La street photography secondo i ragazzi del Clé. I mini artisti in mostra accanto a Vivian Maier: "Così raccontiamo il mondo"

Immortalare la realtà. Raccontare la propria storia, i propri sentimenti. Costruire una sorta di archivio personale dei ricordi per poi vederli e toccarli. Sono queste le sensazioni scaturite dal progetto fotografico dei ragazzi dello Studio...

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Immortalare la realtà. Raccontare la propria storia, i propri sentimenti. Costruire una sorta di archivio personale dei ricordi per poi vederli e toccarli.

Sono queste le sensazioni scaturite dal progetto fotografico dei ragazzi dello Studio Clé – studio psicomotorio funzionale e pedagogico clinico di Subbiano che si è concretizzato nella mostra “Intersections” allestita in occasione di Aspettando Arezzo & Fotografia.

All’interno della Galleria Spazio Imago, luogo dove dall’8 dicembre (e fino al 7 gennaio) trovano casa gli scatti inediti di Vivian Maier, ecco che trova spazio anche un’esposizione eccezionale.

Di fianco alle immagini degli esperti soci della Imago, ci sono le fotografie realizzate da Thomas, Costanza e Giovanni. 7, 9 e 12 anni.

Sono loro gli autori di alcuni scatti che raccontano, in bianco e nero, emozioni mostrando al visitatore le abilità acquisite durante un percorso di avvicinamento alla fotografia iniziato con lo scopo di apprendere non solo le tecniche di questa arte ma anche la comprensione dei tempi di attesa, lo stimo alla creatività, la crescita personale e l’autostima. A coordinare il progetto Lucia Caneschi e Elena Cacioli, rispettivamente pedagogista clinica e psicomotricista funzionale e fondatrici dello Studio Clé.

Così in un pomeriggio piovoso Lucia insieme ai tre giovanissimi, si è messa al lavoro per immortalare istanti di vita e luoghi.

“La scelta di ripararsi nel sottopassaggio della stazione ferroviaria di Subbiano - racconta Lucia - è stata un’occasione particolare di scoperta, luogo capace di suscitare grandi emozioni, a tratti solitario e silenzioso a volte incrocio e incontro di persone diverse, luogo che parla attraverso le tracce di coloro che sono passati”.

Ma come nasce questo percorso?

“Partendo dall’interesse che suscita fra i più piccoli uno strumento tecnologico come la macchina fotografica - spiegano Elena e Lucia - abbiamo ideato un laboratorio fotografico per bambini della scuola elementare e media. Al progetto, che ha dato vita a questa mostra, hanno partecipato tre bambini con i quali abbiamo costruito esperienze volte ad agevolare lo sviluppo di abilità operative in campo fotografico attraverso uscite di gruppo nel territorio. Così i bambini hanno potuto fin da subito operare nel concreto, sentendosi liberi di scattare foto senza particolari regole spaziali da seguire né interferenze esterne. Con la macchina fotografica in mano hanno agito come fotografi, con le stesse capacità di rappresentare il mondo. In un tempo in cui i ragazzi tendono a comunicare attraverso l’uso di linguaggi presi a prestito dalla tecnologia, intendevamo far loro scoprire un modo nuovo e diverso di raccontare storie, comunicare emozioni, trasmettere messaggi, suscitare ricordi e renderli maggiormente consapevoli della realtà che li circonda, dei propri modi di essere, delle proprie abilità e potenzialità. Un percorso nato per consentire ad ognuno di loro di disporre di un mezzo espressivo nuovo, di un diverso vocabolario con cui descrivere, comunicare e rappresentare la realtà. Attraverso lo sviluppo di competenze e abilità operative come la gestione degli spazi e dei soggetti all’interno dell’inquadratura, la giusta impugnatura, lo scatto, l’uso dello zoom, i bambini hanno potuto sperimentare la coordinazione oculo-manuale, l’inseguimento visivo, lo spazio topologico, la dissociazione dei movimenti, la lateralizzazione, la motricità fine, fondamentali anche per l’apprendimento e il potenziamento delle abilità scolastiche. Queste esperienze hanno permesso di allenare i tempi di attenzione e di attesa, sperimentando per tentativi ed errori 'il dover star fermi' per consentire lo scatto, selezionare insieme il materiale, distinguendo tra foto mosse e nitide, favorendo così una relazione tra i partecipanti che utilizza come mediatore la macchina fotografica. La mostra contribuisce a rinforzare l’autostima e la funzione energetico-affettiva dei nostri piccoli fotografi attraverso la consapevolezza delle proprie capacità e potenzialità, lo sviluppo della creatività e la capacità di scelta”.

Intersection è stata realizzata da Costanza Saini, Thomas Cudicio e Giovanni Meozzi con la supervisione di Lucia Caneschi che, nella doppia veste di educatrice e membro dell'associazione Imago, ha coordinato il gruppo.

"Per realizzare questo progetto - racconta Lucia - mi sono un po' sentita come Vivian Maier perché anche io, come la tata di Chicago, sono andata in giro cercando e spingendo i ragazzi a scattare fotografie che ritraessero anche persone. Insomma, un'altro punto di vista sulla street photography".

A proposito di Clé

Studio Clé nasce un giorno a pranzo di quattro anni fa. E' un sogno di due colleghe con una visione del fare educativo e pedagogico comune. Nasce da due personalità completamente diverse ma complementari nella vita e nella professione. Una psicomotricista funzionale ed una pedagogista clinica (laureate a due giorni di distanza). È diventato realtà sei mesi fa ed è uno studio nato per dare risposte a famiglie, bambini e persone in difficoltà mettendo al centro dell'intervento educativo l'individuo a 360 gradi.

La psicomotricità funzionale e la pedagogia clinica rappresentano una possibilità di rispondere ai bisogni dell’individuo tenendo conto delle potenzialità della persona. Il pedagogista clinico e lo psicomotricista funzionale osservano 'le dotazioni di base' e le abilità del singolo individuo e da queste parte per incentivare un’evoluzione positiva della persona sia in relazione con l’ambiente circostante, sia dal punto di vista dello sviluppo funzionale (ovvero la capacità di agire).

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