello spettacolo dal vivo, con la conseguente perdita di posti di lavoro e di molte professionalità. Dobbiamo ripartire, non si può più contrapporre la sicurezza e il lavoro. La pandemia ha messo drammaticamente a nudo i limiti del sistema che ordina l’offerta e la fruizione dello spettacolo dal vivo. Non è più rinviabile una riforma organica del settore, anche cogliendo l’occasione offerta dal Next generation, che preveda, oltre ad ammortizzatori sociali adeguati".

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