Lunedì, 21 Giugno 2021
Cultura

La scoperta della tecnica mista dietro il "dipinto più bello del mondo"

Una tecnica mista, non soltanto affresco. Così è stato realizzato il “dipinto più bello del mondo”. E' una delle rivelazioni del restauro dell'opera simbolo di Sansepolcro, la Resurrezione di Piero della Francesca. I lavori procedono da qualche...

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Una tecnica mista, non soltanto affresco. Così è stato realizzato il "dipinto più bello del mondo". E' una delle rivelazioni del restauro dell'opera simbolo di Sansepolcro, la Resurrezione di Piero della Francesca.

I lavori procedono da qualche mese, non sono ancora a metà e dureranno almeno un anno ancora. Dietro c'è la mano esperta di restauratori dell'Opificio delle Pietre Dure e della Soprintendenza. Lo stato di avanzamento verrà presentato alla popolazione biturgense venerdì, intanto Laura Montanari su Repubblica anticipa qualche novità sul dipinto emersa durante i lavori.

"Non è un affresco, è una tecnica mista. L'artista in alcune parti ha lavorato sul muro asciutto". Le indicazioni provengono da Cecilia Frosinini, direttore del settore conservazione dipinti murali dell'Opificio. "Alcune parti della Resurrezione - spiega a Repubblica - sono un affresco, in altre si vede bene che Piero usa i colori sul muro a secco. L'avevamo visto anche nel ciclo della Vera Croce - conservato nella cappella maggiore della basilica di San Francesco ad Arezzo - che è successivo. Là avevamo pensato che fosse dovuta all'ampiezza dell'opera, ma qui siamo invece davanti a due metri e mezzo per due. Quindi pensiamo che l'artista abbia consapevolmente scelto quella tecnica per ottenere degli effetti pittorici forse più vicini alla tavola".

Il dipinto è celeberrimo, definito dallo scrittore inglese Aldous Huxley "il più bello del mondo". Salvifico oltre il messaggio religioso veicolato dalla rappresentazione: pare che il capitano inglese Tony Clarke risparmiò Sansepolcro dai bombardamenti - durante la seconda guerra mondiale - per preservare l'opera.

Ma ciò che non poterono le cannonate, rischiava di farlo il tempo. La superficie aveva numerose crepe: da qui l'idea del restauro, finanziato con 140mila euro, 40mila del Comune di Sansepolcro, 100mila di un privato, l'ex dirigente della Buitoni Aldo Osti.

I lavori hanno già fatto emergere una significativa novità. "La rivelazione della tecnica mista - scrive Repubblica - viene dalle analisi compiute in queste settimane. Vengono prelevare minuscole tracce prelevate con pazienza e cautela e poi esaminate nei laboratori fiorentini dell'Opificio". E attenzione: potrebbe non essere l'unica rivelazione del restauro.

Foto Wikipedia

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