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Sabato, 21 Maggio 2022
Cultura San Giovanni Valdarno

Dopo San Giovanni, la mostra di Chiassai conquista Arezzo

Dopo il successo dell’esposizione allestita alla Pieve di San Giovanni Battista, la mostra “Diario di un lockdown” è approdata al museo d’arte contemporanea Fondazione Guido d’Arezzo

“Tutto è partito da San Giovanni Valdarno”. Così la curatrice Liletta Fornasari ha affermato inaugurando la mostra “Diario di un Lockdown. 8 marzo 2020 - 31 agosto 2021” allestita adesso al museo d’arte contemporanea “Fondazione Guido di Arezzo” con sede in piazza Piero della Francesca ad Arezzo.

A decretare il successo della personale del fashion designer e art director Stefano Chiassai è stata infatti l’esposizione dei suoi disegni nella Pieve di San Giovani Battista a San Giovanni Valdarno che ha contato, nonostante le restrizioni dovute alla pandemia, 1610 visitatori in 18 giorni, con un media di 90 visitatori al giorno.

“Siamo davvero felici e orgogliosi che la mostra di Stefano Chiassai stia trovando grande apprezzamento anche ad Arezzo – affermano il sindaco Valentina Vadi e l’assessore alla cultura Fabio Franchi, presenti all’inaugurazione – Come era accaduto anche nella nostra città, sta attirando pubblici diversi, rappresentanti del mondo dell’arte (critici, studiosi, artisti), della moda, semplici appassionati, cittadini comuni. Va sottolineato, inoltre, a ulteriore conferma del concept innovativo, che la stessa mostra si presenta come un work in progress, che di spazio espositivo in spazio espositivo viene di volta in volta implementata di nuovi disegni, di nuovo materiale, di nuove soluzioni, di nuove realizzazioni, e che molto forte è il legame tra arte figurativa e ‘concretezza’ tipica della moda. Conferma, ancora di più, di come Stefano Chiassai sia un vero e proprio artista, lungimirante, e che con Diario di un lockdown abbia realizzato un qualcosa che è allo stesso tempo libro, opera d’arte, installazione, esposizione artistica, narrazione (attraverso l’arte figurativa): un qualcosa che va ben oltre le strette classificazioni, un prodotto post-moderno: Diario di un lockdown è qualcosa di multiforme, che è esso stesso opera d’arte.

Vorremmo inoltre rimarcare, con gioia, l’attaccamento forte, fortissimo e sempre confermato di Stefano verso San Giovanni. Non manca mai di ricordare che ‘Diario di un lockdown’ è nato proprio nella sua città. E noi non possiamo che essere lieti e fieri di avere tra i nostri concittadini un artista così versatile e talentuoso, e siamo riconoscenti verso di lui per il ruolo di ‘ambasciatore’ della nostra città in Italia e nel mondo”.

L’autore, abbandonato il ruolo di stilista per concedersi al momento creativo, con abilità e creatività, narra alcuni momenti vissuti durante il tempo della pandemia da Coronavirus. Un viaggio introspettivo, senza nessuna direzione prestabilita. Su fogli bianchi Chiassai ha “inciso” parole, linee, figure, geometrie, pattern, corpi. Si è confrontato con il mondo restando fermo ad una scrivania ma lasciandosi trasportare dall’energia della fantasia. Questi “disegnivita” eseguiti con la tecnica del pennarello, rappresentano un anno e mezzo di racconti, di testimonianze, di vita, di politica, di cose dette e non fatte, di cose successe, brutte, belle, incomprensibili, di fatti ed errori ripetuti più volte, di polemiche, contraddizioni, di tante, tante, tantissime parole.

“Disegnare, raccontando le emozioni e quello che percepisco dentro di me – dichiara l’autore Stefano Chiassai – è diventata la mia vita e il mio lavoro. L’esercizio è stato solo quello di trasportare questo mio modo di pensare, elaborare e di agire, dal mondo visionario della moda al mondo del pensiero artistico. Diario di un Lockdown vuole essere una testimonianza disegnata e parlata per aiutarci, come insegnamento sociale, a non dimenticare velocemente. Un racconto di ‘disegniparlati’ dove i sentimenti di paura si uniscono a quelli di speranza in un equilibrio sospeso”.

La mostra è adesso esposta al museo di arte contemporanea di Arezzo e resterà aperta fino sarà all’8 di maggio 2022.

Al primo piano trovano spazio circa 80 opere del libro, mentre al secondo piano sono in mostra degli arazzi eseguiti con telai supertecnologici che rappresenteranno una selezione evoluta di quindici opere.

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