Domenica, 19 Settembre 2021
Cultura

Giostra, quando l'Inno era intonato da un coro. La proposta di Rossi: "Ritorno alle origini con cantori in piazza"

Non solo tamburi e chiarine. Una volta l'Inno del Saracino, composto da Giuseppe Pietri nel 1931, era anche cantato. Lo dimostrano gli spartiti scovati nell'archivio della Filarmonica Guido Monaco. Spartiti preziosi, che presto passeranno in...

coro inno 2

Non solo tamburi e chiarine. Una volta l'Inno del Saracino, composto da Giuseppe Pietri nel 1931, era anche cantato. Lo dimostrano gli spartiti scovati nell'archivio della Filarmonica Guido Monaco. Spartiti preziosi, che presto passeranno in custodia alla Fraternita dei Laici. Ed è proprio il primo rettore, Pierluigi Rossi, a lanciare una proposta: "Perché non tornare a cantare l'Inno anche nelle attuali manifestazioni? Un coro o un tenore, ospite speciale della Giostra, potrebbero intonarne le note".

Una proposta che arriva ripercorrendo il solco della tradizione. Perché nei primi anni della manifestazione non c'erano solo i Musici, ma anche un vero e proprio coro che cantava le parole scritte da Alberto Severi. Quel "Terra di Arezzo un cantico..." che tutti in piazza oggi intonano alzandosi in piedi, è stato eseguito dai cantori probabilmente fino alla seconda guerra mondiale. Poi la tradizione, forse troppo legata all'immagine della manifestazione creata nei primissimi anni, si perse.

Oggi la proposta di riportarla in auge: "Inizialmente potrebbe essere eseguita durante la Prova Generale - spiega Rossi - per capire l'effetto e l'impatto che potrebbe avere durante lo svolgimento della manifestazione".

Di certo tornerebbe a legare, grazie ad un pentagramma, la Giostra del Saracino alla grande tradizione del canto corale di Arezzo.

IL TESTO

Terra d'Arezzo, un cantico salga dal nostro cuore a te, che luce ai popoli fosti col tuo splendore. Da quasi trenta secoli parla di te la storia e mille e mille pagine consacra alla tua gloria. Galoppa galoppa, o bel cavalier,

tu sei la speranza del nostro Qartier;

col braccio robusto che piega il destin,

trionfa, o gagliardo, del Re Saracin,

trionfa, o gagliardo, del Re Saracin.

Or che risorgon gli animi, d'Italia al nuovo sole, Terra d'Arezzo, esaltati, chè in marcia è la tua prole.

Le mète già sfavillano dinanzi al nostro ardire; santo è l'amor che infiammaci, più santo è l'avvemre.

Galoppa galoppa, o bel cavalier,

tu sei la speranza del nostro Qartier;

col braccio robusto che piega il destin,

trionfa, o gagliardo, del Re Saracin, trionfa, o gagliardo, del Re Saracin.
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