Le "Storie di Cattivo Gusto" di Giovanni Raspini e Francesco Maria Rossi

Narrativa, costume e ironia: questo il tema dell’appuntamento che ha animato lo Spazio Lebole di via Margaritone durante la presentazione del libro "Storie di cattivo gusto. 33 parabole contemporanee per raccontare l’iperkitsch" (Cairo)...

Narrativa, costume e ironia: questo il tema dell’appuntamento che ha animato lo Spazio Lebole di via Margaritone durante la presentazione del libro "Storie di cattivo gusto. 33 parabole contemporanee per raccontare l’iperkitsch" (Cairo).

Giovanni Raspini e Francesco Maria Rossi rinnovano il loro connubio artistico-letterario e dopo un primo esordio nel mondo della scrittura, eccoli di nuovo alla carica.

Nella città di Mecenate, Vasari e Pupo, Barbara Lebole discuterà del libro assieme ai due autori Giovanni Raspini e Francesco Maria Rossi.

Architetto e designer dell’omonimo brand di gioielleria il primo; giornalista, scrittore e umorista il secondo. Ambedue toscani, anzi aretini DOC, nella scia della grande tradizione satirica di questa terra, da Pietro

Aretino sino ai nostri giorni.

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Storie di cattivo gusto, ovvero 33 parabole contemporanee per raccontare l’iperkitsch. Dopo il successo de L’eleganza del rospo, sempre pubblicato con la Cairo di Milano, fate di nuovo il pieno di sano cinismo e amare

risate in compagnia di Giovanni Raspini e Francesco Maria Rossi. Storie di cattivo gusto è un libro da leggere tutto d’un fiato, fra le righe del vostro gessato, sotto l’ombrellone del vostro ego. Tengo famiglia, L’aquila del lavoro, Transumanze d’estate, Vota Frittella, Il cinefilo alla multisala, I love pornoshopping: tutto può trasformarsi in exempla vulgorum. Dalle convenzioni sociali ai nuovi bisogni, dal sesso alla famiglia, dalla bellezza al denaro, l’iperkitsch è in agguato ovunque. Perché il cattivo gusto è proprio come l’invidia: nessuno lo ammette, ma tutti lo praticano, autori compresi, ognuno protagonista ed arbiter. “Abbiamo scritto trentatré racconti” puntualizzano Raspini & Rossi “ma

potevano essere infiniti. Ci siamo battezzati nel fiume infernale e divino del cattivo gusto. Perché, cari amici, senza una goccia di quell’acqua torbida e sacra, neanche la vita stessa esisterebbe. Nessun colore, nessun

profumo, nessun sapore: solo noia e grigiore. Per l’eternità”.

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