Giostra Saracino

Veneri, la Giostra nel cuore: "Giusto correrla, è stata festa vera. Cazzotti tra figuranti? Chi ha sbagliato, pagherà"

L'aiutante del maestro di campo non ha dubbi: "Due anni di astinenza avrebbero dato un colpo mortale ai quartieri. In piazza ci vorrebbe più spirito cavalleresco, bisogna lavorarci. Il tocco al cavallo di Vanneschi? Non c'era niente. E con Geppetti confronto civile"

Gabriele Veneri, aiutante del maestro di campo

La lancia l'ha rotta anche lui, per due edizioni di fila addirittura. L'addio alla Giostra l'ha dato anche lui. Poi tornò e salutò di nuovo qualche anno dopo. Ha vinto il Saracino quando non ci sperava e l'ha perso quando pensava di avercela fatta. Tutto ciò che è successo domenica, Gabriele Veneri l'ha sperimentato sulla sua pelle in una carriera lunga quasi vent'anni. E adesso che fa l'aiutante del maestro di campo, ha potuto anche guardare la lizza da un altro punto di vista. In tutti i sensi.

Era moscia o no questa piazza? Dalla tribuna si avvertiva la mancanza del solito phatos.

Non era moscia, era meno rumorosa. L'anestesia poi è arrivata dopo la prima carriera di Porta Crucifera, gli altri quartieri hanno perso speranze. E anche tre quarti del pubblico. Tra l'altro, sbagliando secondo me.

Perché?

Perché non si sa mai quel che può succedere. La ruota gira, magari di lancia se ne rompeva pure un'altra. E non la chiamerei fortuna. E' la Giostra, fa parte del gioco.

Prima si rompevano più spesso, oggi succede di rado.

Questo è vero. Io ne ruppi una a settembre del 1998 e poi anche a giugno del 1999. La prima volta vinsi, la seconda no perché se ne spezzarono tre. E fece festa Santo Spirito. Per questo dico che non si sa mai. Quindi Vedovini lo capisco.

Ha provato a romperla ma non ce l'ha fatta.

Il legno si frantuma solo per magia, non basta andare sotto al buratto né aumentare la velocità. Ma lui doveva tentare il tutto per tutto. Parliamo di uno che ha fatto la storia della manifestazione. Ho sentito parlare di errore di traiettoria, di cavallo che gli è sfuggito al controllo. La realtà è un'altra: Enrico sapeva bene che passando da lì aveva due possibilità, o la vita o la morte. A un guerriero non puoi chiedere di non combattere.

E' stata la sua ultima Giostra secondo te?

Non lo so. Lui è un leone, ma domenica dopo la Giostra l'ho visto abbracciato a Cicerchia con i lacrimoni agli occhi. Gli ho mandato un messaggio di stima, se lo merita.

Appendere le briglie al chiodo è una decisione così sfibrante da prendere?

Io smisi perché avevo la mia vita e pensavo di stare bene lo stesso. Poi a Porta del Foro c'erano giostratori affidabili che potevano sostituirmi.

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Invece?

Invece dopo un po' il rettore Giancarlo Felici mi chiese di rientrare per due edizioni. Tornai, vinsi e rimasi altri sei anni. La Giostra ti dà più di quello che ti prende, è un sacrificio ma soprattutto un privilegio, tant'è che in molti vanno a cavallo ma in pochi hanno l'onore di misurarsi in piazza. E' vero che le sconfitte sono più numerose delle vittorie, però emozioni così intense vale la pena viverle.

Poi però smettesti veramente.

Diciamo che la prima volta mi tirai fuori io, la seconda mi tirò fuori il quartiere. Non servivo più, lo capii e me ne andai. Lo dico senza polemica, ormai è passato tanto tempo.

Tornando all'argomento iniziale, è stato giusto correre Giostra con tutti i paletti anticovid?

I se e i ma non hanno senso. C'è solo il fare che conta. Domenica è stato lanciato un messaggio importante e due anni senza Saracino non erano proponibili. Ma poi, al di là delle strumentalizzioni politiche, perché non avremmo dovuto farla?

Perché secondo molti, anche uomini di Giostra, è stata una festa mutilata.

Io dico che la festa non è stata mutilata per niente. Mi sono emozionato a vederla in replica in televisione, figurarsi in piazza. Un altro anno di astinenza avrebbe dato un colpo mortale ai quartieri, non ce lo potevamo permettere.

Però commercianti, organizzatori di eventi, gestori di locali da ballo, hanno puntato il dito contro gli assembramenti. Dicono che a loro fanno le pulci con i controlli e le multe e poi per il Saracino si usa la manica larga. Tu che sei anche un consigliere regionale, cosa ne pensi?

Che il problema non è la Giostra, il problema sta a monte. E' la politica che non ha saputo disciplinare con razionalità le cose, è il governo che da mesi lascia zone grigie che alimentano le incongruenze e le polemiche. Pensiamo a cosa succederà con il ritorno degli studenti in classe e con il trasporto scolastico. Non è colpa del Saracino.

Alla vigilia era stato siglato una sorta di patto d'onore tra tutte le componenti della Giostra, all'insegna del fair play. Alla luce dei cazzotti tra lucchi e figuranti, ti sei sentito tradito?

Qualcuno che va oltre il limite c'è sempre stato e sempre ci sarà. Chi ha sbagliato, è giusto che paghi. A me non piace ragionare con i muscoli ma con l'intelligenza e dico che purtroppo lo spirito cavalleresco non è diffuso come servirebbe. In parte è fisiologico, in parte bisogna lavorarci di più.

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Maestro di campo, vice, aiutanti: siete soddisfatti di come sono andate le cose?

Nel complesso sì, credo che ci sia poco da rimproverarsi. Non è un compito facile il nostro, abbiamo tutti contro, dobbiamo decidere in mezzo alla concitazione. Non c'è neanche un clima leggero: l'araldo prende applausi ovunque, noi solo fischi e insulti. Ma senza il maestro di campo ci sarebbe l'anarchia e la Giostra andrebbe in malora. Una cosa mi dispiace.

Cosa?

Qualcuno che aveva promesso di comportarsi bene, poi non l'ha fatto. Amen, il mio resta un ruolo splendido in cui cerco di essere autorevole e non autoritario.

Uno degli episodi più discussi è il tocco di un figurante al cavallo di Vanneschi mentra stava andando a riconsegnare la lancia. Hai mai avuto dubbi su quella circostanza?

No. Tocco assolutamente involontario alla grassella del cavallo, che poi ho rivisto duecento volte in televisione. Chi ha protestato ha fatto il suo, ma non c'era niente di niente.

Ha protestato Geppetti, il capitano di Santo Spirito.

Avevamo opinioni diverse ma non abbiamo litigato. E' stato un confronto civile, come dovrebbe essere sempre. Con rispetto.

Dopo la tua terza Giostra da uomo a terra, cosa pensi? Ti trovi bene in questa veste?

Diciamo che non mi diverto perché non c'è spensieratezza. Devo stare attento a mille cose, mille dettagli, annusare l'aria della piazza, capire in anticipo cosa potrebbe succedere. L'esperienza mi aiuta, anche se ho due occhi soli e qualcosa può sfuggire. Però è un incarico che porto avanti con passione.

Nel 2022 dunque ti ritroviamo.

Direi di sì. Servire la Giostra è un onore e il nostro gruppo di “arbitri”, dove sono arrivato per ultimo, è molto affiatato. Poi quando vedo cavalli e bandiere, mi emoziono sempre. E' il mio ambiente, è il Saracino. Tra cinquecento anni, ne sono sicuro, ci sarà ancora.

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