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In fondo al bosco - Voto: 6,5

"In fondo al bosco" è una pellicola tutta italiana che, pur con i suoi limiti, ha il pregio di discostarsi da molte produzioni italiche che affollano le sale soprattutto durante il periodo natalizio. Il cinema italiano degli utlimi anni sembra...

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"In fondo al bosco" è una pellicola tutta italiana che, pur con i suoi limiti, ha il pregio di discostarsi da molte produzioni italiche che affollano le sale soprattutto durante il periodo natalizio.

Il cinema italiano degli utlimi anni sembra essersi adagiato sullo splendore appartenuto ad un'epoca ormai passata. Sarebbe tedioso capire quando sia avvenuto il cambiamento, la rottura, la nascita di quei prodromi capaci di portare una delle produzioni più prolifiche ed amate nel mondo a fanalino di coda del cinema moderno in quanto a mole produttiva. Possiamo però soffermarci a riflettere su ciò che è il cinema italiano oggi: troppo spesso commedia dai toni demenziali o cinema d'autore autocompiaciuto e autoreferenziale. Ci sono ancora oggi, fortunatamente, registi italiani di grosso calibro che portano le loro opere anche al buio delle sale fuori dai nostri confini. Il prezzo da pagare però per certi film è quello di essere fin troppo di respiro internazionale, perdendo di fatto la propria identità per il piacere di un pubblico altro che non sia quello italiano.

Questa riflessione ci riporta al punto di partenza, l'impressione che il nostro cinema viva ormai da troppo tempo di rendita culturale del passato. Tanti infatti sono i registi stranieri che omaggiano i grandi autori del Belpaese o i maestri del cinema di genere come, per citarne alcuni, Bava, Fulci, Argento, Deodato a dimostrazione che forse un ottimo punto di (ri)partenza per un nuovo lustro del nostro cinema, sia proprio quello di "genere" che ci ha resi così famosi in tutto il mondo.

"In fondo al bosco" del giovane regista Stefano Lodovichi, classe 1983, ne è un buon esempio, tanto più che di generi nel suo film ce ne sono molteplici. C'è il dramma, il thriller, il noir finanche atmosfere tipicamente horror.

Ci troviamo tra i boschi del Trentino Alto Adige, più precisamente in Val di Fassa.

Qui ogni 5 Dicembre si celebra la festa dei Krampus: una notte durante la quale la gente del posto si traveste da diavolo in cerca dei "bimbi cattivi" come vuole la tradizione.

Durante i festeggiamenti però, il piccolo Tommaso (Teo Achille Caprio) di soli 4 anni scompare misteriosamente.

Cinque anni dopo viene ritrovato un bambino senza identità e, quando il test del DNA rivela che si tratta di Tommi, i genitori possono finalmente riabbracciare il loro figlio. Il padre Manuel (Filippo Nigro) è felice di averlo ritrovato e può finalmente scagionarsi agli occhi della comunità, che lo ha sempre ritenuto il primo sospettato della sua scomparsa; la madre Linda (Camilla Filippi), invese, fatica ad adattarsi al ritrovamento, giacché percepisce strani ed inquietanti segni. Alcuni indizi portano ad un'antica leggenda locale ed al terribile sospetto che il bambino sia l'incarnazione del diavolo. Gli ingredienti ci sono tutti.

Il bosco, che da sempre nella tradizione favolistica rappresenta il luogo del pericolo per eccellenza, in cui il male che vi alberga assume qui d'apprima connotati sopprannaturali, per poi palesarsi come qualcosa di terreno ed imprescindibile nell'umanità, quella violenza brutale ed atavica insita nell'uomo.

Il dramma di una famiglia che ha perso il proprio figlio vissuta attraverso immagini come quelle che troppo spesso siamo abituati a vedere nei fatti di cronaca. Assistiamo così ad una gogna mediatica che finisce per accusare il padre ubriacone di omicidio ed incrinare irreversibilmente il rapporto con la moglie Linda, già minato da tempo a causa dell'istabilità mentale di lei.

Il ritrovamento del piccolo Tommi non farà altro che peggiorare le cose.

Se da un lato Manuel cercherà di recuperare il rapporto con il figlio, Linda dal canto suo invece si troverà sempre più in difficoltà nel farlo, percependo come qualcosa di sinistro e malvagio in quello che dovrebbe essere sangue del suo sangue, al punto da non riconoscerlo più. Lodovichi, come già detto, gioca così con più generi donando alla storia un'atmosfera quasi mefistofelica, il nonno come altri abitanti del paese troppo legati alle credenze popolari si convincono che Tommaso sia stato mandato dal diavolo per punirli. Ci troviamo immersi in una Val di Fassa che assume le tinte di un "giallo" tanto siamo motivati ed incuriositi nella ricerca della verità assieme al padre Manuel. Il regista grossetano, qui alla sua seconda opera, pecca forse di superbia mettendo veramente troppa carne al fuoco difficile da gestire, constringendolo spesso a risolvere alcune situazioni in maniera fin troppo forzata, in particolar modo nelle battute finali.

Si ha come la sensazione che il racconto debba dire ancora altro, costretto com'è nei suoi 90 minuti.

Lacune, queste, nate da una sceneggiatura probabilmente non all'altezza del comparto tecnico.

Se infatti Lodovichi perde spesso la bussola in fase di script, è con la regia che azzecca numerose inquadrature cercando con la macchina da presa i volti e gli sguardi dei protagonisti.

Il montaggio curato da Roberto Di Tanna e la fotografia di Benjamin Maier fanno il resto, soprattutto durante quel climax ansiogeno che lentamente si va creando.

Riuscite anche le musiche originali di Riccardo Amorese che in alcune fasi mi hanno ricordato per certi versi quelle dell'horror britannico Kill List, gioiello del regista Ben Wheatley che vi consiglio di recuperare vivamente nel caso ve lo foste perso.

A conti fatti quindi una pellicola non priva di difetti e note stonanti ma che risulta comunque godibile ed apprezzabile.

Voto: 6.5/10

In Fondo al Bosco (Italia, noir, thriller, drammatico, 2015)

Regia: Stefano Lodovichi

Sceneggiatura: Stefano Lodovichi, Isabella Aguilar, Davide Orsini

Cast: Filippo Nigro, Camilla Filippi, Teo Achille Caprio, Giovanni Vettorazzo, Stefano Detassis, Maria Vittoria Barrella, Roberto Gudese, Luca Filippi, Alessandro Corabi Film al cinema

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