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Colcitrone rivede la luce, Farsetti si gode i suoi giostratori: "Tutti titolari, sulla lizza i più in forma"

A giugno Rauco si fermò sul 3 e Vanneschi sul 2. Colcitrone andò fuori praticamente subito e sembrava essersi infilato di nuovo dentro il ring delle lotte intestine, con Carlo Farsetti a fare da punching ball. Invece il preparatore tecnico ha...

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A giugno Rauco si fermò sul 3 e Vanneschi sul 2. Colcitrone andò fuori praticamente subito e sembrava essersi infilato di nuovo dentro il ring delle lotte intestine, con Carlo Farsetti a fare da punching ball. Invece il preparatore tecnico ha stoppato il "polvarone" e ha rimesso il quartiere in riga, riportandolo fino agli spareggi per la vittoria. Ci sarebbe da essere soddisfatti, ma Carlino, sotto il baffo da far west, ride solo a metà.

"Ho un po' di delusione addosso, lo ammetto. Potevamo fare qualcosa di più".

Addirittura?

"Porta Sant'Andrea era uscito, Cicerchia era in difficoltà con il cavallo. A un certo punto ho pensato che poteva essere l'occasione buona per noi".

Cosa è mancato per la vittoria?

"Un po' d'esperienza, soltanto quella. Ma ai ragazzi ho fatto i complimenti, sono stati bravi, hanno confermato una crescita costante che si era vista anche nelle prove. Poi i millimetri spostano i giudizi".

Però i millimetri sono fondamentali.

"Certo. Per paradosso, i tiri di giugno sono stati migliori di settembre. Fatto sta che a giugno abbiamo chiuso con 5 e domenica siamo andati allo spareggio".

Cosa e quanto c'è di Carlo Farsetti in questi progressi?

"Senza falsa modestia: c'è molto. Devo curare ogni aspetto della preparazione, sia dei cavalli che dei cavalieri, la messa in sella, la lancia. E' chiaro che, avendo davanti giostratori già formati, ho cercato di non snaturarli. Con Paffetti, che è giovanissimo, sono potuto entrare più in profondità. E poi c'è tutta la parte mentale, psicologica. E' difficile ma affascinante, mi sto divertendo".

Il quartiere ha pubblicato due comunicati stampa in pochi giorni per ribadire la bontà del lavoro tecnico e ringraziarti. In passato forse non sarebbe successo.

"Con la dirigenza c'è un patto d'onore. Quando mi hanno chiamato, sono stato chiaro: ho detto che non avrei partecipato alle cene, non avrei fatto vita sociale, avrei pensato solo al campo. Il mio habitat è quello, al quartiere ci sono tanti tifosi. E' la storia dei millimetri di prima: basta un niente e cambiano gli umori. E se cambiano gli umori, il lavoro mio e dei giostratori si complica".

Quindi alle cene non sei andato mai?

"Solo all'ultima propiziatoria. Però il quartiere ci ha dato tranquillità, ha capito che l'unità d'intenti paga. So che in ballo per il ruolo di preparatore c'eravamo io, Martino Gianni e qualcun altro. Hanno scelto me e stanno tutti difendendo questa scelta, anche chi non era d'accordo. Questo è positivo".

E anche insolito forse.

"Diciamo che il settanta per cento è con me e il trenta per cento mugugna, è più verosimile. Però Porta Crucifera è un quartiere sanguigno, è sempre stato così. Le divisioni interne nascono da un'atmosfera speciale. La cosa bella è che domenica, quando siamo tornati in sede, i ragazzi sono stati applauditi nonostante la sconfitta".

Il segno che sta cambiando il clima.

"Speriamo. A giugno non era successo. Eppure, come ho già detto, le carriere nel complesso erano state migliori. Non dimentichiamo che noi stiamo portando avanti un progetto triennale".

Molti pensano che non esistano periodi transitori per Colcitrone. In piazza chi veste quei colori deve andare sempre per vincere.

"Lo pensano in tanti. Io lo accetto dal popolo, non dagli addetti ai lavori. Mi sembra che la dirigenza abbia capito che serve pazienza e programmazione".

La coppia Rauco-Vanneschi è confermata o il cinque di Fardelli in prova generale può mutare le gerarchie interne?

"Ne parleremo con il quartiere, anche se gerarchie prestabilite non esistono. Questo, l'ho sempre detto, era un anno di sperimentazione. A me piacerebbe avere un gruppo da gestire, una squadra affiatata dove sono tutti titolari e scegliere di volta in volta chi arriva alla Giostra nelle migliori condizioni fisiche, psicologiche e di affiatamento con il cavallo".

Quindi potrebbero esserci novità?

"Non è detto, la decisione dovrà essere condivisa. Io posso garantire il massimo della trasparenza, penso di averlo dimostrato".

L'addio con Andrea Carboni ti ha lasciato qualche rimpianto?

"Rimpianto no, dispiacere sì. Avevo lavorato a fondo con lui, il problema è che non ha accettato la scelta del quartiere di non fargli correre Giostra. Da parte mia non c'è rancore, ma non l'ho più sentito".

Santo Spirito e Sant'Andrea sono ancora avanti rispetto a voi?

"Sì, ci vorranno altri due anni per raggiungere certi livelli. Noi dobbiamo lavorare, impegnarci e consolidare le certezze che stiamo acquisendo. Nel 2019 porteremo in piazza cavalli nuovi, c'è ancora strada da fare. Poi so come vanno le cose in Giostra: una vittoria ci farebbe accelerare il passo".

Colcitrone non vince dal 2015. Sant'Andrea ha fatto l'aggancio in testa all'albo d'oro. Santo Spirito è appena dietro. Quanta pressione c'è per te e per i tuoi giostratori?

"Per me è la pressione giusta. Per i ragazzi è tantissima, perché assorbono quello che vivono al quartiere. Per la gente rossoverde non ne parlo nemmeno: un digiuno lungo come quello di Porta del Foro, qua sarebbe una tragedia. Questa frenesia è il pregio e il difetto di Porta Crucifera".

Napoleone e Peter Pan vanno in pensione per limiti d'età. E' giusto?

"No. Nelle altre competizioni equestri esiste un'età minima per i cavalli ma non un'età massima. Se l'animale supera la visita medica, dovrebbe correre Giostra regolarmente".

A proposito di cavalli. Uno durante la sfilata è finito dentro un negozio. Che idea ti sei fatto dell'episodio?

"I cavalli del corteo vanno selezionati in maniera più accurata. E poi chi ci sale sopra deve essere uno che sa quello che fa, non un improvvisato. Non si va in passeggiata, siamo in mezzo a due ali di folla nel cuore della città".

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