Cultura

It - Voto: 7,5

Sono passati ventisette anni (ventiquattro per noi in Italia) da quando è andata in onda per la prima volta la miniserie TV in due puntate It diretta da Tommy Lee Wallace. All’epoca io avevo solo dieci anni e non sapevo assolutamente chi fosse...

itlocandinafilm2017

Sono passati ventisette anni (ventiquattro per noi in Italia) da quando è andata in onda per la prima volta la miniserie TV in due puntate It diretta da Tommy Lee Wallace.

All’epoca io avevo solo dieci anni e non sapevo assolutamente chi fosse Wallace, ma di certo sapevo chi fosse Stephen King. Non perché lo leggessi, ero decisamente troppo piccolo, ma tra i “grandi” ne sentivo parlare spesso; e caspita se ne dicevano di cose su questo King. C’era chi leggeva i suoi racconti anche più d'una volta e chi ne rimaneva terrorizzato e rapito sin dalle prime pagine. A dieci anni non mi piaceva leggere ed ero pure un fifone, ma la paura in un certo senso sortiva spesso l’effetto opposto. Sapevo che me la sarei fatta sotto, ma dovevo vedere questo It. Dovevo vedere di cosa era capace questo King.

Sono passati ventiquattro anni da quella visione ed una cosa è certa, It, tra i capolavori cartacei di quel genio del Maine, con il pagliaccio danzante Pennywise, non ha terrorizzato solo me, ma tutta una generazione che pressappoco all’epoca aveva l’età dei protagonisti della miniserie e che oggi, adulti, si ritrova a dover affrontare (così come loro) una delle nemesi fanciullesche che più ci ha segnato, oltretutto adesso al buio di una sala.

Come era lecito aspettarsi da questa nuova (nonché prima) versione cinematografica, ad essere più grande stavolta non è solo lo schermo, ma anche il limite del consentito.

Non si tratta più di un prodotto televisivo, e soprattutto i mezzi di oggi permettono cose che allora erano inimmaginabili. L’inizio, più o meno, è quello della miniserie degli anni ‘90: Georgie lascia andare la barchetta, quella che il fratello Bill gli ha appena fatto, lungo il fiumiciattolo formatosi per la strada durante una pioggia torrenziale che si è abbattuta su Derry. La barchetta finisce dentro un tombino, il piccolo Georgie prova a prenderla, e la cosa non finisce proprio benissimo.

Questa volta però, dicevamo, il nuovo It ci mostra cosa succede a Georgie, quello che finora avevamo solo immaginato, ma vederlo è tutt’altra cosa.

Messo subito in chiaro con questa prima sequenza che il nuovo Pennywise non le manda tanto a dire, ci ritroviamo di nuovo tra la scuola, le strade, le case, i piccoli torrenti e le cave abbandonate di Derry. Se nella miniserie la prima parte, quella dedicata ai sette “loser” da ragazzini, risultava la più riuscita rispetto ad una seconda decisamente peggiore, oggi è ancora troppo presto per dirlo. Nei 135 minuti di durata, che va detto scorrono via che è una bellezza, Andy Muschietti (che ci aveva già terrorizzato con il bello Mama), si prende tutto il tempo necessario per farci conoscere e affezionare ai giovani amici (tutti bravissimi) protagonisti della vicenda. Per fortuna poi il regista non lesina in quanto a battute davvero riuscite e brillanti, spesso pronunciate da Richie (Finn Wolfhard, uno dei protagonisti della fortunatissima serie Stranger Things), e nemmeno in trovate visive riuscitissime e momenti raggelanti. Tutto funziona in questo primo capitolo che sembra portarci proprio ad un seguito, la parte da adulti (atteso per il 2019), che potrebbe essere persino più forte di quella da bambini. Insomma, It, interpretato da Bill Skarsgård che, senza fare mai il verso al grande Tim Curry supera la prova, torna a far paura. Ci sono i jumpscare in più di un'occasione, c’è un uso della CGI tutto sommato moderato, il gore, le citazioni, l’ironia macabra, Derry e, in piena febbre da anni ‘80 (la storia è stata spostata di vent’anni rispetto alla miniserie) ci sono pure quelli, urlati in faccia ai meno svegli con un Nicholas Hamilton (il bulletto Henry Bowers) che pare la versione adolescente di Kevin Bacon.

Certo, il film cerca un suo equilibrio, come per la miniserie molte cose del romanzo vengono lasciate fuori, ma il risultato finale non ne risente.

Le tematiche che Stephen King affrontava nella versione cartacea, un perfetto coming of age, la perdita dell’innocenza e il passaggio all’età adulta, ma anche l’importanza e il vincolo oltre ogni cosa dell’amicizia, non vengono traditi nemmeno nell’opera filmica, anche se il paragone con il romanzo non avrebbe senso. It è ormai una figura che può essere tranquillamente paragonata al più datato Dracula in quanto a popolarità, e non è di certo cosa da poco. Il terrore atavico che si nasconde dietro la figura del pagliaccio trova forma proprio sul personaggio kinghiano di Pennywise. Bill, Stan, Ben, Bev, Richie, Eddie e Mike, ancora una volta, affronteranno le proprie paure, tra chi viene picchiata dal padre e chi i genitori li ha persi in un incendio, tra chi non accetta la morte di un fratello e chi viene molestato, tra chi ha paura di un dipinto (un omaggio proprio a Mama del regista Muschietti) e chi dei pagliacci. Ma non importa, perché nulla è reale se si resta uniti, e i sette “loser” lo sanno bene. Bill lo sa bene. E se fosse dentro Stand By Me direbbe, guardando gli altri: “non ho mai più avuto amici come quelli che avevo a 12 anni”. Voto: 7,5/10 It (USA 2017, 135' Horror)

Regia: Andy Muschietti

Sceneggiatura: Chase Palmer, Cary Fukunaga, Gary Dauberman

Cast: Bill Skarsgård, Owen Teague, Jaeden Lieberher, Finn Wolfhard, Wyatt Oleff

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